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Italia-Tunisia:progetto NEMO, apre centro polivalente Zarzis

Sarà inaugurato il 24 maggio il Centro polivalente di Zarzis: 600 m2 presso la scuola di pesca della città, ospita un museo della pesca, una sala riunioni per la formazione e un ristorante dove i visitatori potranno degustare i prodotti tipici ed i pesci della regione.
Il centro e' stato realizzato nell'ambito del progetto NEMO, nato alla scopo di rafforzare lo sviluppo socioeconomico transfrontaliero nelle comunità costiere di Libia, Tunisia ed Egitto attraverso la valorizzazione e il rilancio del settore della pesca. In Tunisia il progetto, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, con il contributo volontario del Ciheam (Istituto agronomico mediterraneo) di Bari, ente esecutore, e la collaborazione in Tunisia della Direzione Generale Pesca e Acquacoltura, rappresentanza regionale di Zarzis, si propone di promuovere il processo di sviluppo socioeconomico sostenibile nella regione di Médenine mediante la valorizzazione di un centro polivalente per le comunità costiere di Zarzis, il rilancio delle organizzazioni professionali della pesca, il miglioramento del reddito attraverso attività di formazione e dimostrazione destinate ai pescatori locali e la promozione del marketing dei loro prodotti.
Il progetto di cooperazione nasce dalla volontà del governo italiano di attivare specifici fondi per la stabilizzazione dei giovani dei paesi protagonisti della cosiddetta Primavera araba, spiega ad ANSAmed il direttore dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo di Tunisi, Cristina Natoli. "In questi territori la fase di transizione politica ha aumentato il flusso migratorio delle popolazioni verso l'Italia e l'Europa e le attività illecite al confine con la Libia e per questo motivo l'intervento mira ad affiancare le istituzioni locali nel compito di indirizzare le comunità costiere rurali verso nuove attività generatrici di reddito, complementari a quelle già svolte con un'azione che permetterà ai beneficiari del progetto di non abbandonare le proprie radici per cercare fortuna all'estero", afferma Natoli. Per questo le attività si concentrano nel governatorato di Médenine, zona dalla quale molti giovani tunisini migrano verso l'Italia, arrivando spesso a vendere le loro barche da pesca per raggranellare quanto basta per pagarsi il passaggio a bordo delle ormai tristemente note "carrette del mare". Si tratta di figli di pescatori e di agricoltori che non intravedono più opportunità di reddito nei settori tradizionali, quando invece le risorse ittiche e agricole sono potenzialmente molto interessanti nel territorio. La presenza di intermediari commerciali con forte potere contrattuale limita fortemente la capacità di realizzo delle comunità che devono spesso soggiacere a prezzi non remunerativi. Oltre a ciò va anche evidenziato che il turismo, seppure sia il settore trainante per la zona, non è mai stato un fattore di sviluppo per le comunità costiere che sono rimaste sempre escluse dal contatto diretto con questa importante realtà economica per la Tunisia. NEMO, partito nel marzo 2014 e che si concluderà nel febbraio 2017, prevede un finanziamento di circa 800.000 euro, e realizza le sue attività complesse anche grazie alla piena sinergia con il governo tunisino e la sua Direzione Generale della Pesca (ministero dell'Agricoltura e Pesca).
(ANSAmed)
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Editoriale

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