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Il viaggio dei 40 cadetti della Farnesina a Lebanon, Tennessee: 1931

Nel 1931, un gruppo di 40 cadetti della Scuola Superiore di Educazione Fisica della Farnesina di Roma intraprese un viaggio memorabile in America, che li portò per sei mesi ad imparare la metodologia della perfezione fisica propugnata da Bernarr Macfadden.

Il piroscafo “Conte Biancamano” attraccò al porto di New York il 23 febbraio 1931 con a bordo 40 allievi della Scuola Superiore di Educazione Fisica della Farnesina di Roma sotto la guida del conte capitano Bernardino de Furegoni.

Era partito da Napoli il 14 febbraio carico di notabili, che sarebbero scesi a Gibilterra per incontrare

Italo Balbo e i suoi uomini al ritorno dalla loro mitica trasvolata atlantica in Sudamerica. Avvenimento che occupò le prime pagine dei giornali dell’epoca che, invece, dedicarono poche righe al gruppo dei cadetti.

Qual era lo scopo del loro viaggio? Un paio d’anni prima Bernarr Macfadden, un eccentrico americano dalle tante idee e dalle mille risorse, aveva raccolto in un’imponente enciclopedia di ben otto volumi le sue teorie sulla salute e sull’educazione fisica. Filosofia basata in poche parole sul raggiungimento del benessere personale attraverso una dieta accurata ed un adeguato esercizio fisico. Macfadden aveva istituito all’uopo due accademie militari, una  a Danville, New York e l’altra a Lebanon, Tennessee; la sua missione in Europa era stata pure caldeggiata dal presidente Herbert C. Hoover. In Italia Macfadden incontrò Renato Ricci, fondatore dell’Opera Nazionale Balilla, che si entusiasmò all’idea di mandare una cinquantina di allievi della Scuola Superiore di  Educazione Fisica della Farnesina in America, ospiti di MacFadden. Il progetto aveva lo scopo di cementare i legami di amicizia nazionale tra Italia e Stati Uniti e prevedeva un corso di addestramento per aumentare l’ideale della perfezione fisica in funzione del successivo dispiegamento degli allievi in tutte le regioni italiane, dove avrebbero insegnato educazione fisica con metodi moderni e introdotto discipline sportive come il baseball, poco praticati in Italia.

La selezione dei componenti della spedizione fu ardua : alla fine i prescelti che superarono gli esami sia sotto il profilo morale sia fisico furono soltanto 40. 

Gli allievi della Farnesina, sempre perfetti nelle loro immacolate uniformi, furono ricevuti dal sindaco di New York, James Walker, che aveva sconfitto Fiorello La Guardia nel primo tentativo di diventare il primo sindaco italoamericano di New York. Pochi giorni dopo incontrarono alla Casa Bianca il presidente americano Hoover. Proseguirono il viaggio sostando a Danville e a Rochester, dove visitarono la Kodak. Poi l’immancabile gita alle cascate del Niagara prima di arrivare a Lebanon, la loro destinazione finale.

All’Accademia di Castle Heights ebbero modo di apprendere i metodi della cultura fisica americana. Furono affidato alle cure di Claude M. de Vitalis e dei suoi assistenti Vincent Squillacote e Reid R. Lumsden quanto riguardava l’educazione fisica e ad Angelo Syracuse per l’apprendimento della lingua inglese..

Lebanon riservò loro un’accoglienza regale, testimoniata da diversi articoli sui giornali locali e anche dalla tradizione popolare. Il programma del ricevimento ufficiale dato in loro onore dal Rotary Club locale alla Cumberland University, ne è fedele testimonianza. L’apertura della serata fu all’insegna di “America”  : My country, ‘tis of thee, sweet land of liberty ( Il mio Paese, questo mio Paese, dolce terra di libertà) di “Giovinezza” : Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza.

I Balilla intonarono sei pezzi in italiano tra cui l’inno dei Balilla. Alla fine tutti i presenti cantarono “Per vecchia conoscenza” ( Auld Lang Syne) il poemetto del poeta scozzese Robert Burns che simboleggia l’amicizia.

Le cronache cittadine del periodo si interessarono molto dell’avvenimento : riportarono perfino i nomi delle ragazze che avevano partecipato al ballo di gala  organizzato per festeggiare i cadetti all’Accademia militare di Castle Heights. Sempre e perfettamente in alta uniforme.

La loro presenza fu richiesta ovunque; molti offrirono doni commemorativi, come ad esempio le caratteristiche penne in legno di hickory, il noce americano, con  incisi i loro nomi ed indirizzi.

Durante il periodo di addestramento a Castle Heights ebbero modo di essere istruiti e di praticare diverse discipline sportive : pallacanestro, tennis, lotta libera, pugilato, atletica leggera e soprattutto baseball. A questo proposito non stupisce, quindi, che Fausto Dordoni abbia riportato in Italia ben tre guantoni sia da pitcher, lanciatore, sia da catcher, ricevitore, oltre ad alcune palle da gioco rigorosamente rivestite di cavallo.

