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Son io un senza Patria? (prima puntata)

Il titolo dell’intervento rimanda a un Giuseppe Mazzini straziato dal lungo esilio. A un Mazzini che, con i suoi compagni fuorusciti, vive l’emigrazione, la perdita della Patria e la persecuzione politica. Grazie ad alcuni documenti rinvenuti ad Hagen è possibile intervenire su questo status dell’anima e riportare alla luce, con il cospiratore genovese, chi gli fu più vicino in quegli anni.

1  Nel 2005, anno mazziniano, rimbalzò la domanda: Chi era Giuseppe Mazzini? La domanda è valida ancora oggi, alla vigilia del 150° anniversario della nazione italiana. Molti, in Italia e nei diversi Paesi che videro il genovese esule e fuggiasco, sembrano aver dimenticato una delle più importanti figure del Risorgimento italiano e uno tra i maggiori rappresentanti dell’italianità nel Mondo.

Il Ministero dei Beni Culturali stanziò, nel 2005, 250.000 euri per l’organizzazione di «eventi commemorativi». Genova presentò il nuovo allestimento del Museo del Risorgimento e la mostra «Romantici e Macchiaioli – Giuseppe Mazzini e la grande pittura europea».  Difficile trovare rilevanti eventi in quell’Europa che Giuseppe Mazzini (1805 – 1872) percorse come fuggiasco, lasciando indelebili tracce di fede e impegno politico, sociale e culturale.

La domanda «chi era Giuseppe Mazzini?» resta in ogni caso, soprattutto in emigrazione. Molti italiani se lo chiedono in Svizzera, in Francia, in Germania, in Belgio, in Inghilterra, in Polonia, come nelle Americhe: che c’entra l’emigrazione italiana con Mazzini? È lo stesso Mazzini a risponderci, con un’altra domanda: «son io un senza Patria…?», riconoscendosi in quella folla di fuorusciti, esiliati ed emigranti che, nei primi decenni del 1800, abbandonava l’Italia. Egli sarà, nei lunghi anni del dispatrio, in anticipo sui tempi, colui che cercherà di coinvolgere la comunità italiana espatriata in progetti diretti a una presa di coscienza civile, nazionale ed europea.

La domanda «chi era Giuseppe Mazzini?» coinvolge anche i cittadini dei Paesi della moderna Europa, riportando alla luce un uomo scomodo. Il bicentenario poteva essere l’occasione per riscoprire chi credette e auspicò l’Unione e si batté per la fratellanza dei popoli. Il 150° della nascita della nazione italiana ci offre l’opportunità di raccoglierci attorno non solo a una persona, ma a uno stuolo incredibile di italiani che, decenni prima e dopo l’impresa dei Mille, erano pronti per l’Unità, la Libertà e la Democrazia, ad offrire la propria vita. Nella schiera troveremo, realtà quasi mai rilevata, numerosi sacerdoti, come Ugo Bassi, don Tazzoli e Stefano Ramorino.

Giuseppe Mazzini: un personaggio che non sembra incontrare una «generale simpatia». D’altronde, Mazzini parlava di doveri, prima dei diritti. Esigeva unità d’azione e di pensiero e la vita era da lui concepita come missione. Non era amico dell’avere, tanto meno del potere. Riteneva il sacrificio, e il martirio, una circostanza del vivere e della storia. Richiedeva fratellanza fra i singoli e i popoli («communione sacra d’affetti»), di cui diede, lungo tutto l’arco della sua vita, grande esempio. Credeva al senso religioso della vita e della storia. Si scontrò con il marxismo e fu scettico anche nei confronti del liberismo economico. Un Mazzini che, per decenni, operò come moltiplicatore della lingua e cultura italiana all’estero. Un intermediario tra i diversi movimenti culturali delle nazioni europee, primo fra tutti il romanticismo.

Il 2005 ricordò un «grande del pensiero nazionale e democratico in Europa», che nella sua avventura culturale, sociale e politica propose una società basata sul credo del «principio democratico della solidarietà» e il «valore etico e morale della nazionalità» in una temporalità pervasa da Dio Umanità Patria.

 

Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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