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ARCHITETTURA INGLESE E STUCCATORI ITALIANI - Seconda puntata

Ai lettori di www.lombardinelmondo.org proponiamo «Architettura inglese e stuccatori italiani» di Peter Murray apparso in «Arte e Artisti dei Laghi Lombardi (gli stuccatori dal Barocco al Rococò)», Como 1964 – Società Archeologica Comense. Scrive Murray: «spero di aver dimostrato che i migliori artisti britannici erano pronti ad istruirsi alla fonte delle arti e che erano tutti d'accordo nella riconoscenza verso la madre terra Italia».
ARCHITETTURA INGLESE E  STUCCATORI ITALIANI - Seconda puntata

St. Paul

di Peter Murray

 

Ben poco si sa di questi artisti: ecco un breve riassunto dello stato attuale delle ricerche. Giovanni Battista Artari (o Artaria) è nato nel 1660 in Arogno presso Lugano. Suo figlio Giuseppe è nato anche lui in Aro­gno, nel 1697; e si deduce quindi che Giovanni Battista fu forse ancora in Italia. E' ricordato - forse anche col figlio - a St. Martin's, e a St. Pe­ter's, Vere Street, a Ditchley ed anche a Houghton, la casa del Primo Ministro Walpole, nella decade 1720-30. Poscia, Artari è ricordato a Cambridge, attivo nel Senato dell'Università, opera ancora una volta di Ja­mes Gibbs, compìuta nel 1730. Qui si sa che il disegno della volta è del Gibbs, eseguito dagli stuccatori, ma i capricci delle pareti sono probabilmente di­segnati ed eseguiti dall'Artari e dal Bagutti. In quest'anno 1730 Giovanni Battista Artari aveva già settant'anni - è probabile, allora, che sia morto dopo poco; probabilissimo, anche, che i suoi lavori nei Paesi Bassi e in Germania fossero già compiuti prima della sua venuta in Inghilterra. Il Duomo di Fulda, un tempo attribuito a lui, è infatti di Johann Dientzenhofer e compiuto nel 1712.

Di un certo Alberto Artari, si conosce solamente il ricordo a Sutton Scarsdale del 1724 che «Albert Artari, gentleman, and Francis Vossali, gentleman, Italians» hanno fatto gli stucchi. Del figlio di Giovambatti­sta, Giuseppe, abbiamo documenti - recentemente pubblicati (3) - per la Radcliffe Camera di Oxford, lascito del medico dottor Radcliffe al­l'Università e ultimo capolavoro del Gibbs, compiuto nel 1749. Quattro stuccatori ebbero apprezzamenti dalla Camera il giorno 18 marzo 1742. Due di questi artisti furono inglesi, il terzo fu l'anglo-danese Charles Stan­ley, e l'ultimo fu Joseph Artari: gli ultimi due furono i più costosi, ma l'Artari fu vincitore per la maggior parte dell'opera. Fu pagato per la cu­pola al 29 febbraio 1743; altri lavori sotto la galleria furono pagati il 22 marzo 1745, alla moglie Mary Gertrude Artari; forse, allora, egli stesso era andato in Germania. Sappiamo che egli morì in Colonia nel 1769 dove era impiegato per il Principe Elettore. Compton Place fu decorato da quel Charles Stanley, lo scultore anglo-danese che ha fatto una parte della Radcliffe Camera insieme con Artari. Quest'opera è dell’­anno 1730 circa, e mostra palesemente l'influenza dello stile italiano.

Del Bagutti abbiamo notizie come «resident gentleman plasterer» a Cannons prima del 1725, quando riceve seicento­cinquanta sterline per la cappella e per i lavori eseguiti con Artari. Aveva fama di ottimo artista - l'ammirazione di Gibbs, Defoe e dello storico d'arte Vertue ma non si sa niente di più, né la data della sua morte né il luogo.

Ho parlato di due sette architettoniche. La prima fu quella dell'ere­dità barocca di Wren, e la massima figura fu quella di Gibbs. L'altra si chiama in Inghilterra Palladianism, ed i maggiori furono Colen Campbell, William Kent e Lord Burlington, tanto architetto come fautore. Essi furono, davvero, non soltanto degli italianizzati, ma quasi degli Italiani del Cinque­cento, e non del Seicento. Le loro idee razionalistiche furono esposte in gran­di libri, e soprattutto in due: la traduzione dei Quattro Libri del Palladio, fatta da Giacomo Leoni nel 1715, e più importante ancora, il Vitruvius Britan­nicus di Colen Campbell del quale il primo volume apparve nello stesso an­no. Da qui qualche brano dell'Introduzione, o, meglio, del manifesto pre­messo all'opera: «We must in Justice acknowledge very great Obligations to those Restorers of Architecture, which the Fifteenth and Sixteenth Centuries produced in Italy; Bramante, Barbaro, Sansovino, Sangallo, Mi­chael Angelo, Raphael Urbin, Julio Romano, Serglio, Labaco, Scamozzi, and many others, who have greatly help'd to raise this Noble Art from the Ruins of Barbarity: But above all, the great Palladio, who has exceed­ed all that were gone before him, and surpass'd his Contemporaries; whose ingenious Labours will eclipse many, and rival most of the An­cients. And indeed, this excellent Architect seems to have arrived to a Ne-plus-ultra of his Art: With him the great Manner and exquisite Taste of Building is lost; for the Italians can no more now relish the Antique Simplicity, but are entirely employed in capricious Ornaments, which must at last end in the Gothick.

