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Italiani in Germania (ottava puntata)

Si tratta di un’opera singolare e curiosa, apparsa nel 1895, scritta da Giuseppe De Botazzi, «nobile di Torino» e «prussiano italiano», forse per via della sua piemontesità, come viene definito da un socio tedesco del Circolo Italiano di Stoccarda. Ne estrapoliamo le parti che riguardano persone e personaggi lombardi, permettendoci qualche commento.

Luigi Cerebotani vide la luce a Lonato (Brescia) nel 1847. Fu insegnante di fisica a Verona prima di trasferirsi in Germania dove svolse un’intensa attività di ricercatore, progettando e realizzando diverse invenzioni. A questo si aggiunge un particolare interesse rivolto agli immigrati italiani. In Italia le sue invenzioni non trovarono concrete applicazioni. Tra queste: il teletopometro, utile per misurare la distanza tra due punti; il relais; il telegrafo stampante (o Qui – Quo – Libet, come lo definiva lo stesso Cerebotani)... Attività tutte rivolte al campo delle telecomunicazioni. Si interessò, negli ultimi anni della sua vita, agli orologi elettrici e alla <luce fredda>, che solo alla fine degli anni Quaranta del secolo scorso, con le lampade al neon, troverà la sua applicazione.

A Lonato, dal 1994, è intitolato il locale istituto ITIS.

Riportiamo integralmente il ritratto dell’ecclesiastico Cerebotani fatto dal De Botazzi.

<L’abate L. Cerebotani, dottore in scienze e membro dell’Accademia dei nuovi Lincei, è di vasto sapere, di amabile carattere e di svegliato ingegno. Questo ecclesiastico, letterato e scienziato, che viaggiò quasi tutta l’Europa e che conosce a fondo più lingue, è appassionato cultore delle scienze fisiche. Divenne noto nel mondo scientifico per l’invenzione di strumenti di geodesia, che ebbero anche il plauso in tutta la Germania. È anche filologo, dappoiché scrisse il pregevole libro Der Organismus und die Aesthetik der klassisch-italienischen Sprache (L’organismo e l’estetica della lingua italiana classica), opera di parecchi volumi in ottavo, stampata in tedesco a Monaco Baviera l’anno 1891.

Il Cerebotani è nativo di Lonato (Lombardia) ed è in età d’anni 48. Fu prima cappellano a S. Pietro in Vaticano, poi segretario del Cardinale Hohenlohe e direttore di un istituto a Schillingfürst, in Baviera. Indi passò a Sayn, presso Coblenz sul Reno, Informator appo i Principi Sayn-Wittgenstein, la cui famiglia si disperse. Allora il Cerebotani si consacrò alla cura d’anime prima al Reno, poi a Berlino – sempre sotto l’egida dei principi e del Governo.

Spese le ore libere in scandagli tecnico-scientifici. Inventò il Teletopometro, l’Autolemeteorometro, il Telespiralografo, ecc. Di più il Pantelegrafo-Cerobotani o Telegrafo fac-simile, cioè apparecchio a comunicare immediatamente e per via elettrica il movimento di una penna scrivente o disegnante ad altre comunque distanti.

Per ciò che riguarda l’Autolemeteorometro, si legga quanto scrisse il prof. G. Grassi in Milano.

Il cardinale Canossa, arcivescovo di Verona, scongiurò il Cerebotani ad assumere per 4 anni una cattedra nel suo seminario, cattedra che egli declinò. Finalmente ottenne un buon beneficio alla Metropolitana di Monaco di Baviera.

In aprile 1895 il Cerebotani emise idee nuovissime sulla telegrafia multipla, e il 3 maggio tenne a quest’oggetto una conferenza al Club elettrotecnico di Monaco di Baviera, coll’intervento della regia Legazione italiana; egli vi fu applauditissimo.

La lealtà del suo cuore, la modestia, l’ingegno brillano siffattamente in tutte le sue azioni, da farlo amare e stimare da tutti coloro che hanno la fortuna di avvicinarlo. Il suo disinteressamento poi lo rese caro non solo a tutti, ma gli procacciò fama altissima. Misericordioso pei poveri, la sua mano benefica sa provvidamente venire in aiuto della vera indigenza>.

(ottava puntata, a cura di Luigi Rossi, Bochum)
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