Burkina Faso: dittatura, povertà e aiuti internazionali
Questo paese, relativamente giovane dal punto di vista politico, è di antichissimo popolamento: le popolazioni di cui si è ritrovata traccia risalgono al paleolitico. E' attestata anche la presenza dei Dogon, che anticamente dimoravano nella parte settentrionale del paese. Abitato da numerose etnie tra loro anche molto diverse, presenta dunque una ricchezza etnica e antropologica di assoluto rilievo, e una varietà linguistica altrettanto importante. Numerosi studi condotti nelle università di tutto il mondo hanno avuto come oggetto la storia umana di questo paese. La popolazione oggi si suddivide in due grandi gruppi: i Voltaici ed i Mande. Ma vi sono anche le etnie Bobo, quella dei Mossi, i Fulbe, i Gourmantchè, i Gourunsi nonché minoranze come i Tuareg, i Bisa-Samo e gli Hausa. Un vero mosaico umano. La ricchezza della flora e della fauna del paese è una delle grandi possibili attrattive che vanno preservate.
Il Burkina Faso è al 181esimo posto nella speciale classifica ISU (indice di sviluppo umano) ed è uno dei paesi più poveri del mondo. L'agricoltura di sussistenza produce sorgo, miglio, mais, riso, arachidi e patate dolci ma non a sufficienza per le esigenze alimentari della popolazione. Le ricorrenti e catastrofiche siccità arrecano gravissimi danni all'agricoltura: inoltre il processo di desertizzazione delle terre sembra non poter essere arrestato. La diminuzione della superficie agricola utilizzabile comporta il ricorso all'aumento delle importazioni di prodotti agricoli, incrementando così l'indebitamento del paese. L'unica coltura commerciale che viene esportata è il cotone, di discreta resa. La carenza idrica è un altra spinosa questione che in parte è stata risolta (perlomeno per la capitale) con la creazione del bacino artificiale di Ziga. Una organizzazione industriale strutturata è praticamente assente in Burkina Faso: si possono menzionare solamente alcuni impianti di lavorazione delle materie prime, zuccherifici, manifatture di calzature e di vestiario e alcuni impianti petrolchimici. La presenza di importanti risorse minerarie (rame, manganese ma soprattutto oro) stanno attirando l'interesse di molte compagnie straniere per l'estrazione e lo sfruttamento.
La speranza di vita alla nascita è di circa 50 anni, una tra le più basse del mondo. La mortalità infantile si attesta sul 92 per mille, la diffusione di gravi malattie endemiche a cui è molto difficile far argine e la inesistenza di strutture sanitarie rendono la vita molto precaria in questo paese. In particolare la malaria e l'AIDS costituiscono delle vere e proprie emergenze sanitarie, a cui il paese non è in grado di reagire.
Il Burkina Faso è indipendente (era una colonia francese) dal 1960. Dopo una breve parentesi democratica, la guida del paese è stata assunta dapprima dai militari e successivamente da Thomas Sankara (ex militare di ispirazione marxista) che cambiò il nome del paese da Alto Volta a Burkina Faso. Impegnato personalmente nella lotta contro la povertà (e nella cancellazione del debito internazionale) e nel processo di decolonizzazione (soprattutto culturale) del suo paese, fu però ucciso dall'attuale presidente del Burkina Faso, il suo ex compagno di armi ed ex braccio destro Blaise Compaoré nel 1987. Fu una grave perdita per il paese, Sankara era sinceramente interessato al miglioramento delle condizioni di vita della intera popolazione. Lottò contro i privilegi e la corruzione e riuscì ad assicurare, durante gli anni del suo potere, degli standard alimentari e sanitari assolutamente accettabili per il continente africano. Alla sua morte il paese si ritrovò rapidamente nella indigenza e nell'indifferenza dei governanti. Compaoré ha sempre dichiarato che la morte di Sankara sia stata accidentale: non è mai stata fatta però piena luce sulla vicenda. L'attuale presidente è stato più volte (come del resto è accaduto in altri paesi africani) riconfermato alla guida dello stato e gestisce il potere in modo ferreo. Il Burkina Faso, teoricamente e di diritto, è configurato come una repubblica presidenziale, ma di fatto è retto da una dittatura militare. Finchè la democrazia non potrà svilupparsi compiutamente, è molto probabile che il Burkina Faso rimarrà uno stato tra i più poveri nonostante le buone potenzialità di sviluppo insite nel territorio e nella società.
Ivan Tresoldi














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