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Energia solare all'Europa dal Sahara: miracolo o miraggio?

Sta prendendo piede il progetto da 400 miliardi di euro per fornire all'Europa energia solare prodotta nel Sahara, anche se i critici ravvisano elevati rischi in una così ampia iniziativa basata su una tecnologia giovane nei paesi nordafricani politicamente instabili.

Sta prendendo piede il progetto da 400 miliardi di euro per fornire all'Europa energia solare prodotta nel Sahara, anche se i critici ravvisano elevati rischi in una così ampia iniziativa basata su una tecnologia giovane nei paesi nordafricani politicamente instabili.

Desertec - il progetto sull'energia solare più ambizioso al mondo - prevede la creazione di campi di specchi nel deserto in grado di riflettere i raggi solari per far evaporare l'acqua inducendo le turbine a produrre elettricità pulita che colleghi Europa, Medio Oriente e Africa del Nord.

I sostenitori di Desertec, una decina di aziende industriali e finanziarie, soprattutto tedesche, sostengono che questo potrebbe portare l'Europa all'avanguardia nella lotta contro il cambiamento climatico e aiutare le economie europea e nordafricana a crescere rispettando i limiti delle emissioni di gas serra. Altri invece vedono molti rischi, tra cui la politica del Maghreb, le tempeste di sabbia sahariane e i problemi per le popolazioni del deserto la cui acqua verrebbe deviata e fatta convergere verso i pannelli solari. Inoltre sostengono che la tecnologia ad energia solare concentrata (Csp), su cui si basa Desertec, richieda costi e rischi molto più elevati rispetto al mosaico in rapida crescita di installazioni di celle fotovoltaiche su scala inferiore che generano gran parte dell'energia solare di cui dispone attualmente l'Europa. I fondatori di Desertec sono partiti dal fatto che i deserti ricevono più energia solare in sei ore di quella consumata da tutta l'umanità nell'arco di un anno. "Il Sahara offre tutti i vantaggi, vicinanza all'Europa, praticamente nessuna popolazione e luce solare molto intensa", ha detto George Joffe, ricercatore ed esperto del Maghreb all'Università di Cambridge, che non partecipa al progetto."Sarebbe da pazzi non cogliere questa opportunità".

 

Tom Pfeiffer – Reuters 24/08/09

 

http://www.missionaridafrica.org/news/news_all.htm#t36

 

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