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20 dicembre 1955 (settima puntata)

20 dicembre 1955: con l’accordo tra Italia e Repubblica Federale Tedesca inizia la moderna emigrazione di massa dalla Penisola verso la Germania. Nel 60° anniversario di quella data presentiamo, a chi segue Lombardi nel Mondo, questo evento con un breve saggio.
20 dicembre 1955 (settima puntata)

VII Puntata

 

L‘educazione dei figli - Molte famiglie di immigrati si ritrovano (o si rifondano) lontano dai luoghi d‘origine. Nasce il problema scolastico dei figli. Una vera odissea «umana e pedagogica» che, spesso, ha segnato per sempre chi entrava in una scuola tedesca. La poetessa Ines Bellati-Ritzenhoff, di Hagen, così rielabora la lontana «memoria ed esperienza scolastica» provata nella seconda metà degli anni Cinquanta del secolo scorso:

Ausländerfreundlichkeit

Damals

wurden wir geduzt, wir Ausländer,

insbesondere die Erwachsenen.

Jetzt entfällt die Anrede.

Damals

freuten sich Kinder,

wenn mir die Mütze vom Kopf geschlagen wurde.

Jetzt ist der Kontakt nicht mehr so distanzlos.

Damals

wartete ich im Flur,

damit ihre Mütter mich nicht sahen.

Jetzt darf ich hinhein;

ich bin integriert

und man sieht mir das Fremde nicht mehr an.

Damals...

Jetzt gibt man uns die Möglichkeit,

aus dem brennenden Haus zu springen

unter Beifall -

(da An Tagen wie diesem, Dürnau, 1994)


Xenofilia

Allora

ci davano del tu, a noi stranieri,

soprattutto gli adulti.

Oggi non si usa più.

Allora

i bambini erano contenti,

quando mi strappavano il berretto dal capo.

Oggi il contatto non è più così ravvicinato.

Allora

aspettavo in corridoio:

perché le loro madri non mi vedessero.

Oggi ho il permesso d‘entrare;

sono integrata

e in me non si vede più lo straniero.

Allora…

Oggi ci danno la possibilità,

tra gli applausi,

di saltar dalla casa in fiamme.



 

Dopo le «Auffangklassen» vennero inventate le «Vorbereitungsklassen» (classi d‘inserimento). Si trattava di pluriclassi. Bambini dalla prima classe alla quinta, con altri della sesta, dell‘ottava, nona e decima, raccolti in un‘aula. Per imparare il tedesco, si diceva. O per finir dimenticati. Molti precipitosamente inviati alle «Sonderschulen» (scuole differenziali).

 

Racconta la signora B. N., insegnante, giunta in Germania all‘età di 8 anni: «Nel 1974 i miei genitori mi iscrissero alla Goldbergschule… Era una scuola dove venivano raggruppati i bambini italiani appena arrivati dall‘Italia… L‘insegnante italiana, la signora C., mi fece conoscere un bambino che abitava vicino a casa mia… Rimasi sbalordita nel vedere la piscina nella scuola…» [B. N., Hagen. Testimonianza dattiloscritta - agosto 2005].

 

Poi venne l‘epoca in cui autorità e coraggiosi insegnanti s‘accorsero dei valori di «scambio sociale e culturale» che i figli dei migranti portavano con sé. Prima che la lingua e cultura italiana diventassero un‘offerta anche per scolari tedeschi o di altra nazionalità. Prima che, in età prescolastica, si avviassero corsi «di altra cultura e lingua».

 

L’autore di «Una vita una storia» scrive: «Il 20 settembre 1968 ci fu festa grande in casa. Nicola stringeva il suo diploma nelle mani. Maurizio frequentava la sesta classe. Maria Vittoria, con i suoi cinque anni, aveva gli occhi spalancati verso il mondo dei grandi» [op. cit., pag. 150].

