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Burundi, il paese delle mille colline (Seconda parte)

Il nostro amico Ferruccio Brambilla, ora volontario in Burundi, non smette di stupirci, questa volta diventa anche filosofo e condivide con noi le sue considerazioni sul senso della vita...

Particolarmente toccante l'esperienza che abbiamo avuto nell'incontro con le tre sorelle a Masabo. Appeso ad una parete c’è una scritta che recita: alla sera della vita ciò che conta è aver amato. Le tre sorelle che vivono in quella casetta in cima ad una collina dove durante il mese di agosto vengono ospitati i volontari, che poi fanno ritorno alle loro case mutati nel corpo e nello spirito.

Ho parlato con la sister più simpatica del mondo, alla quale avrei voluto confidare tutta la mia esistenza, come fosse un segreto che avremmo conosciuto solo noi due. Quando esiste un segreto che conoscono solo due persone c’è tutto. Forse ho anche pianto senza farmi vedere da nessuno. Può essere che un giorno la raggiungerò nella sua ospitalità fatta di letti a castello.

 

Ma dopo che mi sono asciugato le lacrime del ricordo, coi piedi per terra, desidero raccontare un’altra scoperta fatta in Burundi:

Breve premessa: Forse le carte le ho sempre avute in mano ma non vedevo il gioco, ma durante questo recente viaggio mi è servita la conoscenza di una persona. Un medico italiano. Il confronto delle nostre esperienze e la logica conclusione. Mi son sempre dato un gran da fare per cercare di capire alcuni massimi concetti legati ai misteri della vita. Il punto d’arrivo. Anche se non uguale per tutti, è per tutti l’oggetto del massimo desiderio, di continue e specifiche letture, approfondite ma non sempre esplicative, ricerche fatte di inesauribili scoperte e successive delusioni. Ora sono bastati alcuni giorni, anche se molto intensi per trovare l’illuminazione. Del resto chi può negare che siamo appagati quando un traguardo è raggiunto. Quando la somma di esperienze positive si traduce in un risultato che ci soddisfa, non desideriamo altro. Proprio il non desiderare altro è parte di quella che non esito a definire la mia conquista. Avrei forse dovuto capire che qualcosa era mutato in me, da quando non ho più trovato interessante il libro che mi aveva accompagnato per lungo tempo. L’avevo letto per la prima volta una ventina di anni fa. Mi aveva dato parecchio, tanto che l’ho continuato a rileggere e a consigliarlo agli amici.

 

Il punto di partenza è stata la mia considerazione sul fatto che, ognuno di noi parte con un obiettivo. Nel caso preso in esame, l’obiettivo comune a questa persona e al sottoscritto sono stati e saranno i ripetuti viaggi, compiuti alla scoperta del mondo e della conoscenza più profonda delle nostre possibilità. Quando si pensa di essere arrivati e di aver raggiunto l’ambizioso obiettivo, con le piacevoli sensazioni che questo ci regala, diventa inevitabile ricercare la condivisione con altre persone.

 

Da parte nostra questo desiderio è assolutamente nobile, si vorrebbero semplicemente coinvolgere le persone che amiamo nel benessere trovato e che proviamo. Ma nonostante questa premessa, questo nostro desiderio e ciò che facciamo per cercare di donare ad altri la nostra piacevole sensazione, scatena una strana reazione in coloro che vorremmo beneficiare. Quello che succede è che le persone alle quali con tanto amore ci rivolgiamo, alla fine intravedono in tutto questo una certa dose di presunzione da parte nostra.

Il mio interlocutore è consapevole di questo e concorda ampiamente su questa verità. Peraltro è qualcosa di cui ho già avuto modo di parlare in passato, durante il confronto con altre persone durante i viaggi più recenti.

 

Qui entra in gioco la sua teoria della GIOSTRA, che condivido.

 

Il presupposto per uno spirito irrequieto e desideroso di conoscenza è appunto la ricerca, intesa a farci uscire dalla GABBIA della consuetudine e della monotonia. A questo fine, nel caso nostro si sono fatto molti viaggi. La somma delle emozioni provate, le inevitabili delusioni ma anche i molteplici benefici, ci hanno portato al raggiungimento del primo obiettivo. Qui nasce in primo problema, perchè scatta immediata la ricerca di nuovi stimoli e quindi di un nuovo obiettivo. Nel caso nostro lo si è sempre trovato e lo si è raggiunto attraverso una nuova conquista, un nuovo confronto, una nuova esperienza, un nuovo viaggio. Raggiunto anche questo, ed un altro ancora e poi ancora e così all’infinito... Ecco che è partita la giostra che non possiamo più fermare.… non basta più nulla, una nuova meta, un nuovo traguardo, che l’amico dal Burundi descrive disegnando delle frecce, delle linee e altre frecce che compiono un’inversione di marcia. Risultato: Con lo scopo di uscire da una gabbia, siamo finiti in un’ALTRA GABBIA. In una forma di nuovo SCHIAVISMO DEL DESIDERIO. Questo perché tutti i sistemi che riusciamo a mettere in campo non rispetteranno mai la nostra libertà individuale. Riusciamo a provare NUOVO PIACERE soltanto nello spazio temporale che intercorre tra la creazione di un obiettivo ed il suo raggiungimento. La presunzione che gli altri ci attribuiscono è verità, ma è solo un EFFETTO COLLATERALE col quale non possiamo che convivere. Peggio per noi che non ci rassegniamo all’idea di vedercela attribuire. Ma non finisce qua.

