Tu sei qui: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Asia/Africa Articoli Testimonianze Cina: dopo otto anni ai domiciliari è stata liberata Liu Xia, la poetessa vedova del Premio Nobel Liu Xiaobo
Accedi a ..
Ospitalità Mantovana .....
logo-albergo-hotel-bianchi-mantova.png
In Evidenza ...

Cina: dopo otto anni ai domiciliari è stata liberata Liu Xia, la poetessa vedova del Premio Nobel Liu Xiaobo

Cina, Pechino 10 luglio 2018 - Liu Xia, la vedova del Premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, è stata liberata oggi e fatta partire per la Germania. Per lei è un po' di serenità dopo tante sofferenze. A dicembre aveva mandato i suoi ultimi versi all'amica Herta Mueller, Nobel per la Letteratura: «Sto impazzendo. Troppo solitaria/ Non ho nemmeno il diritto di parlare/ Di parlare ad alta voce/ Vivo come una pianta/ Giaccio come un cadavere».

 

 

di Maurizio Pavani

 

 

“Per lei comincia una nuova vita”, dice il fratello con un post su Weibo. La campagna politico-diplomatica di Berlino alla fine ha pagato. La cancelliera Merkel aveva sollevato il caso personalmente a maggio, quando aveva incontrato a Pechino Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese.

Liu Xia, 57 anni, poetessa, è stata chiusa agli arresti domiciliari senza alcuna accusa del 2010, l’anno in cui il marito fu condannato a 11 anni di reclusione per sovversione.

La liberazione è arrivata alla vigilia del primo anniversario della morte di Liu Xiaobo. Le condizioni fisiche e psicologiche della poetessa sono gravi. Le ultime notizie filtrate dalla sua casa-prigione di Pechino a fine aprile erano state drammatiche. Pronta a lasciarsi morire. «Non ho niente più da temere. Se non posso partire, morirò a casa mia. Xiaobo è già andato e non c’è più niente al mondo per me. È più facile morire che vivere. Usare la morte come sfida è la via più facile». Queste parole disperate erano state pronunciate da Liu Xia in una telefonata con un amico rifugiato in Germania, lo scrittore Liao Yiwu, che le ha registrate e diffuse sul web. Una conversazione di 16 minuti interrotta dal pianto di Liu Xia, dal tentativo di rassicurarla dell’amico, che le ricordava l’iniziativa umanitaria del governo tedesco per farle ottenere un visto per Berlino. «Scrivi, scrivi ancora la tua richiesta... il governo cinese dice che godi di tutte le garanzie della legge...».

Il governo di Berlino dopo la morte di Liu Xiaobo nel luglio del 2017 aveva cominciato a negoziare con Pechino per ottenere la liberazione di Liu Xia e il suo trasferimento in Germania. Le autorità cinesi l’hanno illusa a lungo, prima le hanno detto di aspettare fino al Congresso del Partito, lo scorso autunno (periodo «sensibile»), poi fino alla sessione parlamentare di marzo (ancora giorni «critici»). Invece niente. Sempre chiusa in casa a Pechino e sorvegliata dalla sicurezza statale. Per questo il 30 aprile gli amici avevano diffuso la telefonata, per tentare un’ultima pressione. Berlino ha continuato a lavorare con determinazione e la battaglia è stata vinta. Ma il costo pagato da Liu Xia è stato altissimo. (fonte e foto © Fornito da RCS MediaGroup S.p.A. – G. Santevecchi)

Azioni sul documento
Share |
Editoriale

Mattarella nelle Repubbliche Baltiche, dove si respira voglia d’Italia

Piccole, ma molto dinamiche le comunità italiane che il Capo dello Stato ha potuto incontrare. Numerosi gli imprenditori attivi nel campo dell’import-export, e fra essi molti lombardi. continua>>
Altro…