Elio di Rupo alla guida del Governo Belga
Dopo una crisi e una vacatio lunghissima (541 giorni), il Belgio ha finalmente il Governo del Paese. Un Governo che porta l'impronta di Elio di Rupo, figlio di italiani emigrati in Belgio dall'Abruzzo e da anni in attivo in politica nelle fila del Partito Socialista. Elio Di Rupo, con un lavoro paziente, certosino - ma anche senza tentennamenti nel condurre la trattativa tra le forze politiche – è riuscito nell'impresa che aveva visto fallire i tentativi di svariati politici che non portano un nome italiano, ma forse proprio per questo più esposti alle contrapposizioni etniche ed economiche alla base della crisi belga. Dopo solo qualche giorno di governo, Elio di Rupo ha affrontato la prima prova del fuoco sotto questo profilo; ma i fatti di Liegi hanno dimostrato che Di Rupo ha la stoffa del politico di rango. In un clima di polemica per la sua scarsa dimestichezza con la lingua del nord del Paese, il nederlandese, il capo del Governo ha sorpreso tutti, avversari ed estimatori politici partecipando a una conferenza stampa ed esprimendosi inizialmente proprio in nederlandese, la lingua con cui ha meno dimestichezza. Il coraggio dimostrato gli ha procurato stima e apprezzamenti proprio nella regione che dovrà conquistare con i fatti ma anche dimostrando che, il figlio dell'emigrato abruzzese che affrontò l'inferno delle miniere, sa il fatto suo (politicamente parlando) e che dopo la sfida e susseguente battaglia della lotta alla corruzione all'interno del suo stesso partito (il Partito Socialista francofono) è in grado di agire ai livelli alti; ovvero che sa essere un buon capo del Governo in un Paese istituzionalmente difficile come il Belgio, un compito che ha visto il fallimento di molti politici.
Elio di Rupo, ultimo di otto fratelli, ha dimostrato già da adolescente di possedere le qualità del leader. Suo padre emigrò in Belgio insieme ai tanti connazionali che, in forza degli accordi bilaterali del 1956, vennero a lavorare nelle miniere del Borinage. Una vita dura terminata tragicamente: il giorno del matrimonio di uno dei figli maggiori morì per un incidente stradale; Elio, ancora adolescente, fu messo in collegio insieme ai suoi fratelli più piccoli e si distinse come studente modello: laurea in Belgio, dottorato a Oxford e poi i primi passi in politica. Philippe Busquin, ex Commissario europeo ed ex Presidente del Partito Socialista francofono, lo lanciò in politica, e alla luce dei fatti bisogna dire che aveva visto giusto.
Dopo essere stato a sua volta Presidente del partito, allontanò i personaggi più compromessi tra i quadri dirigenti; già Capo del Governo regionale Vallone, quindi ben avvezzo ai compromessi politici in un paese complicato come il Belgio, è riuscito a dirimere il rompicapo istituzionale della Regione di Bruxelles, ovvero i problemi del bilinguismo e i limiti alle baronie dei 19 comuni dell'agglomerato della stessa città. Probabilmente i partiti secessionisti fiamminghi hanno trovato in lui lo stratega e il leader carismatico che ha saputo frenare le mire isolazioniste. Al pari di quanto sta accadendo in Italia, il suo compito più difficile sarà quello del risanamento del debito sovrano, ma anche di far accettare sacrifici e impegno, lavorare di più e più a lungo e porre limiti alle richieste salariali.
Lo aspetta un compito difficile. Il Belgio dovrà, tra l'altro, affrontare, come altri Paesi europei, la minacciosa recessione che incombe e la difesa dell'Euro.
Gli europeisti autentici sanno di aver trovato un alleato.
Auguri di buon lavoro dalle comunità italiane emigrate in ogni parte del mondo.














di Vanni Vincenzi - Phone: 348-7069419
