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Artisti sulle vie del Giubileo: il restauro del “Martirio di San Lorenzo” di Valerio Castello

Per la nostra rubrica culturale ” Artisti sulle vie del Giubileo “, siamo tornati a Genova, al Museo Sant’Agostino, per intervistare il direttore Adelmo Taddei, in merito ad un recente restauro di un’opera del ‘600 di Valerio Castello, pittore di grande estro e genio, protagonista del Barocco genovese

Abbiamo chiesto al prof. Taddei d’illustrarci l’importanza e il significato di questa opera muraria.

“Valerio Castello (Genova, 1624 – Genova, 1659) è il genio assoluto del primo Barocco genovese, sia in lavori su tela che su affresco. Sebbene muoia molto giovane, ebbe grande influenza nella pittura genovese del tempo e lascia a Genova opere di inestimabile valore artistico e storico. L’opera in questione è databile intorno al 1650 e costituisce l’apparato decorativo di una cappella privata che si trovava nella casa che già fu di Branca Doria, il personaggio della famiglia dei Doria a cui Dante riserva nella Divina Commedia un posto nell’inferno. Agli inizi del ‘900 la casa venne ristrutturata e gli affreschi furono strappati dai muri. Il restauro, che stiamo portando avanti, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza di Genova, sta portando alla luce l’altissima qualità e il fascino dell’opera, il cui stato di conservazione, purtroppo, non è ottimale. Quando il lavoro sarà portato a termine, si potrà scrivere una nuova, inedita pagina sulla vita, lo stile e la genialità di Valerio Castello. Il dipinto raffigura “Il martirio di San Lorenzo”: Lorenzo, con il suo candore e il suo sguardo colmo di speranza, “raccomanda lo spirito al cielo”, mentre tutti intorno si affannano i suoi carnefici, raffigurati dal pittore in maniera piuttosto rozza e sfumata, per sottolineare il loro animo malvagio. Lorenzo, a cui è dedicata la Cattedrale di Genova venne martirizzato verso la metà del III secolo, vittima delle persecuzioni dell’imperatore Valeriano. In realtà la storia, quale ci viene narrata dal prezioso Pallio di San Lorenzo, donato ai genovesi dall’ imperatore di Bisanzio Michele VIII Paleologo nel 1261, raffigura, nei panni del feroce persecutore, l’imperatore Decio.
“Questo imperatore, dopo aver fatto decapitare Papa Sisto II, chiede al diacono Lorenzo di consegnare il tesoro della chiesa ma costui lo aveva già venduto per aiutare i poveri, perché in effetti sono loro a rappresentare il vero tesoro della chiesa. L’imperatore, per questo suo gesto, lo fa rinchiudere in cella e martirizzare brutalmente.
Credo che il messaggio che trapela da questo meraviglioso dipinto di Valerio Castello sia molto attuale e in linea con l’insegnamento che Papa Francesco ha voluto comunicare per questo straordinario Giubileo della Misericordia 2016: la Chiesa deve tornare al suo caritatevole spirito originario e mettersi al solo servizio dei più poveri e bisognosi.
Vorrei, in particolar modo, ringraziare ed esprimere la mia gratitudine al dott. Franco Boggero della Soprintendenza Ligure e alla restauratrice, dott.ssa Monica Piatti, cui lascio la parola per illustrare ai lettori l’aspetto tecnico del restauro“.
“Il dipinto ha subito, dopo la rimozione dalla sede originale – ha dichiarato la dott.ssa Monica Piatti -, interventi grossolani di restauro e questo non ha agevolato il nostro lavoro. Si è impoverita la materia pittorica e non è stato semplice eliminare tutto ciò che si era sovrapposto alla pittura originale, peraltro danneggiata da almeno due “strappi” e recuperare l’alta qualità tonale e tecnica originaria. E’ stata un’emozione fortissima riportare alla luce questa incantevole opera del maestro genovese Valerio Castello. Il lavoro, per le difficoltà esposte, procede con grande cautela, mediante l’utilizzo di una lente d’ingrandimento e, appunto per questo, a rilento, ma sono fiduciosa che fra pochi mesi potremo esporlo qui al Museo Sant’Agostino di Genova nel suo rinnovato splendore”.
Per concludere Adelmo Taddei ricorda che questo restauro è stato reso possibile grazie all’Art Bonus, la nuova modalità del mecenatismo italiano che permette di ‘adottare’ opere d’arte consentendo ai sottoscrittori di detrarre dalle tasse il 65 per cento della spesa.
Christian Flammia e Claudio Scaglioni
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