For Proof of this Assertion, I appeal to the Productions of the last Century. How affected and licentious are the Works of Bernini and Fon­tana? How wildly extravagant are the Designs of Borromini, who has endeavour'd to debauch Mankind with his old and chimerical Beau­ties.... » (5). E cosi via.

Non è opportuno qui parlare più estesamente sulla teorica del movi­mento palladiano inglese; ma non mi sembra privo di interesse dimostra­re parecchi esempi de' palazzi più impressionanti, ed in particolare, qual­che veduta delle opere degli stuccatori - e questi sono per la massima parte gli stessi artisti che lavorano allo stesso tempo per Gibbs, per i Tories e per la Chiesa. Houghton Hall, nel Norfolk, grandissima casa di Sir Ro­bert Walpole, primo ministro per molti anni e capo del partito Whig, fu ideata da Colen Campbell circa nell'anno 1722; l'interno dello Storie Hall, o Gran Salone, fu descritto da lui come «il più bello in Inghil­terra», ma fu forse eseguito con l'aiuto di William Kent. Kent, nato nel 1685, e dapprima pittore, allievo di Benedetto Luti a Roma, e ancor più di Gibbs, era del tutto italianizzato. In una lettera al suo amico e mecenate Lord Burlington (anche lui promotore della cultura italiana) dice: «I am still at work here ye days being so short and cold to an Italian constitution yt I keep my little room, only twice a week yt I go to ye Operas where I am highly entertaind'd, and then think myself out of this Gothick coun­tery. Engagements I have for more work makes all these power-spirited English daubers raile, and make partys against me, but I hope to over­come ym all .... » (6).

Nell'interno di Houghton gli stucchi sono dell'Artari; ma la scultura è dell'anglo-fiammingo Michael Rysbrack, ispirata strettamente all'antico: di gusto neoclassico propriamente detto, ma dell'anno 1736 incirca. E' evi­dente che la situazione artistica in Inghilterra nella prima metà del Set­tecento è assai complicata e molto interessante, perché l'architettura è do­minata da ideali palladiani, la decorazione è rococò, e la scultura è neo­classica.

A Moor Park l'architettura fu rifatta nel senso palladiano da Giaco­mo Leoni, intorno al 1720, e la decorazione pittorica fu fatta dall'Amigoni con l'aiuto di un certo «F. Sleker, Venetie ». Gli stucchi - il Bacco e Cerere, per esempio - sono attribuibili all'Artari e al Bagutti, o forse ai fratelli Franchini. Filippo e Paolo Franchini lavoravano a Bath, forse nell'anno 1729, ma essi furono i creatori della cosiddetta Scuola di Du­blino. Russborough, nell'Irlanda, è attribuito ai Franchini (1750 ca.). Li troviamo in Irlanda per la prima volta nel 1734, ed eb­bero una grande influenza sugli artisti irlandesi, come si vede nell'opera di Richard West, a Dublino, che lo mostra pronto allievo dei Franchini. Il rilievo altissimo, fatto su fil di ferro, è molto tipico della scuola dublinese.

Ma torniamo alle due opere principali dei Palladiani - cioè alle due maggiore imitazioni della Villa Rotonda presso Vicenza: Mereworth Castle, di Colen Campbell, prima del 1725, e Chiswick Villa, presso Londra, capolavoro della collaborazione di Lord Burlington e William Kent.

Mereworth è la più stretta imitazione dell'originale, come si può ve­dere dall'esterno. Nel salone centrale troviamo, nelle parole dell'architetto stesso, ornamenti «much after the manner of the Ritonda» del «Signor Bagutti, a most ingenious artist». Ancora una volta, allora, gli stucca­tori furono ugualmente alla moda presso i partigiani del Palladio e presso quelli della maniera più barocca. Nella galleria di Mereworth - una gal­leria è tradizionale in Inghilterra - la decorazione è del pittore venezia­no che si chiama «F. Sleker», il quale è conosciuto solamente pei lavori a Moor Park e a Mereworth, ma il fatto più interessante è l'adozione del­la lunga galleria di tradizione inglese, rompendo così la perfetta sim­metria del modello vicentino della Villa Rotonda.

