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Tunisia un ponte tra Africa ed Europa

La Tunisia rappresenta l'Africa più vicina all'Europa. In un difficile momento segnato da proteste e sconvolgimenti politici che hanno interessato molti paesi arabi è necessaria la vicinanza dei paesi europei del mediterraneo affinchè la Tunisia possa riprendere ad essere quel ponte culturale ed economico tra le due sponde del Mar Mediterraneo.

La Tunisia è molto vicina all'Europa e non solamente in senso geografico: poche decine di miglia la separano dall'arcipelago delle isole Pelagie e da Pantelleria. I legami sono però più profondi: secoli di dominazione romana, che hanno lasciato notevoli testimonianze archeologiche, la penetrazione del cristianesimo, il periodo bizantino hanno inciso profondamente sul paese. Verso la fine del XIX secolo la Francia ha poi stabilito nel paese, ormai arabizzato da secoli, un protettorato, diffondendo così lingua e cultura francesi. Anche gli italiani si sono insediati in Tunisia, contribuendo allo sviluppo delle attività commerciali e produttive nel paese. La lingua francese è oggi conosciuta da buona parte della popolazione, ed è accanto alla lingua araba, la seconda lingua del paese (l'insegnamento è bilingue).

La Tunisia è indipendente dalla Francia dal 1956, e le sue vicende politiche sono profondamente legate ai due presidenti, Bourguiba e Ben Alì, che hanno retto il potere mal tollerando le opposizioni in questi decenni. Dopo gli iniziali entusiasmi della prima fase dell'indipendenza, quando Bourguiba dette l'impressione di voler modernizzare il paese, sotto l'impulso delle idee socialiste del partito Destour (da lui guidato), ben presto fu chiara la gestione personale e dispotica della politica e del paese. La Tunisia di fatto conobbe un periodo di alterne fortune a livello internazionale con alleanze e trattati con potenze europee (Bourguiba strinse un saldo rapporto con la Jugoslavia di Tito) ed extraeuropee. Già nel 1970 venne però abbandonata la linea socialista. La Tunisia si avvicinò gradualmente ai paesi occidentali, improntando la sua politica alla moderazione. Gradualmente le riforme consentirono comunque, nonostante la prevalenza assoluta del potere presidenziale, la laicizzazione dello stato e dell'istruzione pubblica, estesa ad un numero crescente di cittadini. Inizialmente favorevole ad una pacificazione con Israele, mutò poi rapidamente opinione, favorendo così la fissazione della sede della Organizzazione per la Liberazione della Palestina nel paese (l' OLP nel 1982 fissò la sua sede a Tunisi).

Nel 1987, il generale Zine El-Abidine Ben Alì, depone con un colpo di stato l'anziano Bourguiba, ritenuto ormai incapace di continuare ad esercitare le funzioni di capo di stato. Il nuovo presidente, che si riteneva il degno successore di Bourguiba, persegue subito i suoi scopi, emarginando le opposizioni, soprattutto quelle di tendenza islamica radicale. La Tunisia, per dettato costituzionale, è una repubblica presidenziale che vede il presidente accentrare nelle sua mani il potere esecutivo e la nomina del governo, che di fatto è quindi una sua emanazione. E' pertanto facile intuire la portata del potere di Ben Alì, che pur aprendo per ragioni di convenienza politica ad un multipartitismo di facciata, gestisce un potere quasi assoluto. Ben Alì rinomina il partito socialista Destour (PSD) in RCD (Rassemblement Constitutionnel Democratique) e di fatto, a dispetto del nuovo nome del partito, si prende gioco della democrazia e della legalità. La comunità internazionale però sembra non accorgersi degli esiti dispotici della gestione politica ed istituzionale tunisina. Ben Alì viene infatti eletto per la prima volta presidente nel 1989, ma viene poi rieletto per ben quattro volte (nel 1994, 1999, 2004 e infine del 2009). Gli esiti plebiscitari dell'ultima elezione in realtà nascondono una fitta rete di corruzione, di clientelismo, di malaffare in cui sono coinvolti direttamente il presidente e la sua famiglia. Eppure la Tunisia mantiene una immagine di paese stabile e apparentemente democratico, attirando flussi turistici sempre crescenti, grazie alle sue attrazioni (siti archeologici, località balneari, deserto oasi e cultura berbera) e al soggiorno dall'ottimo rapporto qualità-prezzo.

La Tunisia è però sempre investita da disagio sociale e da povertà, che interessa larghi strati della popolazione (specie nell'interno e nel sud del paese) ed è dalle coste tunisine che partono migliaia e migliaia di migranti, non solo tunisini, diretti verso l'Europa e la speranza di un futuro migliore. Spesso questi viaggi della speranza si rivelano disastrosi con naufragi e ritorni forzati alle località di partenza. Le ragioni molteplici di queste partenze non possono essere più ignorate dalla vicinissima Europa. Come non possono essere ignorate le gravi ragioni di protesta che a partire dal 17 dicembre 2010 hanno cambiato il volto della Tunisia e dato avvio ad una sorta di rivoluzione araba che è ancora in corso.  Le proteste prendono il via dopo il suicidio di un giovane ambulante che avevo arbitrariamente subito il sequestro della propria merce. Nel mese di gennaio le proteste di diffondono in tutti i principali centri del paese, e la polizia le reprime con brutalità, causando decine di morti. Il presidente Ben Alì, nel tentativo di sedare le rivolte e di placare gli animi promette, in un discorso televisivo rivolto alla nazione, di calmierare i prezzi, di sollevare il tenore di vita della popolazione e di dare trecentomila nuovi posti di lavoro. Viene destituito il ministro degli interni e successivamente, visto l'intensificarsi delle proteste, il presidente è costretto a promettere libertà di stampa, democrazia e l'indizione di libere elezioni entro sei mesi, con l'impegno di non ricandidarsi.  Il 18 gennaio, il primo ministro Gannouchi dichiara decaduto Ben Alì, che prontamente lascia il paese, trovando rifugio in Arabia Saudita. Gannouchi diviene capo di un governo provvisorio, ma è costretto a lasciare perchè accusato di essere compromesso con il vecchio regime. Il governo è quindi presieduto da Beji Caid Essebsi. Il presidente Ben Alì, il cui partito viene sciolto dalle autorità, viene formalmente incriminato e condannato in contumacia per furto, appropriazione di fondi pubblici (diverse decine di milioni di dollari) e per possesso e traffico di armi e droga. L'esperienza politica del partito Destour si chiude per sempre. Oggi la presidenza è assunta da Moncef Marzouki, medico e attivista politico, impegnato per i diritti umani. E' da notare che le proteste, anche violente, non sono del tutto cessate.

Ivan Tresoldi

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