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Chi custodisce il corpo di Cristoforo Colombo?

Un'equipe di scienziati dell'Università di Granada effettuerà analisi del DNA sulle ossa del navigatore, custodite a Santo Domingo, per stabilire se le sue spoglie giacciono nell'isola delle Antille o nella Cattedrale di Siviglia

Le ossa appartenute, presumibilmente, a Cristoforo Colombo, custodite a Santo Domingo, verranno riesumate nei prossimi mesi da un'equipe di scienziati dell'Università di Granada . Verranno sottoposte all'analisi del DNA: lo scopo è quello di stabilire se queste ultime, e non quelle conservate nella Cattedrale di Siviglia appartengano al grande navigatore.

 

Lo studio delle ossa riesumate a Santo Domingo verrà affidato agli stessi scienziati del Laboratorio de Identificaciòn Genètica della Facoltà di Medicina dell'Università di Granada che, nel giugno del 2003, hanno iniziato a lavorare sui reperti rinvenuti a Siviglia, avviando uno studio che ha condotto a risultati interessanti. Sebbene ancora parziali, i dati raccolti non escluderebbero, infatti, la possibilità che i resti reperiti sotto la Cattedrale andalusa siano appartenuti a Colombo.

 

"Lo studio è ancora in fase di svolgimento – spiega Josè Antonio Lorente, Docente di medicina legale e direttore del gruppo di ricerca - poiché abbiamo iniziato le analisi sul DNA solo lo scorso anno. Abbiamo lavorato sulle ossa custodite nella Cattedrale di Siviglia e che si pensa possano essere appartenute a Cristoforo Colombo ed a suo figlio Hernando comparandole a quelle appartenute a Diego, il fratello del navigatore ".

 

Lo studio dei resti rinvenuti a Santo Domingo rappresenta, dunque, la seconda parte dello studio. Una prospettiva apertasi negli ultimi mesi con l'ottenimento della autorizzazioni da parte della nuova amministrazione locale.

Il 14 febbraio gli scienziati spagnoli si recheranno sul posto per rendersi conto dello stato di conservazione dei reperti e per valutare, insieme alle autorità del luogo, come procedere nell'ottica di far coincidere le esigenze dello studio con quelle della preservazione di materiale tanto delicato.

 

Ma a quali risultati ha condotto, fino a questo momento, il lavoro sui resti custoditi a Siviglia? "Attraverso le comparazioni tra i frammenti ossei di Cristoforo e Diego Colombo, abbiamo ottenuto dei dati parziali, che rappresentano circa il 40 per cento delle informazioni che potranno essere a nostra disposizione alla fine delle analisi. Fino adesso, possiamo dire che il codice tra i due reperti scheletrici è identico. Si tratta di un risultato ancora preliminare che, tuttavia, sembrerebbe avvalorare l'ipotesi secondo la quale le spoglie custodite a Siviglia possano essere appartenute a Cristoforo Colombo ".

 

E', però, interessante rimarcare come a Siviglia si trovino solo alcune ossa, non uno scheletro completo. "Questo significa – sottolinea lo scienziato – che anche qualora le ossa presenti in Spagna siano effettivamente di Colombo, ciò non esclude che altri resti del navigatore possano essere custoditi altrove, come, ad esempio, proprio a Santo Domingo ".

 

Le analisi del DNA su reperti ossei così antichi richiedono tempistiche molto lunghe. "Due sono i principali problemi che ci troviamo a dover affrontare. In primo luogo i reperti ossei sono, oltre che usurati dal tempo, in parte compromessi da un gran numero di spostamenti che verosimilmente sono stati effettuati tra la Spagna e le Antille. Quindi c'è il problema di avere a disposizione solo piccoli frammenti ossei. Quando un tessuto di DNA viene utilizzato per analisi da laboratorio, lo stesso non può più essere impiegato per un secondo trattamento, ma diventa, ai fini della ricerca, del tutto inservibile. Nei termini del nostro lavoro ciò significa che ogni singola decisione sul modo di operare sui tessuti deve essere ponderata con grande cura ripercuotendosi, così, sui tempi della ricerca".

 

C'è, tuttavia, un traguardo che le equipe di ricercatori impegnati nel progetto intende centrare. "Il 28 maggio del 2006 ricorrerà il cinquecentesimo anniversario della morte di Cristoforo Colombo e noi, per quella data, vorremmo presentare dei risultati che siano esaustivi ".

 

Una volta stabilito quale siano gli autentici resti di Cristoforo Colombo, si potrà, quindi, procedere a studi di tipo antropologico per stabilire quali fossero le origini nazionali del navigatore salpato da Porto Palos alla volta delle Americhe.

 

Secondo una corrente di studi, infatti, Colombo non sarebbe nato a Genova come riportato da tutti i manuali di Storia, ma i suoi natali andrebbero cercati in quello stesso Regno di Spagna che finanziò i suoi viaggi. Anche per questo motivo le analisi sui resti di Colombo vengono condotte, oltre che in Spagna, anche in Italia, presso l'Università romana di Tor Vergata, in Germania e negli Stati Uniti. "Questa procedura è stata adottata – chiarisce infatti Lorente – per evitare che un singolo laboratorio possa, conducendo da solo tutto il lavoro, manipolare i risultati della ricerca".

 

Quanto alle possibili dispute circa le origini nazionali del navigatore il lavoro condotto dalle diverse equipe di ricerca, ci tiene a precisare il responsabile del Laboratorio de Identificacìon Genètica di Granada, il lavoro condotto dai diversi laboratori mira innanzitutto a stabilire dove siano sepolti i resti di Colombo. "Solo in un secondo tempo, quando e se si riuscirà a stabilire quali siano gli autentici resti di Colombo, si potrà pensare di poter stabilire quali fossero le sue reali origini".

 

Origini che per Luca Codignola, direttore del Centro di Ricerca in Studi Canadesi e Colombiani dell'Università di Genova, non possono in alcun modo essere messe in dubbio. "Quanto al luogo in cui possano trovarsi oggi i resti di Colombo - dichiara Codignola - non sono in grado di fare congetture, ma sul fatto che Colombo sia nato a Genova non credo si possano più avanzare dubbi. La diatriba accademica si è di fatto chiusa una trentina di anni fa con gli studi condotti da Paolo Emilio Taviani e Gabriella Airaldi, i quali hanno raccolto documenti che non lasciano più spazio ad alcun dubbio ".

 

da News Italia Press

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