Ancor più libera nell'imitazione è la superba Villa, fra i più indimenticabili capolavori dell'arte inglese, di Chiswick, forse più an­tica che palladiana, creata nei sobborghi di Londra come una villa subur­bana per Lord Burlington, e opera della feconda collaborazione di Bur­lington e Kent prima del 1726. E' oggi monumento nazionale e ripristi­nata a cura del Ministero dei Lavori Pubblici, dopo i gravi danni della guerra. Si vede che nello stato attuale manca alla fronte principale la troppo rigida simmetria della villa vicentina, e la severa forma della cu­pola con finestre all'antica è più romana, e anche più pratica nel clima del nord.

La parte interna è opera del Kent e non ha nulla a che fare con gli stuccatori italiani, sebbene sia del tutto italiana di spirito. E' evidente che almeno intorno all'anno 1740 le forme decorative ed il linguaggio rococò non furono ancora una novità; e per finire passiamo in rivista gli stucchi, assai belli e leggiadri, a Hagley, nella contea di Worcestershire. Siamo qui alla metà del secolo - la casa fu cominciata solamente nel 1754 - e si tratta probabilmente di un artista della seconda generazione, forse figlio di quel F. Vassali o Vossali documentato fra il 1720 e il 1726 in compa­gnia con Artari, Bagutti e Francesco Serena.

L'unica opera di E. Vassali è una copia dal Maratti, firmata e datata 1758. Con grandissima probabilità, allora, riteniamo tutti gli altri stucchi a Hagley come opere di questo Vassali. La data è molto significativa. Nel­lo stesso 1758, nella stessa Hagley, fu costruito anche il Tempio Dorico, opera di James Stuart. E' la prima opera architettonica di gusto greco, costruito solamente tre anni dopo la pubblicazione del “Gedanken ueber die Nachahmung der griechischen Werke” del Winckelmann.

 

Siamo già in pieno Neoclassicismo, ma spero di aver dimostrato che, per almeno un mezzo secolo, i migliori artisti britannici erano pronti, co­me oggi, come sempre, ad istruirsi alla fonte delle arti e che, sebbene ne­mici fra loro, erano tutti d'accordo nella riconoscenza verso la madre terra Italia.

 

Peter Murray

 

 

N O T E

 

1) Il primo architetto inglese a studiare in Italia fu il misterioso John Shute, che andò in Italia nel 1550. E' anche il primo scrittore inglese sull'architettura, essendo autore del First and Chief Groundes of Architecture (t563).

2) Era una seconda edizione nel 1736.

3) S. G. GILLAM, The Building Accounts of the Radcliffe Camera, Oxford 1958.

4) The Vertue Notebooks, «Walpole Society», XXIV, 1936 (Vertue iv), 17: «a stucco Cei­ling Flora & others - boys round the round in alto relievo... excellently well done by... Baggotti» (Ceiling at Cassiobury).

5) «E' giusto che dobbiamo ammettere grandissimo obbligo a tutti quei restauratori di Ar­chitettura, nati in Italia nel Quattrocento e nel Cinquecento: Bramante, Barbaro, Sansovino, San­gallo, Michelangelo, Raffaele d'Urbino, Giulio Romano, Serlio, Labacco, Scamozzi, e tanti altri che hanno tutti operato a sollevare questa nobile arte dalle rovine del barbarismo: ma soprattutto, il grande Palladio, che ha superato tutti gli antenati, e sorpassato i suoi contemporanei; di cui le ingegniose opere eclisseranno molte e rivaleggieranno la maggior parte delle opere degli Antichi. Veramente questo eccellente architetto sembra arrivato a un punto ne-plus-ultra della sua arte: con lui è spenta la grande maniera e il gusto squisito dell'edificare, perché gli italiani non gustano più la semplicità antica, ma si sono dedicati ai capricci, i quali debbono terminare nel Gotico. Per prova di questi miei sentimenti ricorro agli edifici del secolo passato. Come affrettati e senz'ordine sono le opere del Bernini o del Fontana? Come stravagantissimi i disegni del Borromini che ha tentato di corrompere l'umanità con le sue bellezze bizzarre e chimeriche...».

6) «Sto lavorando qui, ma tutti i giorni sono tanto brevi e tanto freddo al mio tcmpera­mento di italiano che rimango nel mio camerino. Solamente due volte nella settimana vado con sommo piacere all'Opera e mi credo fuori da questo paese gotico. Sono incaricato di alcuni quadri, il che fa tutti quei meschini imbrattatelli inglesi maldire e congiurarsi contro di me...». (Lettera del 30 gennaio 1720, citata da M. JOURDAIN, The Work of Villiam Kent, 1948, 37).

 

Fine

 

A cura di L. Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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Editoriale

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