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Le Filippine, il luogo dove ti fai prendere la mano

1 giugno 2018- Due voli con Singapore Airlines hanno portato il nostro amico nelle Filippine, ospite della Comunità Cavanis di Davao nel Mindanao. Ad attenderlo in aeroporto le tre colonne dell’associazione internazionale: il vice presidente Ft Alvise del quale apprezza subito la spontanea simpatia, Sr Caterina incontrata lo scorso anno nella stessa comunità in Papua Nuova Guinea e Sr Silvana con la quale si era visto a Milano poche settimane prima di partire ...

Forse per il fatto di trovarsi in compagnia di persone di tutto rispetto (che si tratti di preti, suore o laici, chi dedica la propria vita alla missione di aiuto al prossimo merita rispetto e stima), da quando è sceso dall’aereo, ogni persona che conosce gli prende graziosamente la mano e se la porta sulla fronte. Solo più tardi sospetterà di non esserne degno. La sua mano sulla fronte di nuovi amici ha lo scopo di trasmettere saggezza. Ma saggezza da chi.. da lui? Non sa essere saggio neppure con se stesso, come può infondere saggezza agli altri? In ogni caso dovrà rispettare le usanze, cercando almeno di ridurre la possibilità di passare per millantatore. Ft Alvise precisa che si tratta più che altro di una sorta di benedizione che si richiede anche solo a chi è più anziano ed intesa come forma di rispetto nei suoi confronti. Beh, detta così va già meglio. Le presentazioni di rito sono anche l’occasione per visitare l’intera struttura e comprendere meglio quella che sarà la sua prima attività. Dovrà esaminare il contenuto dei documenti che riguardano i circa 500 alunni delle scuole, riducendo il più possibile la mole di quelli da catalogare e conservare. Al termine della giornata prende possesso della sua graziosa cameretta e attende gli eventi, con la piacevole consapevolezza di essere tra amici dai quali farsi prendere la mano.

Già il giorno dopo viene coinvolto in una movimentata sequenza di avventure con Sr Girline, Sr Lang e quattro ragazze aspiranti più altre sette che lo diverranno presto, sulla vicina isola di Samal. Le Sisters e le aspiranti in questione, ma più in generale tutte quelle che ha conosciuto nelle Comunità Cavanis non sono solo Suore, sono giovani donne che hanno deciso di consacrarsi agli altri. Molto carine, non c’è nulla che non sappiano fare in modo straordinario: suonare la chitarra, il violino e le percussioni, danzare con tanta grazia, accudire ogni forma animale che popola allegramente il giardino e la casa, curare l’orto, accogliere nuovi ospiti con sempre rinnovato spirito gioviale, cucinare con tanta fantasia e sbrigare le faccende domestiche con serenità e senza alcuna manifestazione di sofferenza, tipica delle signore della sua amata patria. Non conoscono limiti neppure per le attività solitamente affidate agli uomini e in questo gli fanno un po’ paura!

Ma torniamo all’impresa della quale è stato partecipe insieme alle tredici amiche. Con un primo tratto in fuoristrada fino al porto di Davao, poi con un piccolo traghetto raggiungono la riva opposta dove trovano alcuni mototaxisti improvvisati. Questo è uno dei luoghi dov’è molto difficile veder circolare una moto con due sole persone a bordo, si parte da un minimo di tre e anche quando la famiglia è composta da sei persone non resta a casa nessuno. Il suo pensiero vola per un attimo a Giacarta e Bangkok, dove con le moto ha visto fare perfino dei traslochi. Allo stesso modo quattro intrepidi centauri trasportano il gruppo lungo un tortuoso sentiero dell’isolotto di Talikud. Sr Girline cerca di annientarsi per infilarsi nell’ultimo posto sull’ultima moto, dove in realtà lo spazio per una persona non c’è. E invece si parte. Tutto questo con lo scopo di incontrare le famiglie di tre aspiranti ed ottenere dai genitori il consenso a proseguire nella scelta di vita da poco intrapresa.