 

La successiva ricerca, quasi obbligatoria, il passo che viene immediatamente dopo non potrà che essere il SERVIZIO, inteso come ricerca del miglioramento di noi stessi, come se il resto del mondo non esistesse. L’esemplificazione del MITO DI SISIFO di Camus, sulla condizione umana rende bene l’idea con il disegno di una piramide. Un individuo è condannato a portare in cima alla piramide una gigantesca pietra tonda pesantissima, fatta di nulla e senza alcun motivo. Semplicemente, ma con un immane sforzo, deve farla rotolare su fino alla cima, una volta raggiunta la cima rotolerà giù e così lui deve ricominciare da capo. E’ una condanna senza fine. Cosa può portare una simile situazione se non al suicidio? Una sola cosa, il segreto (che vale per me) è provare un piccolo piacere nell’intervallo tra una salita e l’altra, quando il gigantesco masso rotola giù.

Alla stessa stregua il nostro appagamento l’avremo esclusivamente nello spazio che intercorre tra l’individuazione di un obiettivo ed il suo raggiungimento. Dimentichiamoci di riposare e di godere i frutti del nostro sforzo. Non ci sarà godimento fino a che non avremo trovato un nuovo traguardo. E’ il destino di chi non è capace di accontentarsi di nulla di meno.

 

Il punto di arrivo di cui parlavo all’inizio è quindi uno solo. L’assoluta mancanza di desiderio. Non desiderare nulla di materiale porta inevitabilmente al SERVIZIO. E’ un termine che apparentemente sembra non appropriato ma così si chiama. Il pensiero rivolto esclusivamente al miglioramento della nostra persona. Punto e basta. Dopotutto è vero che quando miglioriamo noi stessi, automaticamente ci appaiono migliori anche le persone che ci circondano. Per migliorare se stessi e quindi incontrare gli altri occorre star bene. Soffro di insonnia cronica da molto tempo, ne ho fatto un vantaggio rispetto a coloro che si svegliano alle undici.

E’ anche la spiegazione di ciò che, nel mio piccolo mi succede. Se sono in viaggio dopo due/tre mesi svanisce il beneficio ed inizio a desiderare di tornare a casa, per vedere una persona o anche solo per ascoltare un certo brano musicale. Quando sono a casa non mi interessa più nulla e non faccio altro che desiderare di partire appena possibile, per tornare a vedere, fare, vivere lontano, amare. E’ una dannazione ma è così, è la mia vita.

 

Niente di nuovo per qualcuno? Per me è una verità nuova e da qui ripartirò, iniziando dal concedermi un giorno alla settimana di isolamento dal resto del mondo, spegnendo il cellulare ed osservando il totale digiuno. Anche se si invecchia, non mi faccio mai mancare un briciolo di sana follia.

 

Non so cosa ho detto finora, io butto giù senza senso e poi… ma confido nella mia continua e sofferta ricerca, sempre sperando che un giorno possa considerare normale ciò che è già normale in tante parti del mondo. Pensare di poter vivere anche con persone che sono in tutto e per tutto negative, accettando tutto ciò che ogni giorno ci regala, di positivo o negativo indifferentemente, Si può, si deve potere. Si deve riuscire… E’ possibile! Si può tutto!

 

A Mutoyi, avevo chiesto a Daniele, che mi aveva detto di parlarne con Angelo. In aeroporto avevo lasciato un biglietto a Sandro perché lo inoltrasse ad Angelo. Chiedevo il nuovo codice iban per effettuare una donazione, cosa che faccio sempre al rientro da ogni località.. non ho più saputo nulla. Devo interpretare la cosa come un nulla è dovuto?, stante la volontarietà della mia personale presenza?.. Se è così ringrazio.

 

Quando John Steinbeck scriveva “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone” dov’era Camus? Qualcun altro decide di ritirarsi in cima ad un monte in Tibet o Nepal.. vuole meditare fino a raggiungere l’illuminazione. A mio modesto parere è la stessa cosa, da apprezzare fino a piangere. Quando Elvis esegue “Love letters” non si discosta dallo stesso sentimento. A me verrebbe voglia di buttare tutto, di iscrivermi ad un torneo di bocce ed aspettare di morire, solo perché non ho saputo fare ciò che ha fatto Elvis. La severità rivolta alla propria persona rende antipatici perché inevitabilmente la si rivolge anche agli altri. Se ti dai da fare passi per quello che vuol mettersi in mostra, se non fai nulla non passi per niente perchè non esisti. E’ Dura!!!

Ho frequentato a lungo il personaggio del quale ho parlaro finora, sempre pacato, mai invadente, sempre presente e disponibile a darti un via di fuga. CHI E’ quell’imbecille che ha sentenziato che un consiglio non si deve mai dare? Il segreto del mio interlocutore è semplice: l’alternativa è il suicidio! La libertà di vivere non può e non deve avere confini, deve essere totale. Esasperando il concetto, la libertà di vivere deve poter contemplare la libertà di morire. Di morire in santa pace.

C’è voluto un po’ ma alla fine ci siamo capiti. Io mi limiterò a staccare la spina col resto del mondo per un giorno alla settimana, (disintossicazione), durante il quale osserverò il digiuno totale salvo bere acqua e staccherò il telefono. Prego coloro che non riceveranno risposta, di astenersi dal chiamare carabinieri, vigili del fuoco, amiche ed amici, ospedali, ecc… Grazie!

 

Siete naturalmente autorizzati a rispondermi a male parole, l’importante è che mi diate il vostro punto di vista. Voglio bene a tutti.

Amahori (ciao) a tutti!

 

Ferruccio Brambilla

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Editoriale

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