Gli allievi seguirono un rigoroso programma dietetico basato sui principi enunciati da Macfadden nella sua dettagliata e voluminosa enciclopedia. Dieta relativa al consumo energetico quotidiano dei cadetti, che consisteva in prevalenza di frutta e verdure ricche di vitamine e sali minerali, con aggiunta di latte, uova e carne per bilanciare le varie esigenze di proteine e di ferro.

La parte più impegnativa del corso fu costituita dalla pratica degli esercizi ginnici, ampiamente documentata con una serie di immagini nel volume che Bernarr Macfadden regalò poi ad ogni cadetto per ricordare la loro esperienza americana. Nel volume dal titolo, Italian Physical Culture Demonstration : A Report of the Visit, Training and Accomplishments of the Forty Italian Students Who Were Guests of Bernarr Macfadden during a Stay of Six Months in the United States of Studying His Methods of Physical Culture ( Dimostrazione della Cultura Fisica Italiana, Resoconto della Visita, Addestramento e Risultati ottenuti dai Quaranta Studenti Italiani Ospitati per Sei Mesi da Bernarr Macfadden  negli Stati Uniti per Studiare i Suoi Metodi di Cultura Fisica) a cura di Thomas B. Morgan, Rappresentante della United Press di Roma, con la prefazione di Renato Ricci, dettagli sull’addestramento a cura di Claude M.. De Vitalis e pubblicato dalla Macfadden Book Company di New York nel 1932, sono riportate le fotografie del cadetti al loro arrivo in America e prima di tornare in Italia, dove si nota chiaramente il cambiamento della postura, mentre il loro peso rimase invariato. Il grande miglioramento avvenne soprattutto nelle performance ginniche e in tutte le attività atletiche in generale, a segnalare la bontà del metodo Macfadden.

I cadetti lasciarono Lebanon il 15 luglio1931 salutati con grande affetto da tutta la popolazione che ancor oggi si ricorda di loro.

L’esperienza americana continuò ancora per qualche giorno. In viaggio visitarono la fabbrica Heinz,

 un’acciaieria a Pittsburg, ritornarono a Washington, dove furono ricevuti dall’Ambasciatore Giacomo De Martino, che fece loro conoscere la città ;  furono anche alla storica accademia navale di Annapolis nel Maryland. Ultima tappa New York, dove il loro interesse si concentrò sull’Athletic Club della città e sulla scuola di cultura fisica Savage. Un vero e proprio viaggio di apprendimento.

Bernarr McFadden offrì loro il banchetto d’addio all’hotel Astor  e donò loro una copia della sua  famosa enciclopedia.

Sono trascorsi quasi ottant’anni. Un capitolo interessante della storia di ieri, quasi dimenticata. Un’esperienza insolita e determinante nella vita di quaranta persone che videro l’America per il paese che era, senza il filtro del sogno del migrante. Vite sconosciute alla ricerca di un cantore.

Vite che nella voce dei discendenti intervistati furono segnate in maniera definitiva. Le strade percorse furono diverse, ma per tutti Lebanon rappresentò un punto fermo.

Lebanon, dove alla riunione annuale dei reduci dell’accademia di Castle Heights , come rammenta lo storico locale Thomas Partlow, la permanenza dei cadetti italiani è sempre ricordata con ammirazione. E il baseball? Il baseball, che si praticava da tempo in Italia, non ebbe miglior fortuna. Pare addirittura che dopo alcune manifestazioni dimostrative con qualche incidente, la direzione dei balilla decise di non pubblicizzare ulteriormente quel gioco animalesco. Mentre le relazioni tra Italia e Usa andavano lentamente cambiando, i cadetti si sparsero per l’Italia e il mondo. Rappresentavano quasi tutte le regioni : l’intento iniziale era quello di avere dei validi insegnanti di educazione fisica di riferimento nei punti chiave.

Finì in maniera diversa. I cadetti si dispersero e si incontrarono poi soltanto tra amici stretti. Qualcuno insegnò italiano all’estero, qualcuno combattè in Etiopia e morì, altri semplicemente insegnarono educazione fisica. Qualcuno addirittura fu mandato in Tennessee durante la seconda guerra mondiale, come prigioniero di guerra. Altri si dedicarono ad altro. Qualcuno fu dato per disperso nella seconda guerra mondiale. Uno solo sopravvive, quasi centenario.

Ricostruire queste vite per capire l’importanza di un viaggio. Questo il compito che l’autore di questo articolo ha intrapreso per meglio documentare questa vicenda.

A Lebanon chiesero ai cadetti che cosa pensassero realmente di Mussolini. Esprimendo il pensiero di tutto il gruppo, qualcuno rispose : “Per lui siamo disposti a vivere e morire”.

Qualcuno probabilmente lo fece davvero.

 

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

14 luglio 2008 

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