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Attentato di Nizza: Christian Flammia intervista Antonio Ferrari editorialista del Corriere della Sera

Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera ed esperto di questioni mediorientali, ci offre la sua interpretazione in merito al sanguinoso attentato di Nizza
1) Antonio, che cosa sta succedendo ?
Quello che si temeva, purtroppo. Il primo ministro francese l’aveva detto, il capo dei servizi di sicurezza pure. Si sapeva che c’era un grave e imminente pericolo, ma nessuno sapeva con esattezza dove, insomma come localizzarlo.
Ha poi contribuito ad allentare la tensione il fatto che sembrava a rischio l’intero mese del campionato europeo di calcio. Invece non è successo niente, a parte gli scontri fra Hooligans e tifosi russi. Lo stesso presidente Hollande aveva detto che il livello di allerta massima si sarebbe ridotto a partire da fine luglio.
Sembravano segnali incoraggianti. Invece di colpire Parigi, nel giorno della presa della Bastiglia, hanno scelto un bersaglio lontano dalla capitale, per fare più male alla gente, ai turisti, ai bambini.
Questo mi fa pensare ad un attacco pianificato, con qualche complice. Una persona che conosco, e che ha guidato quei bestioni di camion frigoriferi, uno dei quali ha seminato la morte a Nizza, mi ha detto che è impossibile poter giungere, senza essere fermato, nelle isole pedonali. Nessuno è intervenuto, mentre l’assassino compiva la strage, maciullando i corpi di tutti quelli che ha potuto raggiungere.
Mi chiedi cosa sta succedendo? Temo sia cominciata una nuova fase del terrorismo. C’è chi si domanda perchè l’ISIS non rivendichi subito. Secondo me perchè non ne ha alcun bisogno. Ci sono minuscoli gruppuscoli che agiscono indipendentemente.
Tanto Daesh, con i suoi portavoce, ha detto e disposto: “Uccidete chiunque e dovunque i peccatori infedeli”. Ecco perchè questa fase è assai più pericolosa delle precedenti.
2) E’ una guerra asimmetrica e senza regole, colpiscono dove meno ce lo aspettiamo. Qual è la tua chiave di lettura?
E’ proprio così. Non sono importanti i simboli. C’è qualcuno che insiste nel sottolineare la provenienza degli assassini, e ancora una volta si torna all’Islam.
Io sono convinto che le religioni non c’entrino niente. La fase di oggi non prevede “discriminazioni” di fede. Una studiosa ha giustamente spiegato che la maggioranza delle vittime dei terroristi sono musulmane. E allora, musulmani che ammazzano altri musulmani. Preferisco dire criminali che ammazzano musulmani.
Uno ha detto: “Ma i morti della strage di Istanbul erano musulmani”. Probabilmente è così, ma gli assassini cos’erano? Cattolici, cristiani ortodossi, ebrei? Suvvia, non scherziamo. Il problema è proprio la guerra asimmetrica alla quale non siamo preparati. C’è chi chiede di imitare il modello israeliano, cioè vivere blindati, con muri altissimi e con il complesso del ghetto.
A parte il fatto che gli israeliani non sono neppure 7 milioni, compresi i Setters, ma i terroristi palestinesi evocati da Israele non sono come quelli di Daesh. I primi lottano, con sistemi spesso ripugnanti, per rivendicare il diritto all’autodeterminazione e ad avere il loro Stato; gli altri vogliono soltanto uccidere.
Mi stupisce che fra gli ammiratori di Daesh ci siano anche rappresentanti della destra radicale italiana, che magari sognano muri dappertutto. Pensateci: possiamo rinunciare alla nostra libertà, che cominciammo a conquistare proprio il 14 luglio? No, impossibile.
Con la stessa convinzione con cui mi ripugnavano i regimi comunisti dell’Est europeo, respingo chiunque mi imponga di vivere con la paura.
3) Rischi per il nostro paese ?
Francamente non so rispondere. Non ho sfere di cristallo. Però si possono avanzare alcune considerazioni. I nostri servizi segreti, che in passato non sono stati certamente limpidi, hanno però acquisito una certa esperienza in materia.
E’ chiaro che il terrorismo dei golpisti fascisti, delle Brigate rosse e di altri gruppi non è paragonabile ai protagonisti della sfida di oggi. Però, sono decenni che i nostri lavorano sulla prevenzione, e non con tardivi interventi quando accade l’irreparabile.
Daesh non è stato creato da pseudo complotti giudaico-massonici, come sostenevano i fascisti nel Ventennio. La micidiale bomba è stata preparata dai sauditi, per protestare per la guerra all’Iraq del 2003 che ha favorito gli sciiti.
Non lo dico io. L’ha detto al segretario di stato americano John Kerry, l’ex capo della diplomazia di Riad, lo scomparso e compianto Saud El Feisal.
E poi, basta ipocrisie. La Francia ha subito gli attentati più terribili, ma ha venduto quantitativi-record di armi, proprio ai sauditi e ad altri della compagnia. Vendere se poi le armi servono a farci del male, beh, ditemi che cosa dobbiamo pensare.
A cura di Christian Flammia
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Editoriale

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