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La questione dei "migranti minori non accompagnati"

Milano 30 giugno 2018 - Un percorso di comprensione del fenomeno, tra l’Instrumentum laboris del Sinodo dei Giovani, “Crescere lontano da casa” (l’Atlante dei minori stranieri non accompagnati di Save the Children), i dati ministeriali e il bando di “Never Alone 2018” per proporre e realizzare soluzioni

 

 

di Monia Rota

 

 

Tra i migranti, un’alta percentuale è costituita da giovanissimi, minori non accompagnati da un famigliare adulto che arrivano in un Paese straniero in età scolare avanzata. Sono una percentuale significativa, soprattutto tra chi arriva via mare: secondo il Ministero dell’Interno la percentuale del 13% nel 2016 e 2017 è salita fino al 15% nel 2018 (18.303 minori stranieri non accompagnati censiti e presenti nel territorio italiano).

Questi ragazzi hanno alle spalle vite difficili, violenze, torture, schiavitù, privazioni, culminate con viaggi lunghi mesi senza un adulto che li aiuti in un possibile futuro in Europa. “Molti rischiano di finire vittime della tratta di esseri umani e alcuni spariscono letteralmente nel nulla”, denuncia l’Instrumentum laboris del Sinodo dei Giovani. “Ad essi vanno aggiunti i giovani delle seconde generazioni, che sperimentano difficoltà in termini di identità e di mediazione tra le culture, soprattutto quando c’è un grande divario sociale e culturale tra il Paese di partenza e quello di arrivo.”

Il continuo aumento del numero di migranti e rifugiati richiede di attivare percorsi a tutela giuridica e cammini di integrazione: infatti senza una cura adeguata tanti giovani continuano a vivere in condizioni di instabilità, vengono arruolati a forza o con la manipolazione in gruppi paramilitari o bande armate, e le giovani donne vengono rapite e abusate. Se sopravvivono, soffrono varie conseguenze psicologiche e sociali.

Secondo l’Atlante a loro dedicato dal titolo significativo “Crescere lontano da casa” di Save the Children, questi minori, diventano adulti in Paesi che non conoscono e giocoforza devono affrontare le sfide per l’integrazione, decisive per il loro futuro, in primis: l’apprendimento della lingua e l’inserimento scolastico e lavorativo.

Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia, dichiara: “Da tempo denunciamo ripetutamente le condizioni di vulnerabilità di questi bambini e adolescenti, raccogliendo nei porti di sbarco le loro terribili testimonianze sulle violenze compiute dai trafficanti lungo tutto il percorso e la permanenza in Libia. Anche oggi, di fronte alle persone che continuano a rischiare la loro vita nel Mediterraneo e agli ostacoli frapposti ai soccorsi, l’Europa non trova una voce comune in difesa dei diritti in particolare di chi è più vulnerabile, preoccupandosi invece di rafforzare le proprie frontiere. I bambini non possono essere ostaggio delle dispute politiche e il soccorso umanitario deve essere una priorità, insieme all’apertura di canali legali verso l’Europa e agli interventi di sviluppo nei paesi di origine e di transito dei migranti”.

Questo quadro mostra che gli stranieri più giovani in arrivo in Italia hanno un tempo sempre più breve per acquisire un’autonomia di vita prima della fuoriuscita dai sistemi di protezione, prevista al compimento della maggiore età. Alcuni dati approssimativi evidenziano, inoltre, che il 35% dei giovani stranieri non studia e non lavora, percentuale che cresce fino al 45% nel caso delle ragazze: una condizione dettata anche dalla situazione di maggior vulnerabilità di questi ragazzi, dovuta alla mancanza di reti e di capitale sociale a supporto dei percorsi di inclusione.

Giovani, ragazze e irreperibili

L’83,7% ha 16 e 17 anni, le ragazze presenti sono 1.247 (6,8% del totale) provenienti per il 60% da soli due Paesi, Nigeria ed Eritrea, esposte al rischio di tratta e violenza sessuale.

Infine, ci sono le migliaia di minori soli che si rendono irreperibili. Per irreperibili si intendono i minori stranieri non accompagnati per i quali è stato segnalato dalle autorità competenti un allontanamento. L’allontanamento viene censito nel SIM (Sistema Informativo Minori) fino al compimento della maggiore età o a un nuovo eventuale rintraccio del minore. Chiaramente anche questa è una categoria fortemente a rischio tratta, in transito verso altre destinazioni europee, sfruttati nei cantieri o nei campi o, peggio, nel mercato della prostituzione, priva delle tutele e della protezione offerte dal sistema di accoglienza nazionale. Il loro numero totale, al 31 dicembre 2017, ammontava a 5.828 minori, allontanati dalle strutture negli anni e ancora oggi minorenni e irreperibili.

Proprio i minori delle etnie che più si rendono irreperibili, ovvero eritrei, somali e afghani, spesso vogliono raggiungere altri Paesi europei per ricongiungersi a familiari o amici: sono in transito e si rendono invisibili al sistema, a costo di vivere senza protezione e assistenza, soli e esposti a pericoli, con l’idea di  attraversare il confine tra l’Italia e il resto d’Europa, a Ventimiglia, a Chiasso o al Brennero. A queste frontiere vengono spesso respinti dalle autorità francesi, svizzere e austriache, anche se manifestano l’evidente intento di richiedere protezione internazionale. L’Europa non sa dare loro una risposta e la Relocation (ridistribuzione in sicurezza dei richiedenti asilo di alcune nazionalità tra gli Stati Membri dell’Unione) sospesa il 26 settembre del 2017, ha rappresentato un’occasione perduta.

