Sri Lanka, un paradiso di paese, quasi sempre
Ettore Tronconi ha trascorso la maggior parte degli anni lavorativi all’aeroporto di Malpensa vedendo ogni giorno viaggiatori e turisti partire per mete note e ignote. Poi ha cominciato la sua avventura personale visitando sempre nuovi paesi. Al momento di questa intervista me ne ha elencati ben 165 e, viste le mutanti geografie mondiali, penso che avrà il suo bel daffare nel prossimo futuro, continuando pure a collezionare francobolli scelti dei vari paesi.
In attesa di avere altri resoconti di viaggio, mi ha narrato questa avventura di cui ricorda molto bene giorno, mese, anno : 5 agosto 1990.
Mi trovavo in Sri Lanka con mia moglie Diana. Attendavamo di incontrare un cingalese, nostra guida in precedenti viaggi in quella terra. Da alcuni giorni eravamo in attesa ad Hikkaduwa, località nel sud del paese, ma di questo amico non avevamo alcuna notizia.
Un pomeriggio, passeggiando sulle rive dell'oceano, per puro caso, assistemmo allo sbarco da piu' pescherecci del pescato della giornata.
Un po' deludente, perchè sostanzialmente composto da piccoli tonni. Alla domanda rivolta al responsabile di queste barche da pesca, il perchè il pescato fosse così minuto, lo stesso in risposta ci invitò per l'indomani ad una battuta di pesca d'altura dove avremmo visto dei tonni di grosse dimensioni. Dopo un attimo di perplessità io e mia moglie accettammo a condizione che la mattina seguente il mare fosse in buone condizioni.
Alle 8 del mattino successivo ci trovammo nel piccolo porticciolo artificiale, nel quale erano posizionate parecchie imbarcazioni a bilanciere utilizzate per il trasporto dalla riva al peschereccio d'altura, posizionato a trecento metri di distanza verso la barriera, dove si infrange l'onda dell'oceano.
Raggiungemmo il peschereccio e ci imbarcammo in nove persone partendo in direzione dell'onda che dalla spiaggia sembrava di dimensioni modeste. Fu un'impressione errata! Come affrontammo la prima onda l'impatto ci lasciò esterrefatti! Una vera e propria impennata!! In contemporanea ci accorgemmo con angoscia che doveva essere successo qualcosa di grave. Tutto l'equipaggio urlando si diresse a poppa del peschereccio e lo stesso, pur mantenendo in funzione i motori, ci parve ingovernabile perchè si mise parallelo al moto ondoso.
Inevitabilmente, dopo pochi secondi, al sopraggiungere della seconda ondata, l'imbarcazione si inclinò paurosamente e scaraventò me ed altri cinque uomini d'equipaggio in mare. Il tutto così rapidamente da rendere la situazione al limite del credibile.
Io, non sapendo nuotare ed impedito nei movimenti anche da una borsa a tracolla, con cinepresa e macchina fotografica, venni spinto in quella che mi parve una profondità abissale dell'oceano. Con grande sorpresa, dopo circa 15-20 secondi, rividi un po' di luce e riemersi in superficie. Cercai disperatamente di muovere braccia e gambe.
Solo pochi secondi perchè' al sopraggiungere di un' altra ondata fui ricacciato nelle profondità. Al terzo o quarto riemergere, e allo stremo delle residue forze, mi accorsi che dalla spiaggia, alcuni pescatori intenti a rattoppare le reti, si stavano avvicinando con piccoli bilancieri. Infatti dopo poco mi lanciarono una fune, ma il tentativo non andò a buon fine. Un secondo tentativo venne fatto, legando una rastrelliera di legno, ad una cima, Riuscii disperatamente ad infilare un braccio tra le assicelle. Pensai alla salvezza vicina, ma non riuscirono ad issarmi a bordo. Alfine giunsero altre tre imbarcazioni i cui componenti riuscirono a fatica ad issarmi a bordo. Salvo in extremis e semisvenuto mi adagiarono sulla spiaggetta del porticciolo al riparo di un grosso natante, in attesa dell'arrivo di un medico che gli abitanti del villaggio avevano nel frattempo chiamato.
Mia moglie, invece, aggrappandosi all'albero principale del peschereccio non subì la mia stessa sorte ma corse un pericolo diverso. Infatti il moto ondoso spinse l'imbarcazione nelle vicinanze della scogliera che delimitava il porticciolo. Alfine, per pura fortuna, l'imbarcazione si arenò in un fondale sabbioso. A scampato pericolo e dopo due giorni di riposo nella nostra stanza, venimmo a sapere che la causa dell'incredibile avventura, fu dovuta alla rottura del timone in legno del peschereccio. Non più governabile ovviamente si mise nella posizione peggiore per affrontare le onde.
Intervista . Ettore Tronconi , 31 luglio 2011
Ernesto R Milani
25 agosto 2011














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