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Burundi, il paese delle mille colline

Nuovo viaggio del nostro caro amico Ferruccio Brambilla, volontario di professione. Questa volta la sua meta è un Paese africano, il Burundi. Non c'è problema o preoccupazione che possano fermare Ferruccio, anche questa volta il suo compito è impegnativo, ma le condizioni di partenza lo mettono a suo agio

Cosa dire del dolce sguardo di questa madonna con bambino? L’ho colto un paio di giorni prima di ripartire per l’Italia, le ho chiesto il permesso ma non ricordo come. Forse le avrò detto qualche eresia nel mio stentato francese, o più facilmente mi sarò espresso con il linguaggio dei gesti tanto caro a noi italiani quando ci troviamo in paesi dove la lingua è tabù. Certamente non ho usato il kirundi, la lingua locale che per me è arabo, ma non ho saputo resistere. Quando il soggetto merita non so rinunciare ad uno scatto, anche se quella che spunta alle spalle del bambino avrebbe potuto essere la testa del suo uomo… armato di machete. Del resto lei, che non ha proferito parola, non ha dovuto fare alcuno sforzo per apparire splendida, splendida e naturale come certamente è tutti i giorni della sua vita, per sua natura… Sottile complicità? Personalmente di sottile in questo sguardo intravedo solo un velo di orgogliosa tristezza. La rivedrò spesso. Se qualcuno di voi la conosce dia a lei un bacio da parte mia.

 

 

Inizierò raccontando come sempre alla rinfusa, partendo dal piacevole viaggio, trascurando lo spazio temporale che non mi è mai piaciuto.

La compagnia Brussels Airlines confortevole anche se non elegantissima, i pasti distribuiti in aereo niente male e non è mai mancato l’apple juice di papuana memoria. Con me ci sono, in ordine alfabetico: Carlo, neolaureato in giurisprudenza; Daniele, factotum del Vispe; la moglie Paola, medico e direttrice dell'ospedale locale accreditato dal ministero della salute italiano per il rilascio di specializzazione in medicina tropicale; Peppino, amministrativo del Vispe; Raffaele, fratello del mio amico Fabio e capo contabile di grande esperienza.

 

Divertente equivoco all’arrivo nella capitale Bujumbura, in piena stagione delle piogge. All’uscita dall’aeroporto, il buon Peppino si imbatte in un elegante personaggio di colore che abbraccia calorosamente. Io arrivo subito dietro di lui e faccio altrettanto, convinto che quella persona fosse venuta per accompagnarci in auto a Mutoyi. Così dopo il ciao, lo abbraccio e gli chiedo come va e cosa c'è di bello da fare qui in Burundi... Non l'avessi mai fatto! Paola, la dottoressa Paola, assiste alla scena e mi redarguisce immediatamente, perchè ho dato del tu nientemeno che al Vescovo della diocesi più importante del Burundi. “Si tratta di una personalità alla quale va dato del lei” mi dice. Personalmente penso che, tutto sommato è andata già bene. Avrei potuto esordire con una frase tipo: “allora caro amico, ci porti tu a Mutoyi?”.

Questo perchè le esperienze fin qui avute nel volontariato, mi insegnano che ci si dà sempre il tu, senza problemi e da subito. Compresi Luminari (con la L maiuscola) di varie discipline, Vescovi, Consoli, Ambasciatori, Presidenti di questo o di quello… e tutta la lunga serie di personalità che ho avuto occasione di incontrare…

Meno male che nel piazzale ci attende il pulmino della congregazione dei padri Saveriani, che ci ospiteranno per la prima notte nella loro sede di Bujumbura. Non è prudente affrontare il lungo viaggio di notte dicono. Conosco così Padre Giovanni Carrara che mi racconta di aver incontrato qualche mese prima, una certa Assunta Tagliaferri di Vilminore, in un suo recente viaggio in Burundi. La mia amica Assunta non finisce mai di stupirmi... la trovo ovunque!

Durante la cena Daniele ci descrive le condizioni delle strade che dovremo affrontare l'indomani, del fatto che, oltre alle solite buche nel terreno di terra rossa tremendamente sconquassato, incontreremo anche dei dissuasori di velocità, rappresentati da grossi tronchi interrati, dai quali però spuntano ceppi taglienti, che potrebbero rappresentare un ulteriore pericolo. Paola invece tace e sembra sconsolata...

Partenza il giorno dopo all’alba e viaggio in fuoristrada fino a Mutoyi, in compagnia dei fantastici paesaggi africani, poi un piccolo incidente a pochi chilometri dalla nostra destinazione. Un ciclista che porta legate sul portapacchi posteriore un'enorme quantità di tegole, forse a causa di una piccola sbandata, urta contro il nostro specchietto retrovisore e cade, rovesciando il carico che si è così frantumato. Verificato che non c’è conseguenza fisica per il conducente, la constatazione amichevole che avremmo compilato in Italia, qui si traduce semplicemente in un congruo rimborso del materiale distrutto, con piena soddisfazione del malcapitato, ma tutto sommato fortunato ciclista.

