Pensionati italiani nel mondo
"Il testo è stato ripulito. Non c'è problema, è tutto risolto". Cosi' il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, ha commentato, a margine dell'assemblea di Coldiretti, il "refuso" sulla norma dei 40 anni di contributi contenuta in un emendamento alla manovra. Il ministro ha confermato quindi che non cambierà nulla e si potrà andare in pensione con 40 anni di contributi indipendentemente dall'età.
"Prendiamo atto della opportuna e dovuta precisazione del Ministro del Welfare, Sacconi. Sulle pensioni non è proprio il momento di creare inutili allarmismi tra i lavoratori, a giudicare anche dall'enfasi con cui i mass media avevano rimarcato la notizia dell'emendamento sull'età pensionabile". E' quanto ha sottolineato in una nota diffusa di ieri il Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni, commentando quanto dichiarato dal Ministro Sacconi sulla norma dell'emendamento Azzollini alla manovra.
Nel pomeriggio di ieri la notizia dell'emendamento presentato dal Relatore, Antonio Azzolini al provvedimento correttivo di finanza pubblica (varato con decreto legge lo scorso 31 maggio) che prevede un innalzamento del requisito dei 40 anni di contributi per andare in pensione, aveva suscitato numerose reazioni.
"Ai lavoratori che hanno già raggiunto 40 anni di contribuzione con la manovra correttiva è stato chiesto un sacrificio enorme, applicando anche a loro la finestra scorrevole di 12 mesi" - aveva precisato Bonanni. "Ora è necessario evitare che debbano subire, dopo il 2015, ulteriori penalizzazioni. L'applicazione del meccanismo automatico che dal 2015 lega il differimento dei requisiti pensionistici all'aumentata aspettativa di vita non può e non deve riguardare anche i lavoratori che hanno già 40 anni di contributi, che in molti casi hanno iniziato a lavorare in giovane età e che, quindi, hanno diritto a continuare ad accedere al pensionamento indipendentemente dall'età anagrafica".
“Il cosiddetto ‘refuso’ - si legge in una nota della CGIL - sfuggito ad altissimi dirigenti del Ministero dell’Economia, del Gabinetto del Ministro del Lavoro e alla Presidenza dell’Inps, sull’anzianità contributiva, ovvero 40 anni più uno, viene pagato dai lavoratori e soprattutto dalle lavoratrici pubbliche e private attraverso l’anticipazione al 2015 della revisione triennale dell’età pensionabile e dei requisiti di anzianità contributiva, pari a più tre mesi, alla quale segue quella già prevista per il 2016, pari a tre o quattro mesi in più”.
La CGIL spiega inoltre che “si fa riferimento ad un decreto ‘direttoriale’ dei ministri dell’Economia e del Lavoro per l’adeguamento obbligatorio dell’età pensionabile e degli altri requisiti, mentre la legge 102/2009 prevedeva un Dpr, esaminato dalle Commissioni parlamentari e sottoposto agli organi di controllo. Si tratta perciò di due atti radicalmente diversi: quello che il Governo prevede sfugge però a qualsiasi discussione e controllo parlamentare”. Inoltre il sindacato di Corso d’Italia punta il dito contro il fatto che “rimane la mancanza di qualsiasi limite all’incremento dell’età pensionabile che in tal modo cresce indiscriminatamente mentre si vanno progressivamente abolendo le pensioni sociali in relazione all’aumento dell’età e alla mancanza di limiti. Così come rimane confermato il taglio ai finanziamenti dal 2011 dei patronati di tutte le parti sociali, sindacali e datoriali”.
Infine, prosegue la nota, “per le lavoratrici del pubblico impiego, agli effetti perversi dell’aumento dell’età pensionabile da 61 a 65 anni, va sommata la finestra di 12 mesi contenuta nella manovra e l’adeguamento dell’età di 3 mesi dal 2015 e di tre o quattro mesi dal 2016. Pertanto una lavoratrice che nel 2010 ha 59 o 60 anni di età si vede precipitata a 67 anni nel 2018 e, allo stesso tempo, con la pensione calcolata sul coefficiente corrispondente a 65 anni. Coefficiente inoltre che nel frattempo sarà stato rivisto al ribasso per ben due volte, nel 2013 e nel 2016, così come è già avvenuto nel 2010, con un calo dell’8,5% ai 65 anni”. Punti quindi che la CGIL in conclusione sintetizza così: “lavorare di più e per più tempo e prendere meno”.
Fonte: www.italiannetwork.it














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