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Il mondo futuro? Sempre più simile al Libano ritrovato

Da Beirut nella verde Bekaa alla scoperta della cerniera dove coabitano 18 religioni e una miriade di culture Il nome del miracolo? Pace

Tempo di crisi. Tempo di fede. Forse ha ragione il Papa: in tanto relativismo resta saldo il bene rifugio della religione. Gioiosa e faticosa. Il fenomeno vale anche per il pellegrinaggio che ha il potere di trasformare il cammino in una forma di conoscenza-sapienza. Benessere interiore.

 Mantova, che nel suo guscio d’acqua e argilla immagina che il pellegrinaggio faccia rima con le Grazie, la Comuna o San Luigi Gonzaga, partecipa invece a imprese internazionali. Prende parte a un particolare peacekeeping. Mantenimento della pace. Formula: aprire e curare nuovi percorsi per i viaggi della fede, nei luoghi dove il cristianesimo è nato, dove tutto è incominciato, posti assolutamente esaltanti e straordinariamente contesi, tormentati, devastati. Sempre a rischio eppure santi. Terra Santa, che non calca e ricalca unicamente Palestina e Israele, con il sistema Gerusalemme-Nazaret-Betlemme. Ma penetra in Giordania. Si estende in Siria. Per forza comprende il Libano. Pellegrinaggio dentro la cronaca, nel mezzo della più instabile cerniera del mondo.

 Beirut sfebbrata dalla guerra durata quindici anni, che non ha dimenticato i bombardamenti israeliani e sotterrato il premier Rafiq al Ariri ammazzato nel 2005 (la tomba è lì nella piazza dei Martiri sotto una tensostruttura), è sicuramente il punto di contatto, tensione, urto delle placche della storia. Ogni tensione sembra sfinirsi o principiare sotto e intorno alla città, un milione e mezzo d’abitanti. Quattro ne conta l’intero paese che si identifica in 18 religioni e in una convivenza dichiarata e nella consapevolezza di essere “la terra” di ogni eventuale cortocircuito fra i paesi confinanti o della regione. Brevivet, compartecipata dalla curia di Mantova e che ha per vice presidente l’altrettanto mantovano Nicola Comparini - ha riaperto il varco. Destinazione Libano. Da ora è possibile. Il pellegrinaggio sulla costa fenicia e nell’entroterra cananeo è più che giustificato perché attraversa e conosce l’intrico delle fedi, intercetta il senso di Dio, ritrova imperi archeologici. «Ma innanzi tutto pietre vive».

 La definizione è di Giovanni Sesana, fondatore dell’organizzazione, che del pellegrinaggio (per ager, per i campi) ha fatto una vocazione e un soggetto di scrittura per i suoi libri. Ha la felice manìa di aprire percorsi, traghettare, scollinare, spaesare, incontrare.

 Il paese dei cedri è un luogo corto e stretto che non si può mancare. Grande come metà Lombardia, è il barometro d’ogni tensione e pressione dell’arcaica mezzaluna fertile. Il Libano probabilmente contiene la formula segreta del mondo del futuro prossimo. «Il mondo diventerà sempre più simile al Libano». È la sentenza acuta di Giordano Gabriele Caccia, 52 anni appena compiuti, da quattro mesi nunzio apostolico a Beirut, più semplicemente ambasciatore del Papa. Milanese, e si sente, tratteggia questo pronostico alla riunione che si svolge nel cuore della capitale. Il modello libanese ha la straordinarietà di contenere tutto e non conclamare contraddizioni: dal santuario della Madonna che dal picco di Harissa protegge la città bianchissima e modernissima. Promontorio in mezzo al mare cobalto. Un intrico. Lassù a pregare vanno i cristiani e le donne musulmane. Insieme.

 Un mix di religioni in quella che fu la Svizzera del Mediterraneo, terra fertilissima, zona crociata, patria dei cattolici maroniti, dei caldei, dei drusi, dei sunniti e degli sciiti. E qui si scoprono i nervi, si svela il mosaico dove ogni tanto il mondo intorno va a scaricare le sue tensioni. E in tempo di pace - oggi - alimenta un’economia rigogliosa, scintillante. Beirut è il posto più proteso del vicino Oriente verso il vicino Occidente. Vale la pena percorrerlo, il Libano. Partendo da Beirut, così densa di mondo e che ascrive al patriarca dei maroniti, il cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, l’autorità garante a cui s’affida anche il primo ministro musulmano sunnita. Le distanze sono brevi e i panorami verdi e celesti. Tutto Mediterraneo a ovest, la Siria dietro la valle della Bekaa e i monti dell’Anti Libano, a sud Israele e i Territori Palestinesi che la gente dell’antica fenicia evoca con pudore. Pellegrinaggio antico fra la cronaca quotidiana. Immancabile il viaggio a Baalbek, a nord, un nido di romanità colossale dentro la valle della Bekaa che a sud, in fondo, è chiusa dalla mole del Monte Ermon ora coperto di neve. La visita al sito d’età imperiale lascia senza fiato per le sue dimensioni fuori misura e la vita che brulica intorno. Bandiere verdi e gialle degli Hezbollah - il partito sciita di Dio - sventolano ovunque. Questo è uno dei tanti fragmenti di Libano dove l’adesione alla fazione d’ispirazione iraniana è generale. Si espande ogni giorno appena sopra la testa dello Stato d’Israele. Anche gli italiani con le stellette, a sud, garantiscono il cuscinetto, l’interposizione. L’ambascitore d’Italia a Beirut, Gabriele Checchia è fiducioso sul mantenimento della pace e sottolinea la collaborazione anche imprenditoriale con il paese dei cedri. Non si può lasciare la Bekaa senza puntare su Anjar, cittadella del periodo ommayade a un niente dalla Siria. Altro tesoro è Byblos, a nord della capitale, sulla costa. La leggenda garantisce che è la città più antica del mondo per la sua continuità abitativa, e che ha ispirato il nome che oggi diamo al libro, ai libri. Dalle case di 7mila anni fa fino alla rocca ottomana e al museo interno che rimanda a quello lindo, ricchissimo di Beirut. Città che ha ingerito ogni cultura. Qui non ci si può stupire - finalmente - se un cristiano parla in arabo, se un prete ha cognome arabo. Come l’arcivescovo Béchara Raï che ci accoglie nel suo soggiorno. Anche l’incontro con Paul Dahdah è illuminante. È il vicario apostolico di Beirut, già vescovo di Bagdad. Gli anni di Saddam e delle Guerre del Golfo le mostra in filigrana in questa sua deduzione: «I cristiani d’Oriente sono ormai un tema di attualità per molte categorie di persone: ricercatori, difensori dei diritti dell’uomo, orientalisti, scrittori... Non figura in questo breve elenco la categoria dei governanti troppo presi e implicati negli interessi dei loro rispettivi paesi... Qui si trova la radice di tutti i conflitti armati che hanno travolto i nostri paesi del Medio Oriente».

 Ora che è in piena pace vale la pena di capire lo straordinario Libano di Khalil Gibran e del Cantico dei Cantici: “Il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano”.

 

di Stefano Scansani

 

GAZZETTA DI MANTOVA DEL 14/03/2010

 

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Editoriale

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