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I sarti, gli artigiani dell’ago

L'arte del cucire e l'esperienza portata in Argentina dagli emigrati italiani negli anni '50: tecnica, arte e creatività italiana

La definizione dice che “il sarto” è l'operatore artigiano che confeziona gli abiti maschili e femminili.

Che, per svolgere questa professione artigiana è richiesta una lunga preparazione che si acquista prevalentemente sul campo, iniziando come apprendista in una bottega.

Che, un buon sarto deve avere sensibilità e gusto estetico, abilità manuale, inventiva e attenzione al mutare dei gusti e delle mode, curiosità e disponibilità alle innovazioni anche tecnologiche e cura e interesse per il cliente.

Ricordiamo i costumi sontuosi, indossati nel lontano periodo medioevale, per feste a corte o cerimonie ufficiali, in cui il rigido protocollo era osservato dai protagonisti, oppure, gli sfarzosi costumi scintillanti del secolo dei lumi francesi, l'epoca del Re Sole, hanno sempre attratto l'attenzione, l'interesse e la curiosità di molti.

In primis perché a colpo d'occhio questi costumi sono delle vere e proprie opere d'arte di sartoria professionale ma autenticamente artigianale, quindi, ancor più ammirevoli.

L'essere creazioni artigianali, dunque, del genio, dell'inventiva e dell'alta professionalità manuale del sarto, costituisce il valore aggiunto, proprio delle creazioni di alta sartoria.

Ancora oggi le squadre di costumanti e sbandieratori di tutta Italia indossano costumi d’epoca fatte dagli artigiani dell’ago.

Lontano nel tempo, negli anni ’50 numerosi sarti sarebbero poi stati denominati stilisti per aver pure imposto e diffuso nuovi stili e sistemi di proporre l'alta moda in un mondo che proponeva la confezione in serie. Alcuni di questi rinomati stilisti moderni sono certamente italiani, come i casi di Antonio Marras, Gianni Versace, Giorgio Armani o Valentino Garavani.

In questo articolo non vogliamo parlare di loro ma di quei sarti che tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo portarono la loro arte in Argentina.

Vogliamo quindi ricordare quei sarti che sapevano rimediare gli strappi e trasformare un pezzo di stoffa in un costume o abito.

Quelli che conoscevano il giusto tipo di stoffa, lo spessore e la resistenza secondo la riparazione da eseguire.

Che portavano sempre con sé una busta con il necessario per cucire (aghi, fili, spille da balia, forbici, bottoni, e qualche pezzetto di stoffa di spessore diverso per realizzare le toppe).

Che sapevano attaccare i bottoni e fare gli orli.

Che mettevano le loro abilità a disposizione del reparto e della squadriglia (bandierine, sacche per cancelleria o materiale vario, costumi di scena ecc.).

Che sapevano, infine, utilizzare la macchina per cucire.

Perchè non ricordare il mio prozio, Angelo Garrappa -morto nel 1915 sul fronte isontino, a solo vent'anni d’età- che, prima di marciare sul fronte di battaglia, faceva l’apprendista sarto a Polignano, Provincia di Bari?

Io stesso, sono nato e cresciuto in un quartiere di un paese in cui ce n’erano almeno quattro di sarti: Ruffinengo, Geuna, Giacobino…tra quelli che mi ricordo.

Ricordo Giacobino con molto affetto perche mi tesse il primo completo azzurro da cresima, con i pantaloni corti e la giacca con il fiocco bianco al braccio sinistro, come si usava allora.

Erano, infatti, altri tempi, in cui tutto si faceva su misura, il cliente solo sceglieva la stoffa, il colore, la quantità di bottoni poi ci pensava lui e quando si metteva addosso, sembrava fosse proprio un guanto.

Anche gli abiti da cresima femminili sembravano da sposa come si vede nella foto di papà e la zia Letizia.

Il mestiere in parte ben pagato, tenuto conto che negli anni ’40, ‘50 e ’60, tutti gli uomini, ricchi e poveri, indossavano un vestito con una cravatta.

In quegli anni, a parte il "maestro sarto", esistevano altre tre categorie: la prima chiamata di "buon taglio" e ottima finitura. Dopo veniva quella nominata di seconda o di "mezza misura" che faceva abiti tipo standard e la terza categoria faceva tutto tipo di roba maschile.

All’epoca di Peron, le sartorie più importanti di Buenos Aires erano: "Campanella", "Sily", "Morales y Peña", "La Mundial" "El Guipur" e la "Railop".

Il vestito maschile allora si componeva di tre pezzi: giacca, pantalone e gilè. Poi c’era l'ambo, cioè solo giacca e pantalone.