Si ritrova così ancora una volta a visitare remoti villaggi di pescatori generosi ed ospitali. A molti potrà sembrare una banalità ma è la sua condizione ideale. Un altro episodio di un sogno che dura ormai da tempo e che si realizza ogni volta un po’ alla volta, solo vivendo. Pollo fritto e riso in riva al mare su di un tavolo fatto con mezze canne di bambù, a disposizione di chiunque ne abbia necessità. Passeggiata sul bagnasciuga paludoso con strani esseri marini che gli girano intorno alle gambe, alcuni strisciando. Ad una prima distratta occhiata gli sembrava tutto immobile e privo di vita, invece il solo movimento dell’acqua fa apparire occhi che lo fissano e lo fanno rabbrividire, bocche affamate munite di dentini aguzzi, pinne sfuggenti che si rifugiano come saette sotto la sabbia, aculei appuntiti di giganteschi ricci multicolori, mascherati e pericolosissimi, pesci che mutano di dimensione solo sfiorandoli, conchiglie che corrono. Mentre due giovani ragazze del gruppo riempiono due bicchieri con quella che a lui sembra solo sabbia, neanche tanto piacevole da vedersi, ma che, con un po’ di condimento violaceo di dubbia composizione e rimediato da un passante, diventa un piatto vegetariano molto gustoso, le due amiche si rincorrevano per contenderselo… Si trova in un altro mondo!

In queste sere a Davao sta leggendo uno dei suoi autori preferiti, anche se non c’entra nulla con la beat generation. Lo scrittore, che ha solo quattro anni più di lui, racconta a modo suo di come si senta ormai un dinosauro, di quanto gli pesino gli anni e le cose che sarebbe meglio non facesse più, condannato com’è a: ”desiderare senza prendere, ammirare senza sfregiare, soffrire senza far male ad altri”. Continuando nella lettura, riflette sul possibile avvicinarsi anche per lui di una condizione simile, al punto che decide di regalare la sua preziosa maschera subacquea al padre di Sr Girline, che accetta di buon grado. E’ un pescatore e ne farà buon uso. L’aveva portata convinto che gli sarebbe servita ad esplorare i fondali di un oceano divenutogli d’un tratto più profondo ed ostile.

Pauroso il viaggio di ritorno. Si è fatto tardi e il traghetto non parte più. L’allegra brigata si trova così a dover scegliere se restare a dormire sugli scogli o raccogliere l’invito di un barcaiolo che si offre di effettuare la traversata di un tratto di quell’ostile oceano, a bordo di una canoa con bilanciere ma senza luci di posizione. Optano per la seconda soluzione solo perché il buio non permette loro di vedere cosa si sta avvicinando. Poco dopo la partenza infatti, un forte vento che gonfia le onde facendo traballare la canoa anticipa la fitta pioggia che si abbatte violenta su di loro e che non cesserà più. Il mancato scontro con una veloce imbarcazione motorizzata che incrocia con la loro non vista, mi fa pensare che dovrò ricordargli di ringraziare qualcuno se sono riusciti a toccare terra, pur se tremolanti e inzuppati fino al midollo. Il nostro amico è felice perché già si immagina come ricorderà questo giorno tra qualche anno.

Le giornate si rincorrono gioiose ed inevitabilmente ritorna nella sua mente il solito proposito di riuscire a mantenere questo stato anche senza avere la necessità di trasvolate oceaniche. Ma ciò che ha sempre pensato essere difficile, col tempo pare divenuto addirittura impossibile. Tuttavia egli non dispera, tanto più che oggi è stato incaricato di andare a scattare qualche foto nella zona del mercato, a ”Palenke”. E’ noto infatti che nei mercati si riescono a catturare momenti caratteristici dello spirito di questi luoghi. Gli scatti più significativi verranno allegati ai futuri progetti intesi ad ottenere specifici finanziamenti, perché la Comunità Cavanis vive solo di questo. Palenke, che crede si scriva con la k per differenziarsi dal noto sito Maya messicano con la q, è la zona di Davao che si affaccia sul mare ma, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è la parte più povera della città. Un invito a nozze per lui, che trascorre un intero pomeriggio a familiarizzare con i più estroversi personaggi locali, sottraendoli al loro riposo pomeridiano. Bimbi scatenati che corrono su strette passatoie fatte di pericolanti listelli di bambù fissati alla meglio, che collegano fra loro le palafitte in modo alquanto precario e nessuno a controllarli, neppure le loro mamme tanto carine, simpaticissime e felici di conoscere un forestiero che più volte viene scambiato per australiano.