 

Niente giraffe né leoni, però ogni mattina vengo cullato dal cinguettio di tutti gli uccelli del mondo che alle 5,40 sembrano darsi appuntamento sugli alberi di fronte alla mia stanza per iniziare il concerto. Parte in sordina per poi alzarsi di volume fino a darmi l'impressione di essere nel bel mezzo di una foresta tropicale, circondato da volatili impazziti.

Un'altra famigliola di gechi si rincorre sul soffitto illuminato dalla debole luce dell'alba che entra dalla finestra, dalla quale si può osservare la solita nebbiolina africana che inzuppa le foglie altrimenti secche dei banani. Tutto questo mi ricorda che non sono a casa. Mi trovo infatti a Mutoyi, nella Missione della Associazione Vispe, fondata da certo Padre Cesare Volontè nel 1970. La sede in Italia si trova a Badile di Zibido S.Giacomo alla periferia sud est di Milano. Conosco Grazia ed Emilio di Saronno che già da un po' di tempo si stanno occupando della logistica, magazzini, container ecc... una coppia simpaticissima! (Qui c’è mia moglie e ve lo può dire anche lei… la frase più ripetuta da Emilio).

 

Questa nostra prima missione, così come concordato in Italia, consiste nel prendere visione del funzionamento delle tante cooperative presenti e nel cercare di organizzarle al meglio, valutando tempi e modi di un prossimo intervento, inteso a responsabilizzare e coinvolgere maggiormente la popolazione barundi nella loro conduzione. Obiettivo finale è quello di concedere ai locali quanta più autonomia possibile per il futuro, L’Operazione decisamente ambiziosa, richiede estrema cautela e conoscenza delle persone che stanno ora conducendo le operazioni e che sono sul territorio ormai da una vita. Ci viene richiesto non solo di sistemare la contabilità ed i bilanci, ma di istruire le circa 1200 persone che gravitano attorno alle cooperative, in modo da far camminare la macchina delle cooperative con le proprie gambe, con le gambe di coloro che finora l'Associazione ha sempre assistito. Il tempo che viene stimato per la realizzazione del progetto è di due/tre anni.

 

Nelle prime settimane abbiamo preso visione dell’ubicazione di ogni singola cooperativa, di come opera e da chi è rappresentata. Con il solito pick-up Toyota condotto dall'ottimo Gervasio, Peppino ci ha accompagnato a visitare tutti i villaggi dove sorgono le cooperative di produzione, lungo sentieri impervi e a volte distanti da Mutoyi. E' stato interessante verificare l'effettiva consistenza di ogni singola realtà, per comprenderne la portata e per avere così un quadro preciso della situazione generale. Ma oggi Peppino si è inoltrato nella fitta nebbia che alle sei meno un quarto avvolge Mutoyi ed è partito. Accompagnato da Paola e dal marito Daniele, è diretto alla capitale Bujumbura dove prenderà il volo per Bruxelles, poi per l'Italia. Il Burundi senza Peppino è come un giorno senza sole, anche se non condivido diverse cose con lui.

 

Ora il nostro referente per il Vispe è il segretario generale Antonio, che avevo già incontrato in un paio di occasioni in Italia. E’ giunto a Mutoyi ed abbiamo tracciato un primo punto della situazione. E’ un serio professionista che sta facendo tanto per l’Associazione. A lui ho ribadito la mia indisponibilità, oltre che per il lunghissimo periodo di tempo richiesto, anche per la ragione, che avevo ampiamente espresso durante gli incontri di Milano e che ho ripreso pari pari dal mio racconto su come interpretare il volontariato. Testuale: “Esistono Associazioni o Missioni strutturate per accogliere sistematicamente i volontari con vitto e alloggio, che prevedono addirittura orari ben precisi per le attività lavorative, altre che lasciano qualsiasi iniziativa alla discrezione e intraprendenza del volontario, altre ancora che non hanno mai ospitato volontari e che si ritrovano per la prima volta a cercare di sfruttare l'opportunità nel migliore dei modi. E' facile intuire che in queste realtà si deve improvvisare ogni cosa, compreso dove dormire e come mangiare. Di queste ultime ho avuto la fortuna di incontrarne molte e sono quelle che preferisco, perché ho campo libero e generalmente in questa condizione riesco a dare il meglio”

Se mi avessero detto che un giorno avrei incontrato una Associazione così strutturata come il Vispe, probabilmente non avrei fatto altro che aspettare quel momento. Ora che ci sono invece, sto decidendo di rinunciare alle lusinghe dei voli, di vitto e alloggio pagati e forse addirittura ad una forma di retribuzione. Questo per continuare ad impegnarmi in progetti di dimensioni piccole e pionieristiche, sempre rivolti alla gente ma dove si deve improvvisare ogni giorno. E' questo che mi piace. Mi accorgo anche che è necessario riprendere la sana abitudine di viaggiare da solo. Da un paio d’anni non faccio altro che muovermi con Associazioni. Devo ricominciare a cercare le persone e non le cose, comprese le attività lavorative. Di variare la consistenza delle realtà con le quali confrontarmi.