La giacca, forse il pezzo più importante e difficile, la facevano per lo più i maschi perchè il ferro da stiro era troppo pesante per una donna, pensate a cinque o sette chili!

Invece il gilè, molto più leggero, era realizzato perfettamente dalle donne con grande dedicazione e pazienza. In questo caso il ferro da stiro era più leggero e più adatto all’uso femminile.

Nel 1956, alla sartoria "Campanella", i ferri da stiro funzionavano ancora a carbone. Poi arrivarono i ferri da stiro elettrici.

Anche la letteratura argentina si è occupata in genere del mestiere e in particolar modo dei sarti italiani. Ad esempio, Manuel Mujica Lainez, nel suo “El salón dorado 1904”: la proprietaria di una vecchia villa si accorge che molte camere e saloni sono diventate locali d’affitto. Uno di loro occupato da un sarto italiano: “La massaia la ferma davanti alla porta della sala da pranzo. Appesa c’è una targa: “Bruno Di Giorgio, sarto”.

Anche Antonio Berni, il notissimo pittore argentino, nato nel 1905 a Rosario (Santa Fe), era figlio di un sarto italiano emigrato.

Ecco altri sarti emigrati in Argentina.

Carlo Faccinetti, sarto nato in Piemonte nel 1850. Giunse in Argentina nel 1875. Proprietario di una sartoria in località Quilmes (Buenos Aires). Partecipò attivamente alla vita della collettività italiana del posto e fu Presidente della Società Cristoforo Colombo.

Giovanni Guerra, sarto nato a Buonabitacolo, Provincia di Salerno, nel 1870. Giovanissimo emigrò in Argentina stabilendo sulla via Montevideo 1250 di Buenos Aires, una pregiata sartoria. Prese anche parte alle intense attività della collettività italiana raggiungendo la Presidenza della Società Principe di Napoli. Fu anche tesoriere e poi Presidente della Società Ocarinisti Italiani.

Nicola Lombardi, sarto nato ad Archi, Provincia di Chieti, nel 1848. Studiò commercio e giovane giunse in Argentina. Alla fine del XIX secolo era uno dei sarti più pregiati di Buenos Aires assieme a suo fratello Domenico. Nel 1874 aprì, per conto suo, una sartoria sulla via Florida 211, in cui dava impegno a un importante gruppo di operai di maggioranza italiani. Fu Presidente dell’Associazione Protezione Asili d’Infanzia e spinse fortemente per introdurre la lingua italiana alle scuole medie argentine. Gli furono conferiti diversi premi: medaglia d’oro a Buenos Aires e medaglia d’argento della Dante Alighieri di Roma. Il governo italiano lo decorò con l’ordine di Cavalier Ufficiale.

Pasquale Marcovecchio, sarto nato ad Agnone (Campobasso) nel 1856. Giunse in Argentina nel 1883. Si fermò a Rosario nel 1889, dove aprì la nota sartoria “XX Settembre”. Partecipò alla Società Unione e Benevolenza e fu ispettore delle scuole dell’istituzione. Nel 1899 assunse la carica di Presidente della Società Stella d’Italia.

Nicola Tambone, sarto nato a Gravina di Puglia (Bari) nel 1843. Nel 1899 era proprietario a Buenos Aires di una sartoria in via Alsina 438. Fece parte del Circolo Italiano, della Società Filantropica Patria e Lavoro così come dell’Unione Industriale Argentina.

Giuseppe Luigi Tarsia, sarto nato a San Severino Lucano (Potenza) nel 1844. A cinquant'anni d’età, partì da Genova e arrivò a Buenos Aires sulla nave Savoia il 12 ottobre 1904, in III Classe. Giunse a La Plata nel 1870. Proprietario di una sartoria di Buenos Aires. Fu socio fondatore del Club Industrial e della Società Filodrammatica Goldoni e membro della Società Filantropica dei Sarti.

Carlo Teobaldi, sarto nato a Carbone (Potenza) nel 1849. Giunse in Argentina nel 1872. Possedeva una delle sartorie civili e militare più eleganti di Buenos Aires e fu vicepresidente della Società Italiana Patria e Lavoro.

Con questo elenco, ho voluto fare un omaggio a tutti i sarti emigrati che, con la loro arte, hanno cucito gli abiti da cresima e da sposi di varie generazioni di argentini e hanno lasciato la loro impronta sull’industria dell’abbigliamento femminile e maschile che ha raggiunto livelli incredibili di produzione... anche se non tanto su misura!!!


Jorge Garrappa Albani – Redazione Argentina –

jgarrappa@hotmail.com - www.lombardinelmondo.org

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