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Renzi corteggia l’Africa: che cosa c’è sotto

A scavare nel viaggio africano di Matteo Renzi si scopre anzitutto il petrolio, e senza nemmeno bisogno di trivellare.

 

Giacimenti enormi in Nigeria, dove il premier è stato lunedì. Altri mega-depositi in Ghana (la tappa di ieri). Piattaforme offshore in Senegal, ultima meta prima di ritornarsene nel pomeriggio a Roma.
Veltroni in Africa voleva andare mosso da compassione e per essere solidale con i popoli laggiù.
Berlusconi aveva in animo di costruirci ospedali (l’idea, più volte pubblicizzata, non ha ancora fatto passi avanti).
Renzi invece punta agli affari, senza troppi complessi. È stato più spesso lui da quelle parti che Salvini da Putin, ed è tutto dire.
Nel 2014 aveva girato Angola, Mozambico e Congo; l’anno scorso il Kenya e l’Etiopia, sempre portando con sé folte delegazioni di grandi imprese e in particolare dell’Eni. Basti dire che ieri, ad Accra, l’ente petrolifero ha stipulato contratti di qui al 2036.
Petrolio, dunque, e tanto business. Ma non solo quello.

Renzi è in Africa per chiedere una mano nella nostra scalata all’ONU.
In giugno l’Assemblea generale sceglierà i nuovi membri (non permanenti) del Consiglio di sicurezza, e l’Italia ha buone chance. Se dovesse farcela, Matteo pensa che avremmo qualche motivo in più per farci ascoltare, pure in Europa.
Ai nostri diplomatici ha detto che non ammette scuse, quel seggio dev’essere conquistato a tutti i costi. Lui per primo si sta dando da fare.
Punta moltissimo sul sostegno africano. Promette in cambio un atteggiamento amico. Siamo stati colonialisti, è vero, però meno odiosi di altri.
Sarà per puro caso, ma si annuncia un altro importante viaggio africano. Verso metà marzo a partire sarà Sergio Mattarella, con destinazione Etiopia e Camerun. E visto che la prossima settimana sarà in America per incontrare Obama (affronteranno temi come la Libia e la lotta al terrorismo), il Capo dello Stato coglierà l’occasione per fare visita al Palazzo di Vetro. Lì terrà un discorso e stringerà la mano a numerosi rappresentanti Onu. Ogni paese esprime un voto, ogni voto potrebbe essere quello decisivo.

Di Ugo Magri
03 Febbraio 2016 (Fonte www.lastampa.it)

 

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