Tu sei qui: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Asia/Africa Articoli Testimonianze “Ho capito che anche la mia vita era in pericolo”
Accedi a ..
Ospitalità Mantovana .....
logo-albergo-hotel-bianchi-mantova.png
In Evidenza ...

“Ho capito che anche la mia vita era in pericolo”

Kabul 16 agosto 2018 - In Afghanistan gli attentati ai giornalisti sono diventati la quotidianità. Qui il racconto di uno di loro.

 

Con gli occhi pieni di gioia e tristezza insieme, appena ha riconosciuto il logo di Emergency, F. si è avvicinato alla nostra clinica mobile al molo di Augusta, in Sicilia. “Sono stato nel vostro ospedale a Kabul proprio due mesi fa…”: nella sala di attesa, prima della visita con il medico, ha cominciato a raccontarci la sua storia.

In Afghanistan F. era giornalista e lavorava per una importante televisione. Conosce il nostro ospedale di Kabul perché è dovuto venire a riconoscere il corpo di un suo collega, deceduto in un attentato avvenuto vicino al loro posto di lavoro.

Gli attentati ai giornalisti sono diventati la quotidianità in Afghanistan. Dopo aver visto morire tanti colleghi, ho capito che anche la mia vita era in pericolo: ho provato a richiedere un visto a diverse ambasciate europee, ma nessuno me lo ha concesso. L’unica via per scappare da quella realtà era fuggire.

Sono riuscito a imbarcarmi dalla Turchia e dopo otto giorni di viaggio finalmente abbiamo visto le coste italiane. Ho fatto un balzo di gioia, finalmente intravedevo una speranza, ma in quel preciso momento la mia valigia è caduta. Dentro ci tenevo i documenti, gli articoli che ho scritto, il tesserino da giornalista… mi sono tuffato in acqua dalla barca per riprenderli, erano la mia unica speranza per ottenere qualche forma di asilo in Europa. Non so nuotare, ho ingerito molta acqua salata, ma fortunatamente l’ho recuperata. Io e i miei documenti siamo salvi.

F. non sa che, per l’Unione Europea, l’Afghanistan è un Paese sicuro in cui potrebbe essere rimpatriato.

Cosa significa “Paese sicuro”?

Ecco il comunicato stampa del 7 luglio 2017:

Afghanistan: le rappresentanze diplomatiche riducono la loro presenza nel paese per ragioni di sicurezza e la UE rimpatria gli afgani

È di oggi la notizia che la Cooperazione italiana ha deciso di ridurre la sua presenza a Kabul per ragioni di sicurezza.

Negli ultimi due anni, la situazione in Afghanistan è precipitata. Secondo l’ultimo rapporto di UNAMA, la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan, nel corso del primo trimestre 2017 sono stati uccisi o feriti oltre 2.200 civili. Kabul è la città che ha registrato più vittime, a causa soprattutto degli attacchi suicidi. Risale a un mese fa uno dei più grandi attentati avvenuti in città, nella zona diplomatica, che ha causato oltre 400 feriti e più di 90 morti.

Mentre le rappresentanze diplomatiche lasciano il Paese perché troppo insicuro, però, l’Unione Europea rimpatria gli afgani. L’Unione Europea e il governo afgano, infatti, hanno ratificato un accordo per il rimpatrio, anche forzato, degli afgani la cui richiesta di asilo sia stata respinta nei Paesi dell’Unione Europea o che non abbiano titolo a rimanervi.

Emergency continua a lavorare nei suoi ospedali e nei centri sanitari a Kabul, nella regione di Helmand e nella Valle del Panshir, con il suo staff nazionale e internazionale per offrire cure alle vittime di guerra che continuano ad aumentare in tutto il Paese.

Fonte: Emergency International

Azioni sul documento
Share |
Editoriale

Dall'Italia si continua a partire

Si dice e si ripete che dal 1973 l’Italia non è più terra di emigrazione. Si tratta però di un’affermazione vera solo a metà. In quell’anno si è registrato infatti lo storico sorpasso fra chi parte dal nostro paese e chi decide di trasferirvisi. Questo non vuol dire che non si parta più.continua>>
Altro…