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Mattarella: "La cooperazione internazionale è giusta, e conviene"

"Ogni euro ben speso in cooperazione è anche un investimento per il nostro futuro e per il futuro dei nostri giovani". Sergio Mattarella ribadisce la sua profonda convinzione in materia di Africa e di rapporti con i paesi in via di sviluppo, esprime inoltre vivo apprezzamento per il volontariato lombardo

Mattarella parla da Padova, dal meeting annuale di una delle ONG italiane più antiche, i "Medici con l'Africa" che promuovono il CUAMM, il Collegio Universitario Aspiranti Medici Missionari, impegnato in un ambizioso piano di sostegno alla maternità, chiamato "Prima le donne e i bambini".

Il Capo dello Stato insiste su questo tasto da lungo tempo, praticamente sin dall'inizio del suo mandato presidenziale: "Migliorare la qualità della vita nei Paesi africani, combattervi malnutrizione e malattie, offrire prospettive di lavoro e di futuro - ha affermato a Padova - è anzitutto giusto e doveroso. Inoltre, in un' epoca contrassegnata dalla globalizzazione, significa sottrarre consenso al fondamentalismo e al terrorismo internazionale, contribuire a contenere il fenomeno migratorio, creare per tutti opportunità di conoscenza, dialogo e sviluppo".

Solidarietà umana doverosa e - insieme - interesse a porre un argine ai viaggi della speranza, cui non si può escludere finiscano per mischiarsi elementi molto pericolosi. Un "aiuto a casa loro" che può avere anche come effetto quello di alleviare la pressione che dalla sponda sud del Mediterraneo preme con forza crescente da alcuni anni sull'Europa.

Peccato che l'Europa e la gran parte dei paesi industrializzati dimostri estrema miopia, come si vede dal drastico taglio dei fondi per la cooperazione avvenuto negli anni della crisi economica. L'Italia, però, è in controtendenza, con un orgoglio legittimo per il Capo dello Stato. Il nostro paese non ha ridotto i fondi, e oggi ha anche un viceministro degli Esteri dedicato proprio alla cooperazione, Mario Giro. E il nostro volontariato non è secondo a nessuno quanto a presenza e qualità dell'impegno, tanto se si tratti di volontariato laico, quanto di missionari cattolici, con una presenza assolutamente significativa dei volontari lombardi, presenti nei cinque continenti praticamente da sempre. Nessuna realtà lombarda manca in questo elenco, ma certo Milano e Bergamo sono le più ricche di esperienze positive di cooperazione internazionale.

Il difficile sarà fare cambiare idea al resto d'Europa e dell'Occidente, dove è prevalente la visione dell'Africa come un problema. E dove spesso i problemi si affrontano con l'invio di contingenti militari, come fanno Francia e Gran Bretagna. Eppure, sempre citando le parole di Mattarella, "tenere tanti milioni di persone in condizioni di povertà, chiudere gli occhi di fronte alle guerre e alle catastrofi naturali, significa sottrarsi a un dovere storico. Inoltre ha per noi un costo non solo umano, sociale e politico, ma anche economico, dalle proporzioni difficilmente calcolabili".

Certo, nessuno si nasconde che nei decenni passati, in epoca di vacche grasse, molti fondi sono stati sperperati. Questa però non è una buona ragione per girare la testa dall'altra parte. Ed è ancora Mattarella nel discorso di Padova a indicare la strada: "Nasce da qui l'esigenza, che in tempi di crisi economica diventa ancor più stringente, di concentrare le risorse disponibili su obiettivi effettivamente strategici, capaci di creare in Africa reali condizioni di miglioramento della qualità della vita".

Oculatezza, quindi, nella gestione dei fondi a disposizione, ma anche un invito a rimboccarci le maniche. Perché è giusto. E perché conviene.

Luciano Ghelfi

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Editoriale

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