Tutto questo mondo si trova incredibilmente sospeso ad un metro sull’oceano che riposa sotto, facendo scorgere il suo lento movimento coi pochi bagliori riflessi attraverso la scarsa luce del sole, filtrata dalle ampie e rischiose fessure tra le passerelle. La sua acqua sembra colorata con tutto ciò che da noi viene accuratamente differenziato, profumata con la pipì che si dice essere santa dei bambini e con il prodotto dell’attività che comunemente si svolge ogni mattina dopo il caffè. Per questo e per il fumoso traffico poco distante, molti si muniscono di una maschera sulla bocca, i più fantasiosi ci disegnano sopra i denti. La calura viene invece attenuata attraverso un panno umido infilato sotto la nuca, alla bisogna viene preso da un capo e dall’altro per strofinare e rinfrescare la schiena.

Un altro centro rurale ma sulla terraferma, si trova lungo il sentiero che striscia tra la fitta foresta che porta al “Paglaum”. Si pronuncia alla portoghese ed è la seconda scuola Cavanis di Davao. Nel bel mezzo del percorso, si incontra un fiumiciattolo per attraversare il quale occorre cimentarsi nella prova del funambolico ponte fatto con tre tronchi rinsecchiti, semoventi e rotanti perché solo appoggiati al suolo. Riteneva questa una prerogativa dei burloni Masai della Tanzania e gli viene da pensare che lo scopo sia quello di tener lontani i seccatori. Non si spiegherebbe altrimenti cosa impedisca di collocare un asse piano e più stabile. Superata la prova, trova ancora tanta brava gente che gli sorride e lo scruta curiosa, circondata da un’infinità di animali domestici e non, galli appesi ai trespoli in fondo al viale che porta al cimitero, dove i defunti non vengono sepolti, ma deposti in una dimora di marmo che si erge in superficie per un metro circa e posizionata a volte una sull’altra, in un ordine solo apparentemente incomprensibile.

A casa, mentre assiste alle effusioni tra Gaby (Gabriele, il cagnolino graziosissimo di otto mesi) e Jesse (quello un po’ più grosso, che si lascia fare), conosce sr Vera. E’ rientrata oggi dal Vietnam con una valigia di ventagli per tutti. Le Sisters italiane provengono tutte dall’elegante provincia di Vicenza e tra loro vi è un ottimo rapporto che, unito all’autorevole affetto di Ft Alvise, contribuisce a creare la pacifica atmosfera che si respira. La pensa così anche Antonio, il maggiore dei tre cavalli. In compagnia delle due mucche e delle caprette coi loro teneri piccoli, brucano ogni notte la sempre più verde erba dei vicini. Quanto all’immancabile cucciolata di amabili gattini, la mamma ha pensato bene di portarli uno ad uno sopra l’armadio della cucina, sarà per sempre la loro confortevole dimora, al riparo dai chiassosi cuccioli umani. Ci sono pure oche e tacchini, galli e galline, non sa dove ma sente che parlano tra loro in tono abbastanza acceso, sopratutto il mattino prestissimo e sempre sotto la sua finestra. In diverse occasioni riceve una delegazione di formichine minuscole che lamentano il fatto di condurre una vita perennemente in coda. Sono infatti quelle che, una volta stabilito il tragitto, di solito in una stanza da letto e molto vicino alla persona che la occupa, vanno avanti e indietro senza tregua e senza un preciso disegno. Le ha incontrate in ogni luogo e sono innocue. A volte si ferma ad osservarle e ci può stare per ore come in Burundi, quando trascorreva le serate in compagnia di altri due nullafacenti, a scommettere sulla sorte di questa o quella falena che sarebbe stata catturata da questo o quel geco, il tutto nel ristretto campo di battaglia di una finestra illuminata.

