Aperta la “Scatola di Pandora” tra Argentina e Uruguay?
Prima del 1820, l’Uruguay apparteneva alle Provincie Unite del Rio de la Plata finchè il Portogallo si integra, nel 1821, all’Impero del Brasile con il nome di Provincia Cisplatina.
Nonostante l’indipendenza, avvenuta nel 1828, l’Uruguay e l’Argentina hanno una storia, una cultura e un destino comune che li uniscono da sempre e li unirà per il resto della storia.
Ecco perché moltissimi argentini fanno le vacanze ed investono in Uruguay ed altrettanti uruguaiani fanno parte attiva della variopinta cultura argentina.
La Costituzione della Repubblica Argentina dice che: “Il popolo non delibera ne governa ma solo tramite i suoi rappresentanti”.
Che cosa c’entra allora l’insolita lite tra i “piqueteros” (chiamati “ambientalisti”) di Gualeguaychù e la cartiera finlandese Botnia, insediatasi sulla riva orientale del Fiume Uruguay?
Per capire questo bisogna fare un lunghissimo elenco di ambizioni smisurate, promesse elettorali mai compiute e un’irresponsabile manipolazione politica della gente che, da oltre tre anni e mezzo, blocca un ponte internazionale con danni per entrambi i Paesi.
Neppure la decisione “salomonica” del Tribunale Internazionale dell’Aia (intervento richiesto dalla Repubblica Argentina) ha potuto calmare la situazione che manteneva bloccato il passo internazionale tra le località di Fray Bentos (Uruguay) e Puerto Unzue (Argentina).
Anzi, il verdetto dell’Aia aveva innervato, ancora di più, i “piqueteros” che avevano respinto fortemente la decisione e si erano ribellati anche contro il governo argentino.
Le conseguenze di tale disubbidienza popolare hanno messo il governo di Cristina Fernández con le spalle al muro perchè l’uso della forza pubblica, con possibilità di forte repressione, per liberare il passaggio, va contro la politica dei diritti umani declamata fino alla stanchezza dal matrimonio K.
Al punto tale che la propria Presidente aveva da poco espresso che:<< la repressione, di qualsiasi tipo, non esiste nel DNA del suo governo>>.
Un’altra possibilità sarebbe stata semplicemente rompere gli storici rapporti di fratellanza con il governo del Presidente “Pepe” Mujica e affiancarsi al movimento di Gualeguaychù.
Il governo argentino ha deciso, per forza e per fortuna, di portare avanti un rapporto maturo e civile con l’Uruguay e svincolarsi ,poco a poco, da chi blocca il ponte, ma senza repressione alcuna.
Diciamo per forza anche perchè il Tribunale Internazionale dell’Aia, benché abbia considerato che l’Uruguay aveva violato il Trattato del Rìo Uruguay, stabiliva che la cartiera Botnia, non oltrepassa i livelli ragionevoli d’inquinamento dell’ambiente ma suggerisce, sia all’Uruguay sia all’Argentina, di formare una commissione binazionale di controllo del medio ambiente.
I due presidenti rioplatensi accordarono avanzare insieme e i primi passi sarebbero quelli di smontare le situazioni interne cresciute a dismisura nei pressi del Ponte General San Martin.
Josè Mujica ha fatto la sua parte fotografandosi spesso con Cristina e incontrandosi, faccia a faccia, in ogni dove i due Paesi si incontravano. Appoggiò anche con il suo voto a Néstor Kirchner alla carica di Segretario dell’Unasur (Unione Sudamericana di Nazioni). Finalmente “Pepe” ha affermato:<< Il blocco deve essere risolto dal popolo e il governo argentino>>.
Il capo del gabinetto argentino, Aníbal Fernández, annunciò che il governo rispetterà la decisione dell’Aia e che il blocco va contro la ricostruzione della politica con l’Uruguay.
In seguito informò la decisione ufficiale di querelare -civile e penalmente se necessario- i capi più noti dei “piqueteros” in caso di non cessare immediatamente il blocco.
La strategia di giudizializzare il conflitto perseguiva lo scopo d’indebolire progressivamente la protesta e finalmente smontare il movimento, sia per paura, sia per mancanza di appoggio popolare.
Comunque lo stato argentino si trova di fronte a un grande dilemma ed è obbligato a mantenere un difficile equilibrio. Da una parte perchè se non riuscisse a sistemare le cose sarà duramente criticato, non solo internamente, oltre ad essere criticato alle porte delle prossime elezioni del 2011.
Così delicata è la situazione che non basta la parola del procuratore del Tesoro, Joaquín Da Rocha, al giudice di Entre Rìos, Gustavo Roman Pimentel ,che esige un decreto, firmato dalla propria Presidente Fernández.. Cristina lo firmò di corsa e in questo modo ha messo in moto la nuova strategia K in cerca della liberazione del ponte internazionale.
I capi del movimento sono sotto accusa di commettere almeno diciotto reati, includendo la sedizione e l’omicidio, undici i nomi:
José Pouler, commerciante, proprietario di una nota pizzeria di Gualeguaychú. Uno dei più mediatici, appoggiò e partecipò del blocco fin dall’inizio, disse chiaramente che la misura era già stata superata e durante mesi non assistì ad Arroyo Verde. Ha 48 anni, sposato con figli.
Jorge Fritzler, piquetero storico, la faccia più visibile dell’ala dura del movimento ambientalista di Entre Rios. Ingressa nel 2005. Commerciante, proprietario di una salumeria. Sposato. 45 anni.
Juan Veronesi, fa parte della “Asamblea Ciudadana Gualeguaychú”. È apicoltore e professore di Matematica, Fisica e Chimica. Molto popolare, autore pure del rap “Aire limpio, agua limpia, no a las papeleras”. Ha 75 anni ed è sposato con Gilda Bilinski.
Juan Ferrari, produttore agrario, dirigente della Federación Agraria Argentina. Fa parte dell’Assemblea dal 2005 assieme ad Alfredo De Ángeli. Sposato con Ivana Vilches, un’altra piquetera dal profilo duro. Gli altri sarebbero Martin Alazard, Víctor Rebosio, Roberto Marchesini, Lilian Melnick, Paola Robles e Luís Molinuevo.
Pochi giorni fa l’assemblea popolare ha deciso di sbloccare il passo internazionale per sessanta giorni a patto che l’Argentina e l’Uruguay mettano in moto la Commissione bi nazionale di controllo dell’inquinamento del fiume Uruguay proposta dall’Aia.
I dirigenti politici argentini hanno aperto la “scatola di Pandora” e le forze negative che c’erano dentro sono rimaste in liberta…adesso saranno capaci di rimetterle al suo posto e chiuderla definitivamente?
Giorgio Garrappa Albani – Redazione Argentina 20/06/2010
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