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Il dramma dei minatori cileni

La “paloma”, la colomba, come hanno battezzato i tubi di metallo con cui inviano loro lo strettamente necessario attraverso il “cordone ombelicale”, una sonda di 11 centimetri di diametro, unico collegamento con la superficie, mercoledì pomeriggio ha portato loro anche una mini videocamera

Santiago: La “paloma”, la colomba, come hanno battezzato i tubi di metallo con cui inviano loro lo strettamente necessario attraverso il “cordone ombelicale”, una sonda di 11 centimetri di diametro, unico collegamento con la superficie, mercoledì pomeriggio ha portato loro anche una mini videocamera.

 

 

E così, i 33 minatori cileni, intrappolati da 18 giorni nella miniera di rame e oro di Copiapò, hanno potuto filmare uno spezzone della loro vita 688 metri sottoterra. Il video di 45 minuti, inviato alla superficie con un’altra “paloma”, è stato visto prima integralmente dai loro familiari. E poi, in parte, mandato in onda alla tv pubblica. Evidenti i segni di denutrizione, poiché hanno già perso tutti almeno una decina di chili. Cinque di essi non hanno voluto apparire nel filmato, girato dai compagni, perché hanno scelto di «isolarsi dagli altri, non si alimentano bene e potrebbero essere depressi», ha fatto sapere il ministro della Salute.

 

Ma al di là dei volti emaciati, quasi tutti si sono mostrati fieri. Convinti, poi, di poter resistere per lo meno tre mesi che dovranno restare in tale ossessiva trappola. Dove, per ora, come si è visto nel video, devono restare a torso nudo, perché il peggio del peggio è l’alto tasso di umidità. Per questo si sono organizzati. E hanno trovato un leader. Mario Sepulveda che, nel filmato, dopo aver presentato i compagni di sventura uno a uno, ha assicurato: «Siamo pronti per aspettare tutto il tempo che sia necessario». E aggiunto: «Facciamo riunioni per pianificare il da farsi. E le decisioni in tal senso, passano se approvate dalla maggioranza». Insomma, in quello che qualcuno ha battezzato “Il Grande Fratello” a 700 metri sottoterra, sembra che tutti si sforzino al massimo in attesa della liberazione. C’è chi si occupa delle anime: un gruppo pentecostale sta per mandare 30 Bibbie. Chi, un minatore con previa esperienza di infermiere, già battezzato “dottore”, cura i compagni secondo le istruzioni che arrivano da fuori. E perfino uno che scrive un diario, forse sognando che diventi un best seller quando sarà finita.

 

Ma non è certo facile resistere e aspettare. Soprattutto il problema è l’ozio forzato, come far passare il tempo. I 33 minatori, che per fortuna usufruiscono di 1,5 chilometri quadrati di spazio, hanno già messo in piedi una sorta di sala da gioco: carte e domino. Ma sperano tanto che arrivino film. In superficie, i vari psicologi che si occupano del loro stress già discutono di che genere debbano essere. Il familiare di un minatore ha dato loro un consiglio: «Mandiamo loro filmati dei gol di Maradona, Pelè, Ronaldinho. Stravedono tutti per il calcio».

 

Per ora, però, con le “colombe”, hanno cominciato a inviare loro i primi cibi solidi: un pezzo di pane per ciascuno, cereali, marmellate. E tanta acqua, per affrontare la disidratazione. E pastiglie di nicotina, per calmare la corale ansia di fumare. Tutti in attesa, poi, che, finalmente, tra domani e lunedì, entri in funzione la perforatrice da 30 tonnellate, con cui effettuare un buco di 66 centimetri di diametro, attraverso cui, forse prima di Natale, potranno uscire uno a uno. Nel frattempo, ricorreranno a quattro specialisti della Nasa, che arrivano oggi per dare loro consigli su come sopravvivere in tali condizioni. (o.p.)

 

Fonte: quotidianiespresso.extra.kataweb.it

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