You are here: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Asia/Africa Articoli Cultura e curiosita' Cose di Turchia
Accedi a ..
Ospitalità Mantovana .....
logo-albergo-hotel-bianchi-mantova.png
In Evidenza ...

Cose di Turchia

L'amico Graziano Ricagno, del Gruppo Esperantista, ci aiuta a capire la Turchia, Paese di grande importanza geopolitica (quanti sanno, ad esempio, che negli ultimi anni il PIL della Turchia cresce a una percentuale vicina al 10%?), ma che non sembra suscitare grande interesse dalle nostre parti

Che cos’è il tekerleme?

Com’era organizzato l’ Impero ottomano?

Che cos’è il delitto d’onore?

Chi sono gli aleviti?

L’incendio di Smirne?

Dove si trova Oçalan?

 

Quanti di noi sanno rispondere a queste e ad altre domande sulla Turchia?

Eppure la Turchia si avvia a diventare un nostro vicino nell’Unione Europa. Bisogna conoscerla meglio. Scopo di questo MINI è colmare un poco la lacuna, offrendo qualche spunto per una ricerca personale.

La ricerca è iniziata in Wikipedia, dove si trovano i soliti dati statistici ufficiali di cui non si può fare a meno, ma l’idea è stata di partire con un argomento più accattivante di tipo culturale. Che fare?

La soluzione è stata:

cercare in internet

consultare testi italiani

avere notizie di prima mano dall’amico turco, Can (pronuncia: Gian).

Perciò come primo argomento ci occupiamo del tekerleme. Si dice che abbia un’origine antica; è una specie di prologo della fiaba, una filastrocca senza senso, un elenco di bugie, un gioco di parole, che non ha niente a che vedere con la fiaba vera e propria la quale inizia subito dopo.

Il tekerleme gioca sull’assurdo.

Ecco un esempio::

Incontrai delle pulci. Schiacciai la pulce più grossa e con la sua pelle feci una grandissima tenda con posti per sessanta persone. Catturai anche la pulce suo sposo ma che cosa feci mai! Ci vollero diciottomila bufali per seppellirla. Presi la pulce di traverso. Tirai fuori tutto il grasso, proprio tutto, e ottenni novanta chili di strutto. Poi legai la pulce alla mia sella ma lei strappò le cinghie e volò via; ti è piaciuta la mia bugia? (da Storie dell’altro mondo. S.Giovanni in Persiceto)

 

TURCHIA. PARTE GENERALE

Territorio: Asia occidentale (Anatolia) e in parte sud-orientale dell’Europa.

Terreno coltivabile: 32%.

Abitanti: più di 74 milioni (2010)

Nascite: 18,7 ‰ all’anno (2006)

Morti: 6,3 ‰ all’anno (2006)

Emigranti: nessuno (stima)

Mortalità infantile: 26 morti ‰ (2006)

Nati per ogni donna: 2,18 per donna (2006)

Vita media: (69,1 uomini, 74,1 donne) (2006)

Etnie: 80% circa turca, 20% circa curdi, più numerose altre

Lingua: turca (ufficiale),

Religione: 99,8% islam (sunismo e alevismo), 0,2% altri (cristianesimo, ebraismo ecc)

1 euro = 2,04 Lire Turche (gennaio 2011)

(www.allaboutturkey.com)

La Turchia geograficamente è divisa in otto regioni:

Marmara, Egea, Mar Nero Occidentale, Mar Nero Orientale, Anatolia Orientale, Anatolia Centrale, Anatolia Sudorientale, Regione mediterranea, ed è molto ricca dal punto di viste etnico: in Turchia si trovano 36 etnie diverse.

 

Scrive Can (pronuncia: Gian): io racconto della mia regione, la regione del mar di Marmara, che incomincia dal confine della Grecia e della Bulgaria; la Turchia Europea fa parte dell’antica Tracia (che era provincia dell’impero romano e che ora è suddivisa tra Turchia, Grecia e Bulgaria) e comprende tre città: Edirne, Kirlareli, Tekirdağ e la parte europea di Istanbul.

Molti abitanti di Istanbul discendono da immigrati venuti dalla Bulgaria, dall’Albania, dalla ex-Jugoslavia (ora costituiscono delle minoranze).

In questa zona si trovano le sponde del Mar Nero, del mar di Marmara e dell’Egeo. La terra è buona e dà molti frutti: es. grano, mais, girasole, uva, verdura e frutta, olive ecc,   ma da 25 anni è cresciuta anche l’industria perché la zona è vicina all’Europa e perciò è facilitata l’esportazione.

La mia terra produce anche vini ma pochi uomini li preferiscono.

A Edirne quando si raccoglie il succo fermentato, vi si mette della senape; il nome turco è ‘hardal’ e la bevanda si chiama ‘hardaliye’ che somiglia al vino ma contiene senape ed è preferita da molti. Il brandy turco si chiama ‘raki’ e somiglia all’’uzo’ (greco ndt), prodotto dall’uva con aggiunta di anice. Prima di berlo si mescola con acqua e la bevanda risultante somiglia al latte.

Nel nostro paese i bar delle piccole città sono riservati agli uomini, ma nelle grandi città possono frequentarli anche le donne.

 

L’impero oggi.

I nostri testi occidentali di storia spesso ci presentano l’Impero Ottomano come una macchina aggressiva, un incubo che si manifestava nella frase d’allarme “Mamma, li Turchi!” che assalivano le nostre città.