 

Non solo. I figli dell‘emigrante pugliese, in età adolescenziale, dimostrano volontà e creatività. Nel 1970 erano impiegati presso una cartiera di Hagen [op. cit., pag. 163]. Il padre, fidando nelle loro capacità e costanza, comperò «due chitarre per Nicola e Maurizio. Insistevano che volevano imparare un po‘ di musica. Chissà, pensai. Acquistammo le chitarre ed… ebbero le prime lezioni» [op. cit., pag. 148]. Un investimento, non solo formativo.

 

Il complessino The young people è il prossimo passo. Qui suonano, con alcuni amici, Nicola e Maurizio «…[il gruppo musicale] rimase sulla breccia sino al 1974. Alla fine di quell‘anno entrarono in scena i Tornados, con alcuni elementi tedeschi… e non si contano le serate in tutta la Germania, la Danimarca, la Svezia, il Belgio, il Lussemburgo, l‘Austria, la Svizzera…» [op. cit., pag. 167].

 

 

I primi sogni – Con il posto di lavoro e l‘abitazione, l‘auto è uno dei primi sogni realizzati. «…acquistammo una fiammante Fiat 124… La Fiat o l‘Alfa: il sogno di ogni emigrante…»[op. cit., pag. 150].

 

 

I Centri Italiani, le Missioni e altre istituzioni e associazioni – Con i primi anni Sessanta del secolo scorso il problema della casa, per le famiglie dei migranti italiani, Mitbürger (concittadini) e/o Gastarbeiter (lavoratori ospiti), divenne scottante. Molte sono le testimonianze su abitazioni poco spaziose, scarsamente illuminate, con «posto cottura» e servizi igienici in comune. La possibilità di socializzare con gli autoctoni era molto limitata o assente. Risultarono «socialmente utili» quelle istituzioni, rette da sacerdoti cattolici di madrelingua, che aprivano i propri spazi per momenti religiosi, di socializzazione e cultura. Le Missioni Cattoliche italiane erano spazi per feste e incontri, corsi di cultura popolare e momenti religiosi. Anche associazioni laiche s‘impegnarono in questo settore, creando aggregazione, se non vera e propria «educazione sociale e politica».

 

In questi luoghi, come in fabbrica, si assiste ai primi passi di un percorso evolutivo e d‘una presa di coscienza in emigrazione. Luoghi che vennero forniti di piccole biblioteche (come la benemerita BUR). Luoghi dove si trovava qualche giornale e rivista. Luoghi dove, alla radio, si potevano seguire notiziari e avvenimenti italiani. Dove si poteva seguire un film in lingua italiana su pellicole 16mm (Franco e Ciccio, Totò o western con Giuliano Gemma, polizieschi o strappalacrime, pellicole fornite dal Ministero Affari Esteri e noleggiate dalla Sanpaolo Film). Luoghi che vedevano, alla sera, riunirsi gli emigranti per corsi serali (o la partita a carte). Dove nacquero squadre di calcio, cori, gruppi musicali e folkloristici. Dove si tenevano incontri informativi su diritti e doveri. Dove operava, spesso, un assistente sociale. Un insegnante. Un sacerdote. Luoghi in crisi, oggi: sostituiti dalle tivù satellitari e da un nuovo isolamento.

 

Per la prima volta, molti immigrati italiani si confrontavano con strutture al loro servizio. Le minoranze iniziarono a prendere coscienza di sé, ad organizzare il proprio presente e futuro. Già nei primi anni Sessanta minatori e operai italiani ingrossano le fila dei Sindacati tedeschi, avviando manifestazioni di protesta nei confronti di amministrazioni comunali e ditte.

 

Nel 1961 inizia le attività la Missione Cattolica Italiana di Hagen. Padre Franceschino Busana è il primo ad occuparsi della comunità italiana. Negli stessi anni si avviano attività a Dortmund, Bochum, Essen, Duisburg e Bielefeld. Padre Dario Zanoner, chiamato semplicemente don Emilio, la guiderà dal 1966 al 1977. Poi sarà guidata dal francescano Fabio Biasi.

 

 

 

 

(fine settima puntata)

 

Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

 

 

 

 

Nota: invece delle note a pie’ di pagina o finali, abbiamo preferito inserirle nel testo utilizzando parentesi quadre

 

 

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Editoriale

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