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Il bilancio della visita di Papa Francesco in Corea

E' terminato il viaggio in Asia del pontefice, con un occhio ai giovani e l'altro alla Cina. Per Padre Federico Lombardi si è trattato di un viaggio storico

 

La visita di Papa Francesco in Corea, dal 13 al 18 agosto, per il direttore della Sala Stampa Vaticana «ha una grande importanza anche nello sviluppo del pontificato perché ha dato veramente una nuova sistemazione all’attenzione della Chiesa all’Asia». Il portavoce del pontefice ha osservato che «erano 15 anni che non c’era un Papa in Asia, era un tempo troppo lungo»: ora il Santo Padre ha offerto degli orientamenti anche in vista delle prossime tappe in Estremo Oriente, a cominciare dalla visita nello Sri Lanka e nelle Filippine dal 12 al 19 gennaio 2015.

Non sono solo il milione di persone raccolte a Seul (su cinque milioni di cattolici in tutto il Paese) per la beatificazione di 123 martiri coreani, più l’abbraccio caloroso dei giovani di 23 Paesi dell’Asia giunti per la Giornata della Gioventù e la commozione dei parenti delle vittime del naufragio del traghetto a Sewol, a rimanere impressi di questo viaggio. C’è qualcosa di più: il Papa latino americano ancora una volta ha stupito tutti e ha scelto di mettere l’Asia in cima alla sua agenda.

Il continente più popoloso del mondo, con oltre 4 miliardi di abitanti, dove i cattolici sono solo il 3,15 per cento. Ma dove si gioca il futuro del pianeta e forse, anche della Chiesa cattolica.

Il pontefice guarda a Oriente, come faceva da giovane sacerdote gesuita, quando aveva chiesto di poter andare missionario in Giappone e i suoi superiori dissero di no. Ora potrebbe essere il primo Papa a varcare la Grande Muraglia. Pechino sembra disponibile: il presidente Xi Jinping appare interessato alle aperture del pontefice e ai suoi appelli alla riconciliazione. Immagina che dalla Santa Sede potrebbe arrivare un inaspettato aiuto per l’auspicata riunificazione di Taiwan e Hong Kong con la madrepatria. Ha concesso lo spazio per il sorvolo dell’aereo del Papa. Francesco ha risposto con due telegrammi di benedizione sulla Cina. I media hanno seguito con attenzione la visita. Ma intanto il governo impediva ai giovani cinesi di recarsi in Corea e non allentava la stretta sui cristiani. E’ la solita politica a due velocità della Cina. Ma la Santa Sede la conosce bene e sa che il tempo è il suo migliore alleato.

Ignazio Ingrao

Fonte: news.panorama.it

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