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Libia, situazione attuale e futura rispetto all’Italia

La situazione in Libia può creare gravi problemi anche in Italia. Diamo di seguito una breve occhiata alla situazione attuale e cerchiamo di ipotizzare l'aspetto futuro che queste rivolte potranno assumere.

La situazione in Libia può creare gravi problemi anche in Italia. Diamo di seguito una breve occhiata alla situazione attuale e cerchiamo di ipotizzare l'aspetto futuro che queste rivolte potranno assumere.

La Libia ufficialmente Grande Repubblica Araba di Libia Popolare e Socialista, è uno Stato del Nordafrica. La sua capitale è Tripoli.

 

La Libia occupa la parte centrale del Nordafrica, affacciandosi sul Mar Mediterraneo intorno al Golfo della Sirte, tra il 10º ed il 25º meridiano est; la Libia è il quarto paese dell'Africa per superficie, il sedicesimo del mondo. Confina a nord-ovest con la Tunisia, a ovest con l'Algeria, a sud con il Niger e il Ciad, a sud-est col Sudan, a est con l'Egitto.

La Libia è una Jamāhīriyya (regime delle masse), l'attuale capo di stato è Mu'ammar Gheddafi. La lingua ufficiale è l'arabo.

La Libia italiana fu una colonia del Regno d'Italia nell'Africa settentrionale, durata ufficialmente dal 1911 al 1947.

 

LIBIA

- Situazione attuale rispetto all’Italia.

L'Italia ha fatto degli accordi 2 anni fa con la Libia legati al contenimento delle immigrazioni clandestine. Inoltre molte aziende italiane hanno interessi economici in Libia: i libici sono azionisti di Unicredit e Juventus, inoltre Eni opera stabilmente in Libia, Ansaldo e finmeccanica (di cui la Libia è azionista) hanno una buona presenza il Libia. Questa situazione ovviamente causa una diminuzione del valore delle azioni. Inoltre c'è il problema legato all'energia: noi importiamo gas e petrolio dalla Libia, quindi, a causa di questa situazione, probabilmente il petrolio aumenterà il suo costo

Se volete approfondire sull'aspetto economico del legame Italia-Libia leggi qua:http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-02-21/impregilo-unicredit-titoli-soffrono-105833.shtml?uuid=AalwsBAD#

 

- L'aspetto futuro che queste rivolte potranno assumere.

Queste rivoluzioni mi preoccupano molto. Cercano la Libertà, un governo in stile occidentale. ma nel caos che ogni rivoluzione crea, si sviluppa la tirannia e la dittatura. Escludendo il fatto che è praticamente impossibile rovesciare 30 anni di dittatura in meno di un mese io vedo due soluzioni per il futuro prossimo e remoto, e qui le elenco e le spiego.

1) potrebbero diventare Paesi filo occidentali cioè a favore dell'occidente e con uno stile di vita americano ed europeo. Sarebbero retti da leggi simili alle nostre con libertà, diritti e doveri simili ai nostri. Ciò significherebbe avere alleati anche nella fascia nord dell'Africa, in pieno continente mussulmano. Questo significherebbe un grandissimo appoggio logico-militare. Cambierebbe l'intero assetto economico-politico-sociale del mondo.

2) potrebbe succedere ciò che successe in Iran con Khomeini, cioè potrebbe istaurarsi una dittatura teologica, cioè basata sui concetti imposti dalla Legge divina scritta nel Corano (questi Paesi sono mussulmani al 99,9% della popolazione). E anche questo apporterebbe modifiche importanti nell'assetto politico-militare del mondo.

 

 

 

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Editoriale

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Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
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