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Arte e Artisti dei Laghi Lombardi - Seconda Puntata

Ai lettori di www.lombardinelmondo.org proponiamo alcuni interventi apparsi in «Arte e Artisti dei Laghi Lombardi (gli stuccatori dal Barocco al Rococò)», Como 1964. Un riconoscimento a quegli artigiani che diffusero con il loro operare itinerante, che si collega ai magistri comacini e agli Antelami, gusti e tendenze architettoniche che unirono l’Europa.
Arte e Artisti dei Laghi Lombardi - Seconda Puntata

seconda puntata

Le fonti francesi del rococò sono state attentamente studiate. I dati sono molto importanti per la diffusione del nuovo stile in Francia e in Germania: ma sono anche abbastanza eloquenti se raffrontati a quelli relativi al rococò italiano. La prima pubblicazione delle opere del Bérain avviene nel 1711, anno della sua morte; ma già nel 1699 (secondo il Kimball) Pierre Lepautre assume i motivi del Bérain e ne fa ornati in rilievo. Il vero rococò nasce però sopra tutto in Francia per opera del Vassé, a partire dal 1712, pervenendo alla rottura di tutti gli elementi della cornice; ma ciò era avvenuto, si badi, a Genova non pochi anni prima, come si è visto. Il passaggio delle forme esuberanti del tardo gusto seicentesco a quello del primissimo Settecento si avverte assai bene in Germania: gli studiosi partecipanti a questo simposio lo hanno egregiamente chiarito. E', sopra tutto, apparso ben chiaro che gli stuccatori italiani, in Germania, dopo che i modelli di Bérain (creati nel 1683-85) erano arrivati sul Reno nel 1708, furono piegati dagli architetti all'interpretazione del nuovo stile che essi non avevano portato dall'Italia. Eugenio Castelli e Antonio Genone sono tra i primi ad adattarsi al nuovo gusto, nel Nassau e nell'Assia (pare ancora nel 1706 ca.). E' poi un fatto incontestabile che esso trova dovunque, nei paesi di lingua tedesca, la sua piena espressione nella seconda decade del secolo ad opera degli interpreti italiani: con Donato Giuseppe Frisoni a Ludwigsburg (1713), Carlo Maria Pozzi a Idstein (1716-18), Pietro Fr. Appiani a Fürstenfeldbruck (1718-23).

Quanto sappiamo di Vienna e della Boemia non fa che confermare questo stato di cose: il nuovo stile compare, sempre per opera di stuccatori italiani, nel palazzo Starhemberg-Schönburg a Vienna, intorno al 1706, ma si afferma poi sopra tutto nel secondo decennio (a Kremsmünster, in Stiria, per opera di Diego Carlone, di Giov. Manfredo Maderni, di Giov. Battista Allio, in Boemia con Tommaso Soldati). Nella Germania orien¬tale, in Danimarca il «Bandlwerk» arriva dopo il 1735.

Sono gli anni in cui il «genre pittoresque » inizia in Francia a opera di N. Pineau, di J. A. Meissonnier, di J. de la Joue, di J. Mondon, dello stesso Boucher, di F. de Cuvilliés. Si tratta di artisti nati intorno al 1690, che nella quarta decade del secolo fanno del gusto per l'asimmetrico la ragione d'essere della loro arte; come già Filippo Parodi a Genova una quarantina d'anni prima. Si tratta dei disegni per oreficerie editi, dal 1728, dal Meissonnier, il quale pubblica nel 1734 il suo Livre d'Orne¬mens; si tratta del Livre nouveau de divers morceaux de faintaisie edito nel 1736 dal La Joue, degli ornati pubblicati nel 1738 dal Cuvilliés. Lo stu¬dioso che si è da ultimo occupato di questi argomenti, il Bauer, ha ammes¬so che un'opera come il «Bougeoir» di Meissonnier, del 1728, è qualcosa di completamente nuovo per la Francia; ma un oggetto simile, isolato, tor¬tile, svitato, asimmetrico non sarebbe stato una novità in Italia, dopo gli straordinari «Reggivaso» del Parodi, creati a Genova nel 1690 circa.

I motivi del rococò francese saranno, come è ben noto, sfruttati a fondo nei paesi tedeschi, dallo stesso Cuvilliés a Nymphenburg nel 1734-39; dai costruttori tedeschi, dagli stuccatori italiani e tedeschi nei decenni suc¬cessivi; ed è altrettanto ben noto come nella stessa Francia la «forme ro¬caille» diminuisca d'importanza intorno alla metà del secolo, mentre si avvia, nei paesi di lingua tedesca, verso la massima fioritura.

Incomplete, lacunose, e talora svianti sono le nozioni che abbiamo sullo stucco rococò in Italia, sull'avvento della rocaille, sulla sua diffusione, sui maestri che operarono in quel settore. Sembra tuttavia di poter dedurre dai vari contributi di questo convegno e da quanto si è detto, con larga approssimazione, più sopra, che oltre all'inizio genovese, dovuto sopra tutto al genio di un grande maestro (un movimento che, come si è visto, anticipa nettamente quello partito dalla Francia), lo stucco assumesse sovente, qua e là, strutture tettonicamente definite come era ben naturale in un paese di forte tradizione architettonica, se pur trattate con notevole leggerezza e con spirito puramente decorativo: e poichè ovviamente, le terre di parlata lombarda sono quelle che l'indagine deve considerare per prime, si dovrà am¬mettere che il così detto «barocchetto » è creazione tutta italiana, e poco importa se esso nasce a Roma o rappresenta, per la Lombardia, un cavallo di ritorno, quale prodotto creato da lombardi a Roma. Resta ancora, quale problema di interesse europeo, la ricerca sulla diffusione dell'intreccio a nastro (Bandlwerk) e del motivo a griglia (Gitterwerk). Ma si tratta di problemi ancora molto lontani da soluzioni chiare e definitive.