Oggi il nostro amico è stato invitato a pranzo dalla famiglia di un alunno nel rione popolare di Secret Valley. Una ventina solo i familiari, parenti ed altri invitati, con noi più di quaranta persone stipate in un localino con piccolo giardinetto esterno. I tavoli occupati da variopinti vassoi contenenti ogni ben di Dio. La cucina è decisamente semplice ma buona, ottime verdure sconosciute, strani involtini e carne gustosa, forse troppi fritti ma davvero una squisita ospitalità. Come in comunità, anche qui un fuoco di fila di domande: da dove viene, perché si trova a Davao ecc… Inutile dire che è rimasto stregato dalla beltà e dalla semplicità delle donne incontrate finora, visini dolci dai tratti delicati, circondati per lo più da lunghi capelli neri sempre vaporosi, lisci e freschi di shampoo.

Decide di dichiarare ufficialmente che il popolo filippino è assolutamente carino, in tutti i sensi e in ogni sua espressione.

Ogni tanto gli capita di andare a fare un giro in città per compere. Deve confrontarsi col caos dei negozi stipati fino all’inverosimile e le commesse che non trovano mai l’unica cosa che cerca. In questi posti è sempre così e si aspetta. Quindi in attesa che il miracolo si compia, matura in lui la convinzione che dovrà fare qualcosa per mettere ordine anche nella sua vita, a casa sua e tra le sue cose, iniziando col liberarsi di ciò che non è strettamente indispensabile.

Julanda, Mary Jane, Wilma, Lalin... solo per citare qualche abitante delle palafitte del ”Black 1” nel Muslim Village. Le ha incontrate percorrendo un sentiero che porta al mare e simile a quello collaudato qualche giorno prima a Palenke. Ancora listelli di bambù scricchiolanti e distanziati a dovere, per permettere all’incauto viandante di godere del brivido del grigio oceano sottostante. Ancora un sacco di domande su chi fosse da dove venisse, perché mai si trovasse lì, ma sempre con molto garbo e con un sorriso aperto. Qualcuna si è spinta un po’ più sul personale chiedendogli se in Italia fosse sposato e se avesse figli. Da tutte ha ricevuto la richiesta che girerà alle Sisters, di abitini e giocattoli per i loro bimbi che si rincorrono dappertutto. Scoprirà solo poco più tardi che quella zona sarebbe stata off-limits, un villaggio a detta di tutti pericolosissimo. Mah! Lui insiste col ritenere che tutto stia nello spirito col quale si approccia un certo ambiente. Una delle foto che ha scattato in quell’occasione ritrae due bambine che si scambiano sorrisi e tenerezza attraverso il contatto tra le due manine (in quarta ed ultima pagina). A lui piace pensare che una sia cristiana e l’altra musulmana, il che potrebbe anche essere vero considerato il luogo.

E’ proprio indispensabile raccontare della miseria nella quale vivono queste popolazioni che la Comunità Cavanis assiste? Secondo il nostro amico non si può proprio fare a meno. Ne parlava oggi a tavola con Sr Vera, che tra poco riprenderà nuovamente il volo con destinazione Port Moresby per un incarico di prestigio presso la Nunziatura Apostolica (scopre solo oggi che si tratta dell’ambasciata dello Stato Vaticano). I dintorni di Davao e la stessa città sembrano abbastanza vivaci, il traffico, i negozi disordinati ma stracolmi di roba, la moltitudine di persone che si muove, in moto, taxi, i bus coloratissimi. Tutto farebbe pensare ad un’intensa attività commerciale, fatta da persone industriose, che si danno da fare. Ma allora... perché c’è tanta povertà? E’ stato l’argomento della serata a tavola ancora con Sr Vera e Sr Silvana. Non c’è una povertà caratteristica delle Filippine, è la povertà che accomuna gran parte dei paesi che vengono definiti del terzo mondo, con tutto quello che porta con sé. Nulla da approfondire se non il fatto che l’attuale forma di governo, pur voluta dai filippini, potrebbe addirittura peggiorare le cose, qualcuno dice molto presto.

