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"Il Belgio degli Italiani"

Nel recente libro di Padre Abramo Seghetto e di Rosario Nocera ricostruita la storia, commovente e spesso tragica, di tante persone che, all'indomani della seconda guerra mondiale, furono costrette a lasciare la madrepatria in cerca di un lavoro

Bruxelles - È appena uscito l'ultimo lavoro di Padre Abramo Seghetto e di Rosario Nocera dal titolo  "Il Belgio degli Italiani". In questa pubblicazione viene ricostruita la storia, commovente e spesso tragica, di tante persone che, all'indomani della seconda guerra mondiale, furono costrette a lasciare la madrepatria in cerca di un lavoro in Belgio.

La presentazione, ad opera dell'autore, è su MCL Belgio Flash, il Bollettino trimestrale del Movimento Cristiano Lavoratori. 

Scrive nella sua prefazione il Presidente Emerito della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi: "Ricordare la storia dell'emigrazione è dunque ricordare una parte importante della storia e dell'identità italiana; è, quindi, con vivo apprezzamento che si devono salutare opere come questa che re-stituiscono alle nuove generazioni la memoria di quanto dobbiamo a quella parte di italiani costretti a cercare dignità e lavoro all'estero".

L'opera si divide in quattro parti. La prima parte presenta il famoso "Protocollo del 23 giugno 1946" firmato tra l'Italia e il Belgio, con le sue conseguenze. E' importante il carteggio tra i Ministri belgi interessati durante le trattative per la firma del Protocollo. Trattative che riportano le condizioni richieste ai futuri minatori italiani che verranno in Belgio a lavorare in fondo alle miniere.

Ci si dilunga, poi, su un problema difficile che è quello degli alloggi. Senza dimenticare inoltre gli altri operai che lavorano in diversi settori dell'economia belga, come i siderurgici, i cavatori di pietra, i muratori, ecc... Professione di lavoro a parte, per il resto vivono condizioni e situazioni del tutto uguali ai minatori. Si tocca, in seguito, l'argomento delle malattie professionali, la silicosi in particolare.

Tre personalità, tra le tante, onorano l'Italia in Belgio: la Regina Paola Ruffo di Calabria, Salvatore Adamo ed Elio Di Rupo. Vengono poi presentate, tra l'altro, le attività sociali, associazioni, il voto all'estero, la stampa, le istituzioni, i corsi di lingua e cultura italiana, ecc...

La seconda parte è consacrata alla catastrofe di Marcinelle dell'8 agosto 1956, di cui si è celebrato quest'anno il 50° anniversario. Qui, dopo un rapido sguardo alla dinamica della tragedia, si lascia la parola alle foto; le conseguenze di questa tragedia.

La quarta parte contiene una serie di documenti che riguardano l'emigrazione italiana in Belgio, alcune testimonianze su Marcinelle. Vi si trova anche qualche statistica generale della presenza degli italiani in Belgio. La terza parte ha una caratteristica sua propria: presenta per esteso  l'attività della Chiesa locale nell'emigrazione italiana in Belgio.

La Chiesa con le sue organizzazioni e istituzioni e con le sue persone, specialmente i missionari e le religiose, è stata sempre presente tra i migranti. Per i primi dieci anni, è stata praticamente la sola ad occuparsi degli immigrati italiani : sia dei minatori, ma anche di tutti gli altri.

L'atto principale che la Chiesa, in tre diocesi almeno, ha istituito per i migranti è l'aver promulgato l'applicazione della Costituzione Apostolica "Exsul familia ", che da ai missionari italiani e quindi agli italiani tutti, le facoltà parrocchiali.

Fu merito dei Vescovi di Tournai, Monsignore Carlo Maria Himmer, e di Liegi (un mese dopo). (MCL/NIP) 
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