Il Bangladesh blocca YouTube dopo il tentativo di ammutinamento
Il governo del Bangladesh ha bloccato quest’oggi l’accesso al portale di videosharing YouTube dopo aver constatato la presenza di un video che mostra l’incontro tra il primo Ministro e militari dell’esercito. L’incontro tra il primo ministro del Bangladesh con i militari si è verificato solo 48 ore dopo un brutale ammutinamento nella città di Dhaka che ha portato a 70 morti. Il video “incriminato” illustra 40 minuti del meeting di 3 ore del primo ministro con l’esercito e rivela quanto l’esercito sia in disappunto con il governo per la gestione della situazione.
Sono state arrestate oltre 200 guardie per il loro collegamento con l’ammutinamento, centinaia sono invece i ricercati.
Zia Ahmed, Presidente della Commissione Bangladesh per le telecomunicazioni ha detto che il procedimento di blocco del portale YouTube è stato eseguito nell’interesse della nazione. Zia Ahmed ha aggiunto che: “the government can take any decision to stop any activity that threatens national unity and integrity.”
Il primo ministro Shekih Hasina è stato messo in ridicolo durante l’incontro, l’esercito non era del parere di negoziare con i rivoltosi volendo soffocare immediatamente la ribellione. Uno degli agenti ha detto durante l’incontro: “I do not understand who gave you that idea that it has to be solved politically… rebellion has to be crushed with force. “But you have not done that… politics is not applicable everywhere… if one tank would have gone there or a commando platoon landed there, the [BDR] would have fled like ants… but none went… all my officers were killed helplessly… and you failed to do anything.”
Molti sono convinti che la decisione della dittatura del Bangladesh di negoziare con i rivoltosi fosse solo che una scusa per dare il tempo all’esercito di uccidere i rivoltosi e commettere delitti o stupri alle famiglie dei partecipanti alla rivolta. Episodi come quello del Bangladesh non sono limitati, ulteriori dittature come quella della Tailandia, Pakistan e Cina hanno bloccato diverse volte l’accesso al portale di videosharing.
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di Vanni Vincenzi - Phone: 348-7069419
