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20 dicembre 1955 (seconda puntata)

20 dicembre 1955: con l’accordo tra Italia e Repubblica Federale Tedesca inizia la moderna emigrazione di massa dalla Penisola verso la Germania. Nel 60° anniversario di quella data presentiamo, a chi segue Lombardi nel Mondo, questo evento con un breve saggio.
20 dicembre 1955 (seconda puntata)

Puntata 2

Evoluzione significa un lento e graduale sviluppo o trasformazione sociale, culturale ed economica. Evoluzione significa anche il lungo percorso dallo sconforto alla serenità. Dall‘isolamento alla partecipazione. Dalla disoccupazione all‘occupazione. Dall‘insicurezza alla sicurezza. Riscoperta del valore e vigore delle proprie origini e radici culturali, religiose e linguistiche. O perdita definitiva di questi valori, sostituiti da altri. Questa trasformazione, per le ultime generazioni di italiani in Germania, inizia con l‘esodo avviato dall‘accordo del 20 dicembre 1955. Un espatrio che si sviluppò lungo le tratte ferroviarie Napoli – Verona - Brennero o Napoli - Milano – Gottardo / Sempione – Basilea. A Napoli e Verona sono le sedi delle due commissioni per l‘esame delle condizioni sanitarie, fisiche e professionali delle migliaia di candidati italiani all‘emigrazione: «Bewerber o forza lavoro italiana», come gli emigranti vengono definiti nell‘accordo stesso.

 

Un accordo dove, per la prima volta, compare il termine «Gastarbeiter». A sostituire gli storici epiteti: «Makaroni, It(h)aker, Piemonteser, Lombarden, Savoyarden e Welsche». O «Badoglio», dall‘8 settembre 1943. Antichi luoghi comuni su un‘Italia terra di «Banditen, Dolchen, feuerspeienden Bergen, welscher Tücke, Untreue italienischer Weiber, Wanzen, Skorpionen, Gift, Nattern, Meuchelmörden u. s. w.». [Paese di «banditi, pugnali, montagne che sputano fuoco, di perfidia tipicamente italiana, di donne infedeli, di cimici, scorpioni, veleno, serpenti, di assassini e tradimenti ecc.», così Friedrich Engels a proposito di una poesia di August Adolf Ludwig Follen, in un articolo apparso sulla «Deutsche-Brüsseler-Zeitung», nr. 16 del 24 febbraio 1848].

 

Per anni, a partire dal 1955, si riversarono nelle stazioni ferroviarie tedesche centinaia di migliaia di «Gastarbeiter», immediatamente smistati a fabbriche, cantieri e miniere che li avevano richiesti. E non erano pochi gli autoctoni che sbottavano in osservazioni del tipo: «Lasciano asino e capre dal nonno, nidificano da noi e incassano. Fanno figli e figli e prendono gli assegni familiari, hanno diritto alla pensione e a tutto – vivono, poi, di pasta e pane. Alla fine ritornano a casa con tutto quello che hanno arraffato e si costruiscono una casa sul mare! » [Ralf Rothmann, «Milch und Kohle», pag. 63-64, Frankfurt a.M. 2002].

 

I «Gastarbeiter» dell‘accordo del dicembre 1955, giungono in un Paese dilaniato dal secondo conflitto mondiale e avviato a «realizzare un miracolo economico», ben raccontato dallo scrittore Ralf Rothmann nel romanzo «Milch und Kohle». Estragon, Basilikum, Rosmarin, Thymian, Majoran, Knoblauch e Peperoncino sembravano spezie sconosciute ai nativi.

 

Tra il 1955 e il 1975 una minoranza conquista con aromi, vino, pasta, una tradizionale e sorprendente cucina, cui si aggiunge una filosofia della vita definita semplicisticamente «Dolce Vita», quel Paese che li aveva ingaggiati come «forza lavoro». Un periodo in cui, oltre a ristoranti e pizzerie, si estendono a macchia d‘olio le gelaterie, presenti nell‘area tedesca sin dalla seconda metà del 1800.

 

Seguirà l‘offerta dell‘arte del vestire, del design, di imprese d‘ogni genere (edili e artigianali – dal sarto al calzolaio-, venditori di frutta e verdura, di alimentari, di vini d‘ogni genere, di dolciumi, casearie ecc.). Qui si svilupperanno imprese dolciarie di rilevanza europea. Qui metteranno radici iniziative economiche che si svilupperanno per tutta Europa. Il Paese che li aveva chiamati come «Gastarbeiter», diverrà per molti prima o seconda Patria. Un luogo insostituibile nella loro vita e sentimenti. E nella geografia economica e culturale europea.

 

 

 

(fine seconda puntata)

 

Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

 

Nota: invece delle note a pie’ di pagina o finali, abbiamo preferito inserirle nel testo utilizzando parentesi quadre

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Editoriale

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