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Ucraina: riflessioni di viaggio

Nella memoria mediatica di noi italiani, ricordiamo l’Ucraina per uno spot pubblicitario ben riuscito degli anni Novanta, che promuoveva l'atlante geografico del Corriere della sera, in cui, in modo spiritoso, un astronauta russo che pensa di essere atterrato su territorio russo, viene redarguito da un’anziana contadina che gli ricorda di trovarsi invece in Ucraina, paese autonomo dopo la disgregazione dell'Unione Sovietica.

 

Nel corso dei decenni successivi, abbiamo sentito di nuovo parlare di Ucraina, e la questione della sua indipendenza dalla Russia ritorna agli onori della cronaca con un sentimento ben più serio e con ben altra drammaticità, prima con la rivoluzionearancione” e, in seguito, con la strage di Maidan.
Quest’ultima ha visto protagonisti migliaia di manifestanti che sono scesi in piazza spinti soprattutto dalla sospensione, da parte del governo ucraino, dell’accordo di associazione tra Ucraina e Unione europea. Perché per gli ucraini l’Unione europea è un obiettivo da raggiungere, un sogno da realizzare, una meta alla quale ambire. Mentre noi, già proprio noi dell’Unione europea, dibattiamo insulsamente ancora sull’importanza o meno di quello che è un sogno per altri e che noi abbiamo la fortuna di vivere come realtà, con il pericolo (e la follia) di frantumarlo e di mandarlo in pezzi.

Ho avuto la fortuna  di andare in Ucraina per la prima volta in questi giorni (esatto, la considero proprio una fortuna per l’insegnamento che ne ho tratto). E’ una terra a due passi da noi. Raggiungerla richiede meno della metà del tempo che arrivare a Reggio Calabria (anche se tutto cambierà con l’inaugurazione definitiva dell’autostrada entro il 2016: neverending story!!!!).
E lì ho incontrato un popolo orgoglioso, fiero, entusiasta, un popolo europeo e fiero di esserlo, capace di lottare per il proprio riscatto, consapevole del rischio che il proprio paese crolli travolto dalla difficoltà di realizzare le riforme, di contrastare la corruzione, di abbattere il potere degli oligarchi, di trovare un equilibrio economico. Ma è un popolo che ha la forza e il coraggio di contrastare le proprie paure con l’iniziativa, il coinvolgimento dei giovani, la partecipazione della società civile, che ha il coraggio di nominare un ministro straniero agli affari interni, anzi ministra, perché ritenuto più esperto. Tutto questo lo fa senza piangersi addosso, ma semplicemente mettendosi a lavoro.

Ucraina: riflessioni di viaggio
Allora forse anche noi italiani ed europei abbiamo molto da imparare da questo esempio e quando ci troveremo a criticare le contraddizioni dell’Europa seduti comodamente sulle nostre poltrone invece di cercare soluzioni e senza fare nulla di costruttivo per risolvere i problemi, pensiamo a quei ragazzi uccisi per la strada, quegli uomini e quelle donne che non avevano mai visto una barricata. Ma che sono caduti lì, nel freddo di Euromaidan con la bandiera europea insanguinata sulle spalle.



Di Stefania Schipani - Presidente del Centro Studi Europei "RIFARE L'EUROPA" (http://rifareleuropa.org/)

 

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Editoriale

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