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La Siria, il mondo e noi... Se non si siede al tavolo si finisce nel menù

Mantova 20 aprile 2018 - Ha fatto molto bene il Presidente del Consiglio Gentiloni a riferire alle Camere sul conflitto in Siria e sull’intervento militare di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna a seguito dell’uso di armi chimiche a Duma

 

di Daniele Marconcini

 

 

Innanzitutto per rispetto delle prerogative del Parlamento, che in materia di politica estera può sempre esercitare una funzione di indirizzo e di controllo nei confronti dell’Esecutivo. E in secondo luogo per un principio di realtà, essendo il nostro Paese nella peculiare condizione di avere un Governo in carica per gli “affari correnti” ad oltre un mese dalle elezioni.

Il dibattito seguito all’informativa del Presidente del Consiglio ha confermato la delicatezza del passaggio. L’atteggiamento tenuto dal nostro Governo è stato impeccabile e perfettamente coerente con i pilastri tradizionali della politica estera italiana: abbiamo rispettato gli impegni previsti dai trattati internazionali e dalla nostra appartenenza alla NATO, ma, al tempo stesso, abbiamo chiarito non solo la non partecipazione attiva all’intervento ma anche la scelta di non dare supporto logistico a mezzi impiegati direttamente nell’operazione militare. Abbiamo riaffermato in questo modo la convinzione che in Siria, come in tutte le crisi e i conflitti aperti nella regione del Medio Oriente e Nord Africa, è illusorio cercare una soluzione militare. Gli interessi in campo sono estremamente complessi e nessuno degli attori, regionali e globali, è davvero nelle condizioni di “vincere la guerra”.

Dobbiamo dunque spingere perché diplomazia e dialogo politico tornino a prevalere e perché i principali protagonisti trovino il modo per sostenere lo sforzo dell’Inviato speciale delle Nazioni Unite Staffan De Mistura. E non possiamo che mettere al centro di ogni iniziativa le condizioni di vita dei civili e l’enorme dramma umanitario che ha colpito questa terra martoriata dalla guerra in corso da oltre sette anni. In questa cornice è inevitabile che in molti si interroghino sul ruolo dell’Italia nel prossimo futuro. Nel centrodestra impossibile non registrare le differenze profonde tra FI da un lato e Lega e Fratelli d’Italia dall’altro. Non è certo schiacciandoci sulle posizioni di Putin (e magari di Assad) che il nostro Paese porterà un contributo alla soluzione del conflitto e all’emergenza umanitaria! Dal M5S è venuto un atteggiamento più equilibrato che tuttavia non collima perfettamente con i comportamenti parlamentari del recente passato e i programmi presentati in campagna elettorale. Non saremo comunque noi a dolerci se il primo partito italiano mostra di essere responsabilmente approdato ad una esplicita e impegnativa lealtà alle alleanze di cui siamo parte. Anzi. Ovviamente non bastano i discorsi, bisognerà dimostrare - e in fretta - che alle parole corrispondono i fatti concreti.

Insomma, la crisi della Siria, così come le altre scadenze già fissate, costringono tutte le forze politiche italiane a dire dove stanno nella scena internazionale e per fare cosa. Il mondo si è fatto più piccolo e complicato. Non esistono più schemi ideologici cui fare riferimento in modo rigido ma proprio per questo è assolutamente vitale non perdere di vista i princìpi fondamentali del diritto internazionale e della civiltà occidentale. L’impegnativo e interessante discorso pronunciato a Strasburgo davanti al Parlamento europeo dal Presidente Macron mostra altrettanto plasticamente la necessità di una presenza attiva del nostro Paese sulla scena europea. I giorni della riflessione concessi dal Presidente della Repubblica sono esauriti, con l’incarico esplorativo affidato alla Presidente del Senato Casellati. Ora tutte le forze politiche, a cominciare da quelle che hanno ottenuto i maggiori consensi, devono scoprire le carte, anteponendo gli interessi del Paese a quelli dei singoli partiti o leader. Fin qui purtroppo abbiamo continuato a vedere dai “vincitori” soltanto tatticismi e “messaggi in bottiglia”. Ma tutto intorno a noi è in movimento e l’Italia rischia di essere tagliata fuori da scelte importanti che avranno conseguenze anche per noi. Qualche settimana fa in un convegno sull’Europa ho sentito una frase molto efficace “se non si sta seduti intorno al tavolo si finisce nel menù”. Ecco, eviterei.

Daniele Marconcini: www.lombardinelmondo.org

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