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Quale futuro per i profughi provenienti dalla Libia?

Sandro Saccani, dell'Associazione Scuola Senza Frontiere, ci offre questo contributo e ci invita a non restare indifferenti. Suggerisce anche una possibile via d'uscita.

La recente guerra civile in Libia che ha portato alla caduta e alla fine di Gheddafi ha avuto, tra le altre, anche una conseguenza particolarmente drammatica su un numero notevole di persone provenienti da molti paesi dell’Africa Subsahariana (Ghana, Mali, Nigeria, Niger, Congo, Costa D’Avorio, Senegal) e anche dal Maghreb che lavoravano in quel paese mantenendo le famiglie nei luoghi di provenienza. Visti con sospetto e rancore dalla popolazione libica in quanto di colore come i mercenari del despota, sono stati costretti ad imbarcarsi per giungere, dopo esperienze inenarrabili e numerose perdite, nell’isola di Lampedusa e da qui dirottati nelle varie città italiane e  ospitati in alberghi e centri vari in attesa di una definizione della loro posizione, provvisoriamente definita come “richiedenti asilo politico”. Non è difficile immaginare la difficoltà che questa situazione ha comportato per chi, sradicato d’improvviso dal proprio lavoro e da condizione di relativa tranquillità, si è trovato a vivere in una realtà sconosciuta, in un paese estraneo e anche diffidente, senza conoscere la lingua e, nei primi mesi, senza la possibilità di effettuare un qualsiasi lavoro. Il destino di questi profughi viene deciso da una Commissione Regionale che valuta le singole posizioni e considera la situazione del paese di origine e cioè se esiste una condizione di instabilità o di guerra civile e se la persona ha subito torture fisiche o morali e in  questi casi si ha il riconoscimento di rifugiato politico  mentre negli altri casi la domanda normalmente viene respinta, con possibilità di un ricorso avverso al provvedimento. Tutto questo ha un termine temporale e cioè il 31 dicembre di quest’anno dopo di che nessuno è ora in condizione di prevedere che cosa sarà di loro. In sostanza che cosa si può proporre per trovare una via d’uscita per queste persone che si trovano in una situazione di angosciosa incertezza a seguito di eventi di cui non hanno alcuna responsabilità? Le proposte avanzate sono diverse di  differente spessore giuridico, ma la logica e una valutazione umana non può condannare questi profughi ad un rientro forzato in un paese (il proprio e non la Libia) da cui se ne sono andati trovando altrove una sicurezza che è venuta drammaticamente a mancare. Personalmente ritengo che poiché la guerra in Libia è stata combattuta da diversi paesi europei con contributi anche più pesanti del nostro, si debba giungere ad un accordo con le altre nazioni dell’UE per consentire il rilascio di un  permesso che consenta loro di emigrare, considerando che siamo in  presenza di persone in possesso di precise professionalità (muratori, meccanici, sarti, falegnami, lavoratori agricoli e altro) che possono essere esercitate anche in altre nazioni che hanno attualmente maggiori possibilità di offrire un impiego.

 

Sandro Saccani

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Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
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