Si era dato un gran da fare in Italia per rimediare una guida delle Filippine, l’aveva cercata dappertutto e malgrado prediligesse le Lonely Planet, sarebbe stato disposto a partire con una qualsiasi, ma niente! L’ultima stampata risale al 2015 in inglese e ormai esaurita. Naturalmente si era domandato il perché e, come sempre accade, quando meno se l’aspetta trova la possibile risposta. La conversazione con Ft Al dopo una cena dalla quale sono rientrati a mezzanotte, un inquietante film in 3d ed il passaggio obbligato da tre diversi posti di blocco con rispettivi metal detector, è stata l’occasione per capirci qualcosa di più. Ft Al vive in questo luogo da oltre dodici anni e il suo importante ruolo è di assoluta affidabilità, anche quando gli racconta che l’instabilità politica e il futuro incerto del paese non contribuisce certo ad aiutare il turismo, specie di questi tempi. Sull’isola di Samal, dove il nostro amico aveva vissuto la splendida esperienza soltanto qualche settimana prima, lo scorso anno erano state rapite due turiste italiane delle quali non si è più saputo nulla. Si trattava di due innocue surfiste bloccate in un resort. Nel Mindanao dove si trova, dopo le 22 c’è il coprifuoco e vige la corte marziale. Se una persona controllata a caso non ha un motivo più che valido per essere in circolazione, viene portata in commissariato per accertamenti e può essere trattenuta per giorni. E’ recente la notizia di due ragazze minorenni fermate per una verifica dei documenti e delle quali si sono perse le tracce. Tutti i litorali delle isole che costituiscono l’arcipelago delle Filippine sono di fatto occupati da baraccopoli o meglio da insediamenti palafitticoli, come quelle che lui ha visitato da poco rischiando grosso, dicono i più. I guerriglieri affiliati ad Al Qaeda vorrebbero creare uno stato musulmano indipendente proprio in questa zona sud di Mindanao. Le decapitazioni e i rapimenti sono iniziati nel lontano 1970 ed hanno fatto migliaia di vittime, nell’indifferenza quasi totale del resto del mondo. Alcuni siti, fiore all’occhiello del turismo filippino, sono stati dichiarati off-limits. Hotel e ristoranti chiusi per volere del presidente in carica, che ha posto quale unica condizione per il ritorno al normalità il divieto assoluto di scaricare ogni sorta di rifiuto in mare ed il pagamento di tasse arretrate. Magari questo ultimo provvedimento ci potrebbe anche stare (ndr). Detto questo però, so che continuerà ogni giorno a voler scoprire un aspetto nuovo di questa terra, che potrebbe anche non essere necessariamente positivo come la solarità delle persone che abitano le palafitte dei litorali, considerati terra di nessuno e pericolosissimi. Conta di infiltrarsi in qualche altro anfratto e osservare, cosa non si sa ma ciò che conta è trovare qualcosa di insolito, da scoprire. Ma forse non gli basterà il tempo che ha ancora a disposizione, potrebbe dover andare presto a Manila.

Il giorno dopo queste rivelazioni ha inviato una mail al suo amico Ulf che, oltre ad aver scritto due libri sulle Filippine, vive con una filippina. Gli risponde che conosce qualche aspetto del problema, ma che attende aggiornamenti da lui, quando tornerà. Probabilmente entrambi mancheranno da un bel po’ dal paese di lei, pensa.

Tornando alla comunità, troviamo tre cosiddetti fac-totum: Williams, l’autista dei bus che in realtà guida di tutto con una sorprendente abilità; Loloy con una tristissima storia alla spalle (ha perso da poco una figlia e la moglie, a distanza di breve tempo l’una dall’altra, oltretutto la figlia si sarebbe potuta salvare, semplicemente con un poco più di tempestività da parte dei sanitari), Loloy è assolutamente il più attivo; poi c’è Inting che ha sempre incrociato alle scuole, molto abile come stuccatore ma probabilmente anche lui sa fare di tutto. In diverse occasioni il nostro amico è stato chiamato a compiere alcune attività, coinvolgendo i top four (Angelo il boss, Christopher col piccolo Jan Rey, tre fratelli) e Leo, che oggi compie gli anni. Si è presentata la necessità di dipingere un’aula scolastica, il muro attiguo alla cucina dove è stata poi appesa una cartina delle Filippine, il cancello d’ingresso e la torre che sostiene il tank dell’acqua ecc... Fortunatamente, in ognuno di questi lavori ha potuto avvalersi del contributo del fac-totum di turno, perché né lui né i quattro bravi ragazzi sono stati all’altezza di svolgere il compito in completa autonomia. Ma alla fine ciò che conta è il buon risultato ottenuto.