La prevalenza di quest’aspetto ha messo in ombra le caratteristiche positive dell’Impero: uno straordinario intreccio di etnie, una perfetta organizzazione statale, la tolleranza per le minoranze religiose, la posizione rilevante delle donne; per converso la separazione tra l’autorità centrale, tutta nelle mani del sultano, e il popolo; la non rara eliminazione anche fisica di scomodi pretendenti al trono.

La letteratura turca antica e moderna è molto ampia, ma non molto conosciuta in occidente, ad eccezione di Orhan Pamuk, vincitore del Premio Nobel 2006.

 

Lingua: le consonanti italiane sono del tutto simili a quelle turche con poche eccezioni:

la c si legge sempre come la g italiana di gelato: Istiklal Caddesi (Via Istiklal) si legge infatti giaddesi.

la ç ha il suono della c italiana di ciao (çocuk, che significa bambino, si legge ciogiuk)

la g è sempre gutturale (gece, che significa notte, si legge ghege)

la ğ non è una vera consonante: serve solo per allungare il suono della vocale che la precede (dağ, che significa montagna, si legge daa)

la h è sempre aspirata

la s è sempre sorda (come in sale)

la ş è uguale al suono sc italiano (Şarap, equivalente turco di vino, si legge ''sciarap)

la y è la i semivocale

la z è uguale alla s sonora di rosa

 

Can suggerisce che la Turchia è una realtà grande e complessa, che non si può descrivere in poche pagine. Ci limitiamo ad alcuni cenni.

A Sivas caratteristica è la presenza degli Aleviti: sono un gruppo religioso, sub-etnico e culturale che conta dieci milioni o più di membri. Gli aleviti credono che Alì, genero e figlio adottivo del Profeta, sia l’unico e legittimo successore di Maometto e che la dottrina sia incarnata nei dodici infallibili imam. L'Alevismo è considerato una delle molte sette dell'Islam, ed ha caratteristiche particolari: i riti religiosi si svolgono in case assembleari (cemevi) ma non nelle moschee. Le loro cerimonie includono musica e danza.

A differenza della maggior parte delle altre pratiche musulmane, i rituali degli Aleviti sono principalmente in lingua turca, a volte in curdo. Queste loro tipicità furono bersaglio sia di accuse che a volte di cruente persecuzioni.

Le caratteristiche principali degli Aleviti sono:

Amore e rispetto per tutti: (“l'importante non è la religione, ma essere un umano”)

Tolleranza nei confronti delle altre religioni ed etnie (“Se danneggi il tuo prossimo, le preghiere rituali che hai compiuto non sono valide”)

Rispetto per i lavoratori ("Lavorare è il più grande atto di fede”)

Uguaglianza fra uomini e donne, che pregano fianco a fianco. È praticata la monogamia.

(da Wikipedia)

 

ooooooo

 

Cronaca recente: Duemila persone protestano “No al delitto d’onore”.

Ankara. Migliaia di donne sono scese in piazza ieri in Turchia per chiedere al governo di cancellare la pratica dei delitti d’onore e contrastare la violenza sulle donne. “Non trasformate il nostro velo di spose in sudari” recitava uno degli slogan urlati da oltre 2000 donne che hanno manifestato ad Ankara. Diverse centinaia di manifestanti anche a Istanbul. Le organizzazioni femministe chiedono una legge più rigida: nonostante la normativa entrata in vigore nel 2005, che prevede pene fino all’ergastolo, il fenomeno resta difficile da punire e secondo le statistiche è addirittura in crescita. Nel 2010 le vittime sono state 217. (Gazzetta di Mantova 9/03/2011)

In alcuni paesi del mondo un delitto perpetrato al fine di salvaguardare l'onore (ad esempio l'uccisione della coniuge adultera o dell'amante di questa o di entrambi) è sanzionata con pene attenuate rispetto all'analogo delitto di diverso movente, poiché si riconosce che l'offesa all'onore arrecata da una condotta "disonorevole" vale come una gravissima provocazione, e la riparazione dell'onore offeso non causa riprovazione sociale. La circostanza prevista richiede che vi sia uno stato d'ira (che viene in pratica sempre presunto). La ragione della levità della pena deve reperirsi in una "illegittima relazione carnale" che coinvolga una delle donne della famiglia; di questa si dà per acquisito, come si è letto, che costituisca offesa all'onore. Anche l'altro protagonista della illegittima relazione può dunque essere ucciso contro egual sanzione.

 

Ormai ci manca solo la risposta all’ultima delle domande iniziali:

Abdullah Ocalan, il capo del partito curdo PKK (che ora non esiste più), è ancora in carcere, condannato all’ergastolo; il 10 luglio 2010 è uscito dalla cella d’isolamento.

 

PROVERBI TURCHI

La carne dell’uomo è indigesta.

Se la curi è una vigna, se non la curi è un monte.

Non c’è uomo senza errori.

L’asino morto non ha paura della volpe.

 

 

Il movimento esperantista turco: il movimento è rappresentato in Turchia da soci presenti in diverse città. La sede del Delegato Specialista si trova nella città di Bursa.

 

Concludiamo questo breve saggio con una frase dell’amico Can:

Popoloj havas antaŭjuĝojn sed kiam ni kontaktas eksterlandanojn, tiam ni komprenas ke homoj similas unu la alian. Amike.

I popoli hanno dei preconcetti, ma quando veniamo in contatto con stranieri, allora comprendiamo che gli uomini si somigliano uno con l’altro. Con amicizia.

Document Actions
Share |
Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
Tutti gli Editoriali