Quasi la metà dei 18.303 minori non accompagnati presenti in Italia è ospitato in Sicilia, seguono Calabria e Lombardia; 9 minori su 10 sono ospitati in strutture di accoglienza e solo una parte residuale (il 3,1%) presso famiglie. Quasi la metà dei minori accolti proviene da soli 5 Paesi: Gambia, Egitto, Guinea, Albania ed Eritrea.

Accoglienza familiare e comunità

L’auspicio è che le istituzioni locali si attrezzino per accompagnare un numero sempre maggiore di famiglie ad intraprendere questa strada. Dalla nostra esperienza sul campo sappiamo che sono molte le famiglie disponibili che possono essere coinvolte”, sottolinea Neri.

Al 31 dicembre 2017 risultano essere in affido familiare solo 567 minori stranieri non accompagnati sugli oltre 18.300 in accoglienza. Nel 2017 sono stati emessi solo 306 provvedimenti di affido. La regione in cui questa buona prassi è più diffusa è l’Emilia, seguita da Veneto e Piemonte. La nuova legge di accoglienza e protezione dei minori migranti (legge 47/2017) incoraggia fortemente l’affido familiare, come prima opzione rispetto all’inserimento in comunità.

A più di un anno dalla sua approvazione, il sistema di protezione e accoglienza delineato dal provvedimento è come una casa in costruzione. Un architrave di regole e responsabilità che, una volta completato da una piena attuazione, fornirà ai minori migranti una tutela organica, favorendo un percorso solido di inclusione nella società”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Per ora gli enti attuatori hanno tutori volontari, rappresentanti legali e portavoce degli interessi del minore, ponti con le istituzioni e persone di riferimento. Quasi tutti i Garanti regionali hanno attivato corsi di formazione sul territorio nazionale, mentre le difficoltà riguardano i tempi di nomina.

Lingua italiana e istruzione

L’iscrizione a un corso di lingua italiana o a scuola sono i principali strumenti per l’inserimento e l’integrazione. Fortunatamente la realtà è abbastanza positiva: i minori in prima accoglienza frequentano corsi di alfabetizzazione all’interno della struttura stessa o sono iscritti a un corso esterno, con almeno dieci ore settimanali di studio. Purtroppo di essi solo 1.585 hanno terminato il percorso formativo ottenendo una certificazione di frequenza riconosciuta a livello regionale o nazionale.

Più complessa è la situazione relativa all’accesso all’istruzione pubblica per l’assolvimento dell’obbligo scolastico. Non sono purtroppo reperibili dati certi, ma secondo il monitoraggio svolto da Save the Children, i problemi riguardano l’iscrizione dei minori che hanno più di quindici anni: è infatti “prassi” diffusa, pure se sbagliata, quella di iscriverli ai C.P.I.A. (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti), che li inserisce in ambienti frequentati da adulti e non adatti didatticamente alla loro età, separandoli dai loro coetanei e dal contesto della scuola. Inoltre nella quasi totalità degli iscritti a scuole per ragazzi, raramente frequentano il ciclo scolastico corrispondente alla loro età o livello. Tuttavia è migliore della prima soluzione, dato che l’ambiente scolastico facilita la partecipazione alle attività extra-scolastiche, sportive, ricreative e culturali, ma anche di volontariato, consolidando i rapporti tra i ragazzi e la relazione con il resto della comunità. Photo credit: Chris De Bode per Save the Children

“Never alone, 2018” il bando

Per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro dei ragazzi - motore simbolico e materiale di integrazione nella comunità di riferimento -, il Bando Never Alone 2018 vuole sostenere progetti che accompagnino i giovani nella delicata fase di transizione tra la minore e la maggiore età con l’avvio di percorsi finalizzati al raggiungimento e al mantenimento di un’autonomia lavorativa e di vita. Al centro dei progetti i percorsi migratori e le necessità, potenzialità e aspirazioni dei ragazzi, per intervenire nei seguenti ambiti:

  • percorsi di accompagnamento al lavoro;
  • percorsi di accompagnamento all’inclusione sociale e relazionale.

Inoltre, potranno prevedere azioni integrative ai precedenti due ambiti attraverso interventi volti a favorire:

  • l’autonomia abitativa;
  • l’inclusione linguistica e culturale.


Scarica il rapporto Crescere lontano da casa

Tutti gli interventi selezionati dovranno porsi in rapporto di complementarietà e sinergia con le misure di intervento pubblico. Il Bando è rivolto a partenariati pubblico-privati composti da almeno tre soggetti senza scopo di lucro aventi una comprovata esperienza in materia di accoglienza e inclusione di minori e/o di migranti/richiedenti asilo. Il budget a disposizione per il Bando Verso l’autonomia di vita dei minori e giovani stranieri che arrivano in Italia soli ammonta a € 2.900.000.

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