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Bamiyan: così rinascerà la statua del "piccolo Buddha"

A distanza di 15 anni un gruppo di esperti restauratori coordinato dall'Unesco sta studiando le modalità per ricostruire la più piccola delle statue distrutte nel 2001 dai talebani afghani

Sono trascorsi 15 anni da quando, nel 2001, i talebani afghani distrussero con la dinamite i monumentali Buddha di Bamiyan, due enormi statue alte 55 e 33 metri scolpite nella pietra a 230 chilometri da Kabul. A ricordarlo è l’Ambasciata italiana a Kabul.
Uno dei crimini più odiosi contro uno dei patrimoni dell'umanità dichiarati dall’Unesco di cui si sono macchiati i talebani sotto la guida del Mullah Omar, che considerava “simboli pagani” quelle rappresentazioni di inestimabile valore. Rispondendo alla denuncia globale per la distruzione dei Buddha, i talebani dissero che l’azione era stata decisa per protestare contro l’attenzione che la comunità internazionale dimostrava per le statue mentre il popolo afghano soffriva la fame.
A distanza di 15 anni, rende noto l’Ambasciata, un gruppo di esperti restauratori (tedeschi, giapponesi, coreani e italiani) coordinato da Unesco sta studiando le modalità per ricostruire la più piccola delle statue, mentre l’eventuale restauro dell’altra sarà deciso successivamente.
Del progetto se ne è parlato, a inizi dicembre, nel corso di un incontro del gruppo tecnico su Bamiyan riunito all’Università di Monaco. Al workshop erano presenti il governatore della provincia, il vice Ministro della Cultura e i Paesi donatori (per l’Italia ha partecipato il Direttore dell’Ufficio di Cooperazione in Afghanistan Rosario Centola). Tre le attività individuate con alto livello di priorità: la conservazione delle nicchie dei Buddha (i cui lavori sono ricominciati nel secondo semestre 2016 e proseguiranno almeno fino al 2018), la necessità di rivedere il masterplan culturale di Bamiyan e, appunto, la ricostruzione del Buddha più piccolo, che il governo afghano ha ufficialmente richiesto.
Durante una sessione di incontro, è stato proiettato il video realizzato dall’Ufficio italiano di Cooperazione in Afghanistan sul patrimonio culturale di Bamiyan, particolarmente apprezzato da tutti i presenti.
Sempre nell’area di Bamiyan, precisa l’Ambasciata, la Cooperazione Italiana, con la collaborazione dell’Università di Firenze, ha appena iniziato le attività relative alla realizzazione del masterplan di Bamiyan, che verrà disegnato tenendo in considerazione il masterplan culturale della valle. Tale piano segue la realizzazione della strada Kabul-Bamyan, inaugurata lo scorso mese di settembre e finanziata dall’Italia con un credito d’aiuto pari a 99.6 milioni di euro.
Inoltre, nella programmazione 2017 è stato presentato un progetto per la realizzazione del bypass di Bamyan (un tratto stradale di 7,5 km dal check point di Kakrak alla Foladi Valley Road, che si connette con la sopramenzionata Kabul-Bamiyan), che ha come obiettivo principale quello di preservare il sito archeologico antistante ai Buddha, che ad oggi è a rischio a causa del traffico di mezzi pesanti.

(aise)

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