 

A questo punto dovrei raccontare cosa non so. So che lo sguardo della bambina distesa sulla stuoia a Ncuba è di quelli che lasciano il segno. Stavolta mi metto io al bongo, per accompagnare il canto sofferto della maestrina Esperanza e dei bimbi della Associazione Vispe di Mutoyi, che a Ncuba raccoglie gli orfani e gli anziani ammalati e soli. Il suono ed i canti hanno svegliato questa bimbina che stava dormendo sdraiata su una stuoia. Così la osservo mentre, allungando le braccine, si fa strada prima sul mio piede per poi arrampicarsi a fatica sul polpaccio e decidere alla fine di riaddormentarsi col capo appoggiato sulla mia gamba. Durante questa faticosa impresa ho osservato i suoi grandi occhioni tristi e rassegnati, di chi non ha mai avuto nulla e che forse non ha nulla da aspettarsi da nessuno.

Credo di aver capito solo ora cosa intendeva dire l’amico e compianto Gianfranco quando mi raccontava dello sguardo negli occhi di Yacky. Quando mi diceva di aver mollato tutto per ridare gli arti alla bimba peruviana orrendamente mutilata a soli tre anni, ma anche per aiutare gli altri disabili degli altipiani andini del Perù. Per questo aveva fondato l’Associazione “la Fuerza de La Amistad” a Huanuco. Ciao grande Gian!

 

A Mutoyi in Burundi, punto d'incontro tra Stanley e Livingston, nasce il Nilo. La sorgente che si trova da queste parti, alimenta il fiume Ruvubu col suo ponte, che nelle nostre escursioni attraversiamo spesso. L’anno scorso su queste rive Emilio ha fotografato un’allegra brigata composta da sei ippopotami a passeggio in compagnia di un coccodrillo. Per me il solito serpentello col quale mi imbatto durante il cammino di ritorno dal fiume.

Il Ruvubu si sviluppa fino al lago Vittoria dal quale riparte col nome più nobile di Nilo.

 

Questa notte sono stato svegliato da un insolito concerto di tamburi. E’ il giorno di Pasqua, mi trovo ancora in Africa, da un mese in Burundi e sono solo le quattro e trenta. Quelli che sento suonare in lontananza non mi sembrano i soliti percussionisti, il ritmo è più scalmanato, tanto da farmi pensare ad un violento temporale. Mi vesto in fretta e furia ed esco nel buio pesto della notte. Grazie ad una torcia e guidato dal suono che riconosco come amico, riesco ad intravedere una ventina di ragazzi con dei grandi tamburi, che hanno deciso di inventarsi una jam session nel cuore della notte. Sono pazzi, ma picchiano duro e assolutamente bene! E’ il modo più elegante di scandire il battere ed il levare, quello che preferisco, caratteristico di questa terra nel cuore dell’Africa nera. E mi lascio coinvolgere… brivido da pelle d’oca!

 

L’operositá del luogo la si scopre anche osservando la comunità più organizzata del mondo, quella delle formichine laboriose, nere nere e lunghe più di due centimetri. E' cessato da pochi minuti un violento acquazzone ed all'interno del loro rifugio deve essere crollata l'impalcatura dell'intricato dedalo di cunicoli e sentieri dei quali è costituito. Perciò osservo il frenetico andirivieni delle operaie intente a portar fuori, ciascuna, un quantitativo di terra approssimativamente pari alla loro lunghezza. In un paio d'ore hanno accumulato una montagna alta una ventina di centimetri... fantastico! Le osservo con grande stima e ammirazione, anche se nel mio primo giorno in questa parte di terra africana, uno di questi animaletti mi è entrato nel sandalo sinistro e mi ha morso violentemente, procurandomi un dolore atroce, con conseguente terribile bruciore ed ingrossamento di tutta pianta del piede. Mi fa ancora male...

Poche sere fa ho assistito invece alla caccia grossa dei gechi alle prese con le termiti volanti, attirate sulla finestra della cucina dalla luce accesa. Le simpatiche lucertoline hanno avuto vita facile data la grande quantità di prede a disposizione. L'abilità e la velocità con la quale cacciano ha dello straordinario! Queste cose, semplici probabilmente non appartengono alle persone che non hanno mai partecipato alle nostre divertentissime serate, forse perchè si sono costruito un mondo di plastica, una campana dove nascondersi in una vita irreale priva di veri, ma veri rapporti umani. Qualcuno abbia pietà di loro.

FINE PRIMA PARTE

Ferruccio Brambilla

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Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
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