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Venezia: migranti africani in un documentario italiano

Non è un instant movie, si affretta a dire Marco Simon Puccioni, ma "Il colore delle parole", un film documentario, in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra del cinema di Venezia (2-13 settembre), è immerso nell’attualità, quella del dibattito sull’immigrazione

Non è un instant movie, si affretta a dire Marco Simon Puccioni, ma "Il colore delle parole", un film documentario, in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra del cinema di Venezia (2-13 settembre), è immerso nell’attualità, quella del dibattito sull’immigrazione, sul pacchetto sicurezza, sull’ultima tragedia nel Canale di Sicilia oltre che nel ricordo della morte di Jerry Maslo, l’africano ucciso per razzismo a Villa Literno di cui oggi ricorrono i 20 anni.

Il documentario fa il ritratto di un gruppo di migranti africani, in Italia da più di 30 anni, arrivati come studenti e oggi con famiglie e figli nati qui molto spesso da unioni con italiani. “E’ il racconto di una vicenda umana di chi anno dopo anno ha visto cambiare atteggiamento verso di loro, più stranieri oggi di 30 anni fa quando a loro non venivano fatte domande sullo status ma erano considerati come persone, forse perché ancora così pochi sul nostro territorio”, spiega Puccioni che aveva partecipato al progetto Intolerance, film collettivo contro il razzismo. Tutti loro, racconta il regista, “spiegano che fin quando non si accetterà l’immigrazione come un fatto strutturale della nostra società oggi, non si faranno passi avanti nella direzione della sicurezza sociale e nelle politiche di integrazione, sempre che il governo le voglia”. Il colore delle parole mira a far riconoscere “queste persone come concittadini, anche se la cittadinanza in Italia deriva ancora dal diritto di sangue e non di suolo”. Protagonista in particolare è Teodoro, poeta e mediatore culturale, accompagnato da Puccioni in un viaggio di ritorno al suo paese d’origine, il Camerun dopo 30 anni. Ma anche Martin, musicista e informatico, Justin sindacalista e Steve mediatore culturale. “Nel colore delle parole racconto di queste persone simboliche dei 4 milioni di immigrati regolari, grande ricchezza sociale, culturale oltre che economica del nostro paese”. C’é spazio anche per la cronaca nera, quella dell’uccisione di Maslo, che raccoglieva pomodori per una paga da fame, diventato simbolo anti-razzista e su cui gli immigrati africani scesero in piazza per la prima volta, “conosciuto da molti di loro che d’estate, a università chiusa, andavano a raccogliere pomodori in quelle zone”. E quella delle tragedie dei barconi, “un modo illegale, pericolosissimo di arrivare qui e che loro cercano di scoraggiare in ogni modo con i parenti africani, consapevoli che nelle acque del canale di Sicilia molti loro familiari sono morti in questi anni”. Prodotto da Mario Mazzarotto per Intel Film e da Bruno Tribbioli e Alessandro Bonifazi per Blue Film in collaborazione con Aamod e Associazione Kel’Lam con il sostegno del Programma Media, Il colore dei soldi sarà distribuito da Movimento Film.

 

(ANSA)

 

http://www.primaonline.it/2009/08/25/73311/cinema-venezia-migranti-africani-in-un-doc-italiano/

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Editoriale

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