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La Nobel degli insegnanti a Roma: «Maestri ad hoc per i baby profughi»

Hanan al Hroub è a Roma per presentare la prima edizione del Premio Nazionale Insegnanti insieme alla ministra Giannini. Poi l'incontro con Papa Francesco

«I bambini che arrivano qui in Italia dopo aver perso uno dei genitori o tutti e due hanno bisogno di riacquistare la fiducia negli esseri umani per ricominciare a vivere». A sostenerlo è Hanan al Hroub , la premio Nobel degli insegnanti, vincitrice lo scorso marzo del «Global Teacher Prize» e a Roma per presentare, insieme alla ministra dell’Istruzione Giannini, la prima edizione del Premio Nazionale Insegnanti, organizzato in collaborazione con la Varkey Foundation. Il viso di Hanan, incorniciato da un velo giallo, è molto stanco. La giornata è stata impegnativa soprattutto per l’incontro con Papa Francesco: «Non posso ancora credere che mi abbia fatto quest’onore — dice visibilmente commossa —, già quando avevo vinto il premio era stato lui ad annunciare il mio nome e ora incontrarlo è stato un sogno. Lui è una persona fantastica».

 

Nel campo profughi

La donna, 43 anni e cinque figli, sa cosa vuol dire crescere in mezzo ai conflitto perché lei stessa è cresciuta in un campo profughi vicino a Betlemme. «Mio padre — racconta — mi diceva sempre che voleva che diventassi un medico ma io mi sono dedicata all’insegnamento e sono molto fiera di questa mia scelta. Ho iniziato a insegnare ai miei figli perché avevano avuto un trauma molto profondo quando mio marito era stato ferito dai soldati israeliani. Loro non riuscivano più ad andare a scuola e si picchiavano in continuazione. A quel punto ho lasciato l’università e sono diventata io la loro maestra»..

 

Risate e gioco

Per riavvicinare i suoi bambini allo studio capisce che deve farli giocare. «Mi truccavo come un clown, cantavo, ballavo. Loro ridevano, tornavano di buonumore, e poi anche i compagni di scuola hanno cominciato a venire da noi. Dal risultato ho capito che quella era la mia strada». Oggi al Hroub è una maestra elementare ad al Bireh, a un passo da Ramallah. Dall’esperienza personale Hanan sviluppa un vero e proprio metodo di insegnamento che poi ha reso pubblico nel libro «We play and learn».

 

Aiuto psicologico

La maestra più brava del mondo consiglia all’Italia di prevedere un percorso particolare per i piccoli rifugiati. «Serve un aiuto psicologico e qualcuno che sia della loro stessa cultura per poterli aiutare a superare questo trauma e poi, più in là, inserirli nella scuola con gli altri». Perché altrimenti il pericolo è che questi bambini diventino dei violenti: «Per loro la violenza è un modo di esprimersi. Bisogna insegnarli a rispettare gli altri e se stessi». L’insegnante deve essere una sorta di genitore che conosce le loro debolezze e i loro problemi. «Attraverso il gioco imparano ad ascoltare gli altri, a comprendere le opinioni diverse, ad accettare la sconfitta senza rabbia.Bisogna creare un clima di collaborazione, fiducia, rispetto».

 

Come artisti

«Gli insegnanti - dice Hanan — sono come gli artisti dovrebbero essere capaci di liberale i bambini dal trauma che hanno subito. Noi vorremmo che i nostri bambini vivessero nell’amore e nella pace. Io chiedo a tutti i governi di cercare la pace e di assicurare che questi bambini possano andare a scuola. Sono loro quelli che pagano il prezzo più alto delle guerre».

Fonte: roma.corriere.it

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