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20 dicembre 1955 (ottava puntata)

20 dicembre 1955: con l’accordo tra Italia e Repubblica Federale Tedesca iniziano i decenni dell’emigrazione di massa dalla Penisola verso la Germania. Nel 60° anniversario di quella data presentiamo, a chi segue Lombardi nel Mondo, questo evento con un breve saggio
20 dicembre 1955 (ottava puntata)

Ottava puntata

Avvio e sviluppo di attività economiche indipendenti – Molte famiglie cercano d‘avviare attività economiche parallele, o alternative, alla fabbrica, cantiere e miniera, per offrire una solida base economica al microcosmo familiare, in Germania o in Italia. L’autore di «Una vita una storia» racconta: «Chiesi e ottenni dal comune di Hagen di poter vendere birra, in casa e all‘esterno. Inoltre potevo vendere aranciata, limonata e tutte le altre bevande non alcoliche. Acquistai un camioncino e, con un amico siciliano, di professione carpentiere, giravo offrendo le bibite» [op.cit., pag. 150].

 

Il secondo passo fu di andare al «comune di Hagen per una concessione come appaltatore. La licenza mi venne rilasciata dopo un breve corso presso la sede comunale. Dopo circa un mese avevo la mia squadra di operai» [op. cit., pag. 168].

Infine, decide di aprire un ristorante-pizzeria ad Altenhagen. La nostra guida nella realtà dell‘immigrazione italiana nel Bacino della Ruhr di quegli anni, rileva la birreria Vormann. Subito diventa «falegname, muratore, imbianchino, idraulico… Decisi che potevo farcela da solo. Alle ventuno, ogni sera, dopo aver riportato a casa gli operai, mi buttavo a lavorare. Così il sabato e la domenica. Il ristorante da Salvatore si inaugurò una domenica. Qui, tutti, dovevano trovarsi come a casa. Dopo ventidue anni di vita è diventato per la città di Hagen, un punto di riferimento per la sua atmosfera e per la qualità della cucina italiana.» [op. cit., pag. 171].

 

Il quartiere - Il ristorante – pizzeria fu aperto in un quartiere dove «passò buona parte dell‘emigrazione italiana di Hagen degli anni Settanta e Ottanta. Lì è rimasta la mia memoria», ricorda S. Bucco [op. cit., pag. 174]. Un quartiere che «pullula di negozi italiani, turchi, greci, cinesi e coreani. Gli odori si mischiano e le parlate si confondono… e la sua vita si spande, in ogni direzione.» [op. cit., pag. 174].

In questo angolo di Hagen nasce una squadra di calcio e si attiva l‘associazione Filef.

 

Francesco Berretta racconta: «Il quartiere di Bochum-Werne venne addirittura chiamato Little Italy, perché qui e a Langendreer si stabilirono molti italiani… » [in Annette Krus-Bonazza, op. cit. pag.73].

 

Un giornalista italiano, nel marzo del 1970, così descriveva il Bacino della Ruhr: «È un colpo d‘occhio quasi agghiacciante… Essen, Dortmund, Duisburg, Gelsenkirchen, Bochum, Oberhausen, Recklinghausen, Mühleim, Herne…: viste dall‘alto queste città devono apparire come una immensa metropoli fumosa, nera, paurosamente grandiosa. Qui sbarcano da anni, a migliaia, italiani, greci, spagnoli, turchi, jugoslavi, l‘umile manodopera del boom tedesco. Grandi cubi di cemento, gru, tralicci, scavatrici, bocche di ciminiere, e migliaia di piccoli uomini bruni che hanno lasciato il Mediterraneo per un posto in fabbrica, in cantiere o in miniera…». [E. Sterpa, Gli slums della Ruhr, Corriere della Sera, marzo 1970].

 

 

Primi riflessi e reazioni nella società tedesca - Nel 1962 il quotidiano WAZ commenta un accoltellamento tra italiani con le parole: «quando gli Italiani difendono il loro onore non sono delicati». [in Yvonne Rieker, „Eigen" und „fremd" zugleich, op. cit., pag. 24]. Altri titoli paradossali si rifanno, in quegli anni, a stereotipi e luoghi comuni. Spesso diffidenza e freddezza la fanno da padrone. A partire dalla fine degli anni Sessanta la società tedesca si confronta con le varie e ricche risorse che le minoranze dei Gastarbeiter portavano con sé. Dapprima si individuano folklore e gastronomia, seguiti da aspetti di una tradizionalità, religiosa e culturale, colorita che, in molti casi, destò l‘attenzione di istituzioni e cittadini tedeschi.

 

In quegli anni il genio di Rainer Werner Fassbinder creò opere come Katzelmacher (1969), Händler der vier Jahreszeiten (1971), e, in particolar modo, Angst essen Seele auf (1973), puntando un dito accusatore sulla società tedesca che continuava a non vedere in quegli stranieri delle persone. Il cantautore Franz Joseph Degenhardt toccò più volte questa realtà già nei primi anni Sessanta, sino alla bellissima Tonio Schiavo. [Franz Joseph Degenhardt, Tonio Schiavo, in Väterchen Franz (1967). In Rumpelstilzchen (1963) era già apparsa Tarantella. In Spiel nicht mit den Schmudelkindern (1965) apparve Auf der Espresso – Machine]. Mentre Max Frisch scolpiva: «Abbiamo chiesto delle braccia e ci hanno mandato delle persone».

Inizia, nei primi anni Sessanta, l‘accettazione e integrazione dei riti dell‘italianità. Grazie anche alle ondate di turisti teutonici che calarono in Italia per alcuni decenni, intasando Brennero, Gottardo e San Bernardo – riversandosi sulla costa adriatica e ligure. Aperitivo, antipasto, espresso, pesto, grappa, pizza, spaghetti, vino, musica, amore, libero, pappagallo…entrarono, lentamente ma inesorabilmente, nella quotidianità tedesca. Ciò vale anche per personaggi e opere letterarie e cinematografiche, della musica e del teatro, della moda e del design. Pasolini, Fellini, Sergio Leone, De Sica, Dario Fo, De Andrè, Alessi… con i logo della moda divennero moltiplicatori di una originale e sorprendente cultura che si sviluppava nel Paese dei Gastarbeiter.

 

Contemporaneamente quegli anni videro l‘apertura, dapprincipio timida, quasi riservata, poi via via sempre più disinvolta e sicura, delle prime pizzerie e ristoranti italiani che andarono ad aggiungersi alla fioritura delle gelaterie.

 

Gusti e sapori, musica e immagini completano e integrano l‘evoluzione dell‘italianità nell‘area di lingua e cultura tedesca.

 

 

 

(fine ottava puntata)

 

Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

 

 

 

 

Nota: invece delle note a pie’ di pagina o finali, abbiamo preferito inserirle nel testo utilizzando parentesi quadre

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Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
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