Il Canton Ticino dovrebbe dare, a questo punto, elementi essenziali per fornire una dimostrazione di quanto si è detto più sopra. Ma è purtroppo mancata al simposio di Varenna la presenza di studiosi ticinesi (unico gradito ospite fu il professor Martinola di Lugano), che avreb¬bero assicurato agli studi in corso una solida base di partenza, con l'esposi¬zione di un materiale bene ordinato, datato e sufficientemente illustrato (anche se non criticamente vagliato). Gli stuccatori ticinesi tornavano in¬fatti molto spesso in patria; ed esistono certamente, sopra tutto nel Sottoceneri,tracce delle loro esperienze d'oltralpe. Lo spigolo degli archivi, la cernita del materiale già stampato, la raccolta sistematica della non vasta bibliografia, sarebbero stati un ulteriore, valido aiuto. Ma questa base è purtroppo mancata al convegno; e bisogna riconoscere quale utile complemento essa avrebbe potuto costituire, per quei relatori che, dall'Italia e dall'estero, han dato un quadro tanto vivace dell'attività di questi ticinesi all'estero.

Il Simona che, unico, si occupò dell'argomento in due saggi sull'«Arte dello Stucco nel Canton Ticino» pubblicati nel 1938 e nel 1949 (che pure costituiscono una prima utilissima raccolta di materiale) non offre ancora punti di partenza sufficienti per una ricerca del genere.

Sullo stucco nella Lombardia propriamente detta, le mie scolare R. Bos¬saglia e M. C. Magni hanno dato in questi «Atti» buoni contributi, la prima su opere milanesi, bresciane, bergamasche e pavesi, la seconda sugli stucchi intelvesi. Per quanto siano queste, in senso assoluto, le prime inda¬gini su quest'argomento (e resti ancora un larghissimo campo aperto alle ricerche) non credo che i risultati acquisiti da questi studi saranno facilmente contraddetti da ulteriori rinvenimenti in Lombardia. Resta provato cioè dai dati che troviamo raccolti in questi nuovissimi studi come l'uso dell'ornato a nastro e del motivo a griglia non appare in Lombardia prima del 1730 al più presto; e si può quindi dedurne che esso vi venne quasi certamente portato dagli stuccatori ticinesi che lo avevano già largamente usato in Germania. (Ma, come si è accennato, il motivo della griglia comparirebbe a Genova già nel 1705). Anteriormente al 1730 circa esistono, come si è visto, in Lombardia, forme rococò (o di barocchetto a carattere architettonico, più plasticamente risentite) ma si tratta di opere che nulla hanno a vedere col «genre pittoresque » e sono di derivazione, per lo più, naturalmente italiana.

Alla metà del secolo il rococò, che in Francia aveva sempre avuto un tono più moderato ed elegante (si ricordi lo stupendo «Salon d'hiver» nell'Hótel de Soubise dove Boffrand crea il suo capolavoro) declina nelle decorazioni interne, mentre le architetture esterne conservano sempre quella loro compostezza, tanto diversa dalla elegante volubilità delle masse, che in questi stessi tempi caratterizza il Piemonte; ma inizia proprio allora il rococò, nei paesi tedeschi, la sua stagione più fervida e brillante.

Lo studioso che ha indagato con più accuratezza sulle sorti e le evo¬luzioni dello stucco lungo il Reno, dove da secoli si produce l'incontro fe¬condo delle due culture, il Döry, avverte come proprio con Cuvilliés (dopo che gli italiani avevano prodotto, sul Reno, stucchi alla francese) lo stile di queste eleganti decorazioni diventa decisamente franco-tedesco.

In Italia, riteniamo, e particolarmente nel Canton Ticino e in Lom¬bardia, anche se, generalmente se ne sa pochissimo, esemplari di quel rococò dovrebbero essere reperibili; dovuti a quegli stuccatori ita¬liani che lavorarono in Germania anche in questa fase più inoltrata e tornati in patria, ebbero certo modo di dar prove della loro capacità. E basti citare due esempi: gli stucchi di Francesco Pozzi, eseguiti nel 1759 per la parrocchiale di Castel S. Pietro; e quelli dello stupendo salone esi¬stente nella villa Pio Falcò a Mombello di Merate, in Brianza. Un'altra rivelazione è stata per noi, recentemente, nel Veneto, la conoscenza degli splendidi stucchi di palazzo Sturm a Bassano, destinato a ospitare la mostra di Marco Ricci. Chi, vien fatto di chiedersi, vedrà mai tutte queste meravi¬glie nascoste? riusciranno le future generazioni di studiosi a valutare, al punto giusto, queste, talora, splendide testimonianze, prima che vadano di¬strutte ?

Manca, purtroppo, a tutt'oggi, un'esplorazione sistematica di questo prezioso materiale che non si trova soltanto in chiese, aperte a tutti, ma in proprietà private, in palazzi e ville, soprattutto, di non facile accesso, della Brianza, del Lario, della Liguria, del Veneto, ecc.

***

Abbiamo estratto dai molti notevoli contributi portati a questo con¬vegno alcune idee generali che attendono una conferma dalle ricerche fu¬ture.

[…]

 

Edoardo Arslan

 

Fine seconda puntata

 

a cura di Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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