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Dalla Via della Seta al petrolio del Kashagan: i segreti del Kazakistan

‘Ocen rad Kazakhstan’, felice di conoscerti Kazakistan. A tracciare un profilo dello Stato cerniera tra Europa e Asia, è un reportage esclusivo di Aki-Adnkronos International degli inviati Gerardo Picardo e Josephine Mckenna, con riprese di Federico Colladon

‘Ocen rad Kazakhstan’, felice di conoscerti Kazakistan. A tracciare un profilo dello Stato cerniera tra Europa e Asia, è un reportage esclusivo di Aki-Adnkronos International degli inviati Gerardo Picardo e Josephine Mckenna, con riprese di Federico Colladon, che mostra le solide relazioni culturali e commerciali che legano il Kazakistan e l’Italia. Il reportage si è conquistato spazi su Unomattina, il Tg2 e sul Tg5, con ampi servizi, mentre l’esclusivo documentario è trasmesso dal Rotocalco Adnkronos. Il 4 novembre il presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev sarà in visita in Italia, dove incontrerà il premier Silvio Berlusconi e Benedetto XVI.

Tutta da scoprire la leggendaria terra dei guerrieri kazaki. Qualcuno ha scritto che in nessun altro posto del mondo, come in questa parte di Asia, le stagioni hanno colori così forti: si va dal giallo oro che annuncia l’inverno alle Montagne del Cielo. Tra i tramonti di sangue delle vette che stregarono Marco Polo la regina è l’Irbis, la tigre delle neve, simbolo della Repubblica del Kazakistan. Una leggenda medioevale racconta di gente talmente unita che un gatto poteva camminare sulla città passando di tetto in tetto. E il grande poeta Abai parlava dei kazaki come del popolo senza odio, perché l’invidia è nemica della verità.

In questa terra sterminata convivono in pace 130 etnie diverse, sulla traccia segnata dalla mano del loro ventennale leader Nazarbayev. Nei mercati si beve succo di melograno, mentre sui banchi è una festa di colori e sapori. Il segreto di questo popolo fiero è nella tenda, la Yurta, fatta in tre parti: una guarda sempre al cielo, l’ultima sulla terra. Chi abita la metà, cioè gli uomini e le donne, sono il cuore di carne che lega la terra al cielo.

Cerniera tra Europa e Asia, il Kazakistan è una democrazia che ha appena 18 anni. I kazaki sono definiti gli italiani d’Asia e del nostro paese amano la musica, Dante e Petrarca, il genio creativo e l’architettura che dà luce a molti monumenti del Paese. C’è un destino di confronto nel vento kazako, quello che soffia sull’antica via della Seta o nel deserto dove una bimba cerca una ciotola di latte di cammello. Il cielo infinito della steppa ricorda che le aquile non hanno gabbie, mentre il fiume Yshim, ghiacciato per le prime nevi, porta le tradizioni di un popolo antico. Una di esse racconta che quando nasce un bambino il padre esce di casa e dà alla prima stella che vede il nome nome del figlio.

E poi il sale del Mar Caspio, triangolo di Cristo, Maometto e Budda. E lo stadio Medeo, che con i suoi 10.000 metri quadri a 1.650 metri di quota è il campo di pattinaggio più alto e grande del mondo. Servirà, come altri impianti tra Almaty e la capitale Astana, ai Giochi Asiatici del 2011 in Kazakistan. Quanto alla vecchia capitale, Almaty, il suo nome in kazako significa ‘il padre delle mele’ ed è il cuore finanziario dello Stato asiatico guidato da vent’anni dal presidente Nazarbayev.

E’ però il petrolio del Kashagan a portare in primo piano il Kazakistan sullo scacchiere economico mondiale. I giacimenti di oro nero sono la scoperta più grande negli ultimi 40 anni. In questo fortunato tratto di mare si costruiranno 37 isole artificiali. Al progetto, che prevede un impegno di spesa di 150 miliardi di dollari, partecipano anche Agip ed Eni. A Bautino c’è anche la base del cane a sei zampe, l’Agip Kco. Nel corso della visita del presidente Nazarbayev in Italia il 4 novembre prossimo, verranno siglati con il premier Berlusconi 13 accordi commercali e 5 accordi di Stato tra i due Paesi. Da Finmeccanica alla Todini, sono al momento 130 le imprese italiane che operano nello stato asiatico che nel 2010 presiederà l’Osce. Il volume di affari tra Italia e Kazakistan è stato di 13 miliardi di dollari per l’anno 2008.

E’ la capacità di pensare il nuovo la sfida che sta percorrendo il Kazakistan. Il gasdotto attraversa il deserto da Fort Scevchenco, mentre l’ex Centrale atomica ora produce acqua dal Mar Caspio. Continua il viaggio e si arriva ad Astana, capitale dello stato dal 1997. Si rimane impressionati dallo spettacolo della sua moderna archittetura che ha il suo cuore nel centro, dove si alza la Baiterek Tower, l’albero della vita alto 97 metri. E poi la Piramide, i centri finanziari, i grattacieli azzurri e dorati. A dare anche nella pietra l’immagine di una giovane democrazia che ha già scelto il suo futuro.

Tra Astana e Roma c’è sempre più voglia di confronto, riscoprendo percorsi e bellezze, come dimostra l’impegno dell’ambasciata kazaka a Roma. La diplomazia di villa Mazoni ha infatti contribuito a recuperare importanti reperti archeologici, restituendoli all’antico splendore. Si tratta della villa imperiale di Lucio Vero, che nella seconda metà del II secolo a.C. realizzò una delle più belle ville del suburbio romano, offrendo ai viaggiatori della via Cassia uno spettacolo che restava inciso nel cuore. Gli scavi eseguiti dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e in parte finanziati dal nuovo proprietario di villa Manzoni, lo stato del Kazakistan, hanno così recuperato l’antica fontana circolare che faceva parte, con scenografici giochi d’acqua, di una serie di stanze di rappresentanza ad intarsi marmorei che disegnano la splendida villa all’Aquatraversa.

La scoperta più sensazionale è stata quella di una grande struttura ad emiciclo con portico decorato che fungeva da sala per i sontuosi banchetti cari all’imperatore Lucio Vero. La novità più eclatante delle recenti campagne di scavo è invece il ritrovamento di una sala adiacente l’aula semircolare dove si è conservata quasi integralmente una ricca pavimentazione a mosaico. Nel disegno convivono, con vivace espressività, scene di attività agonistica e di spettacoli teatrali connessi alle stesse attività sportive. La villa, che ebbe vita almeno fino agli inizi del IV sec. d. C., è stata nuovamente valorizzata dalle ricerche archeologiche, che restano come un altro documento di pietra all’interno di una storia che cuce la vicenda di due Paesi distanti solo geograficamente.

Come le onde di un mosaico sul pavimento che supera il tempo, la vicinanza tra Kazakistan e Italia passa dalle pietre alla solidarietà concreta, con il ministro della Cultura Muktar A. Kul-Mukhamed che spiega come il governo kazako abbia finanziato il restauro della Chiesa di San Biagio in Amiterno, distrutto dal terremoto che ha colpito l’Abruzzo. Tra memoria e futuro, ‘Joliniz Bolsyn Kazastàn’: buon viaggio Kazakistan.

www.agenziaradicale.com

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Editoriale

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Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
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