Forse non tutti sanno che anche a Davao esiste un ponte dei sospiri, l’ha scoperto mentre passeggiava in uno dei sentieri impervi che partono dallo stradone principale ed arrivano fino all’oceano. Pochi metri in linea d’aria, ma tanta strada da percorrere con molta cautela sulle malferme passerelle.

Vivere con le Cavanis Sisters nella loro Comunità è come essere a casa, non già la sua casa di Milano tanto spesso disabitata, neppure la casa di quando era sposato nel suo paese in Brianza. Gli sembra di essere tornato bambino e di vivere come con la mamma, tante mamme che provengono da differenti luoghi e che parlano lingue diverse, ma che si fanno voler tanto bene.

Tornando a casa invece dovrà fare i conti con la realtà alla quale è ogni volta più insofferente, sempre che non decida di ripartire subito dopo aver sbrigato alcuni impegni improrogabili in Italia. Dovrebbe fare in modo di non trovarsi mai più nella necessità di rientrare a casa. Solo così non dovrà mai più cercare continuamente antidoti alla mediocrità, solo così non dovrà più rinunciare ai momenti di grazia che gli regalano i sorrisi gratuiti, alla loro essenzialità, alla profonda gioia che prova nel mezzo del nulla e alla normalità con la quale vive il confronto con diverse culture. A proposito di questo, ma anche e più in generale del viaggiare cercando in qualche modo di combinare qualcosa di utile, vuole citare un’autorevole figura del centro missionario Pime, nell’introduzione al libro Destinazione Mondo che scrive testualmente: ”un viaggio fuori di sé per entrare in sé, un viaggio che non è volontariato internazionale, ma esperienza personale di carattere umano e spirituale, tutto quindi fuorché protagonismo o esibizionismo”.

Meditando un po’ su quello che gli è riuscito meglio nel corso degli ultimi anni (il passaggio di esperienze tra differenti associazioni, che tante volte ha migliorato talune operatività quotidiane, abitudini o sistemi organizzativi e il far incontrare persone, che in altre occasioni ha reciprocamente giovato in grande misura), forse c’è spazio anche per un certo rammarico. Pensa a quanta gratificazione gli sarebbe derivata dall’impegno che si era preso di far incontrare due persone a Manila per tentare di risolvere un serio problema. Impegno che non ha potuto rispettare per l’impossibilità di una delle due parti. Chissà se c’è ancora speranza...

Sono le 23,30 e come ogni notte il diluvio picchia forte sulle lamiere del tetto, è stagione delle piogge ma fuori c’è Gaby che non ha paura dell’acqua. Immagino che farà due passi con lui. E’ bianco e nero pelo lungo, musetto simpaticissimo e come lui ha sempre voglia di giocare coi più grandi anche a costo di farsi male, grazie all’energia e all’esuberanza dei suoi otto mesi di vita. E’ convinto che la spiritualità di una passeggiata sotto l’acqua scrosciante in compagnia di un cucciolo aiuti l’insorgere di pensieri positivi.

Fra pochi giorni se ne andrà e non ama gli addii, ma è certo che gli toccheranno anche stavolta, conoscendo l’esuberante desiderio delle sue amiche di abbracciare, di ringraziare anche uno sfaticato come lui che non ha combinato nulla. Gli toccheranno anche questi saluti, col classico magone di chi non ha più voglia di andarsene, che non ha mai avuto voglia di andarsene.

Un grande abbraccio a tutti dalla sua più cara amica, una storia troppo bella per essere vera.

 

Catalogando i documenti della scuola ha trovato molte pagelle fuori posto e le ha collocate nel biennio giusto. Lui immagina che un giorno sarebbe venuto qualcuno a ritirare proprio una di quelle pagelle e magari a corrispondere la retta scolastica. E’ molto difficile e nessuno sa se mai accadrà, ma questo è il suo modo per illudersi di essere servito a qualcosa.

… due bambine che si scambiano sorrisi e tenerezza attraverso il contatto tra le due manine. A lui piace pensare che una sia cristiana e l’altra musulmana, il che potrebbe anche essere vero considerato il luogo.

 

testo e foto di Ferruccio Brambilla

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