You are here: Home Lombardi nel Mondo Nazioni Europa Articoli Dal mondo economico, istituzionale e sociale Immigrati italiani in Germania (2)
Accedi a ..
Ospitalità Mantovana .....
logo-albergo-hotel-bianchi-mantova.png
In Evidenza ...

Immigrati italiani in Germania (2)

1955 - 2015: con l’accordo del 20.12.1955 tra Italia e Repubblica Federale Tedesca inizia l’emigrazione di massa contemporanea dalla Penisola verso la Germania. Nel 60° anniversario di questa data presentiamo, a chi segue Lombardi nel Mondo, una relazione di Mons. Luigi Betelli
Immigrati italiani in Germania (2)

...der Fremdling

Breve introduzione

 

Monsignor Luigi Betelli è nato a Dalmine (Bergamo) nel 1944. Giunge a Stoccarda, presso la locale Missione Cattolica Italiana, nel 1978 come responsabile dell’educazione degli adulti. Segue un periodo a Calw, poi di nuovo a Stoccarda e Aalen. Dal 1991 al 1998 è delegato delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia. La sua biografia, corredata da interessanti immagini, si può rintracciare sul sito:

 

http://scalve.net/audiomedia/Libri_e_Pubblicazioni/preti_di_Bergamo/Don_Luigi_Betelli.pdf

 

 

 

Di Mons. Betelli abbiamo scelto una relazione, presentata a Basilea nel 2001, sulla presenza italiana in Germania dalla fine della seconda guerra mondiale sino al 2000. Si tratta di una lucida analisi che mette a fuoco la realtà sociale, politica ed economica della Repubblica Federale Tedesca e della Repubblica Italiana. Ne risalta l’impegno di istituzioni e associazioni.

 

Abbiamo scelto di presentarla a chi segue Lombardi nel Mondo dividendola in tre puntate.

 

 

 

 

 

Seconda puntata

 

3. Terzo periodo: 1980-1990

 

Gli anni Ottanta sono segnati dall’assestarsi della generazione dei Gastarbeiter. Si sviluppa la loro coscienza di essere gruppo permanente in Germania, contro una politica che, al contrario, programma sempre varie forme di incentivi al rientro. L’associazionismo è ancora vivace. Le prime chiare forme di imprenditoria si manifestano. I risparmi non sono più spediti, con la stessa intensità di una volta, nel paese d’origine. Si investe in Germania, comperando appartamento o casa vecchia, lasciati dai tedeschi. Il permesso di soggiorno, in linea generale, diventa più sicuro, ma i politici si muovono in modo contraddittorio. Il famoso Memorandum Kühn del 1979 progettava iniziative che favorissero il rimpatrio volontario e le iniziative sociali di integrazione erano concepite entro l’ottica di un’integrazione provvisoria. La Germania, contro quanto sociologicamente stava realizzandosi, dichiarava ancora apertamente di non essere terra d’immigrazione. E con l’andata al potere della CDU/CSU-FDP furono introdotti gli incentivi per il rimpatrio, accettati soprattutto dai turchi impiegati nel settore metallurgico. Contemporaneamente si acuì il problema di una presenza straniera che usufruiva, avendo pagato le tasse, degli aspetti positivi dello stato sociale tedesco quali il buon sistema sanitario, il sussidio di disoccupazione non certamente basso rispetto ad altri Stati dell’Europa e il contributo di assistenza sociale, ma che era completamente tagliata fuori della partecipazione politica e da una seria possibilità di ascesa sociale. Dagli anni Ottanta tra certi gruppi di stranieri diventa evidente e stabile una situazione di sottoproletariato, si sarebbe detto 30 anni fa, con il marchio dell’insuccesso scolastico, della scarsa presenza nell’apprendistato e della percentuale più alta nelle statistiche di disoccupazione. I numeri aumentarono ogni anno, in particolare per i Turchi e gli Italiani.

 

Gli anni Ottanta sono caratterizzati anche dalla discussione del pericolo turco-islamico. Certi stranieri sì, altri no. Nel 1980, sulla Die Zeit, settimanale liberale, Jürgen Schilling, segretario generale della Rote Kreuz tedesca, propone la linea della "consonanza naturale" "natürlichen Affinität", come metro di soluzione per il problema della presenza degli stranieri e la possibilità della loro assimilazione. Pare di sentire il pensiero di certe persone eminenti italiane d’oggi. Un anno dopo, con il "manifesto di Heidelberg" un gruppo di intellettuali lanciò l’allarme contro il pericolo di inquinamento della cultura, della lingua e delle tradizioni tedesche.

 

Dal punto di vista socio-culturale quest’atmosfera costringeva gli stranieri a chiudersi. Anche le discussioni, poi diventate leggi che avrebbero introdotto il diritto di voto comunale ed europeo per gli immigrati degli Stati membri dell’Europa, spaccavano in due non tanto una solidarietà tra i lavoratori stranieri che non è mai esistita, ma il loro esistere, le loro possibilità di crescita sociale, politica.

 

La seconda generazione più che incipiente si è trovata a fare i conti con questa situazione. Molti adolescenti tirarono una croce sull’obiettivo dell’inserimento. Anche il loro insuccesso scolastico lo dimostra. Quasi un terzo degli alunni stranieri, ancora a metà degli anni Ottanta, lasciava la scuola dell’obbligo senza il diploma di promozione. È significativo il fatto che la presenza dei giovani nelle nostre Missioni italiane si accentuò negli anni Ottanta. Anche tra i Turchi e altri gruppi l’associazionismo era un luogo di rifugio. Non si tornava più in patria e non c’era volontr politica tedesca di integrare in modo partecipato ed attivo. Coloro che non erano più Gastarbeiter, ma nemmeno cittadini, crearono una zona franca nel proprio gruppo etnico. Questa tendenza non fu del tutto negativa. Questo serrar le fila permise di conservare la memoria sia delle proprie origini sia delle sofferenze e lotte per la casa, la scuola, la formazione professionale e la partecipazione degli anni Settanta. In alcuni gruppi, quali i Greci e gli Spagnoli si intensificò la volontà di successo scolastico. Ma, considerando il tutto nella prospettiva degli anni Novanta, si misero le radici per la crescita di un certo fondamentalismo islamico tra i turchi e si confermò l’abitudine alla rotazione tra gli Italiani che in 40 anni sono arrivati in quattro milioni in Germania e 3,5 se ne sono andati e si ottenne il distacco dell’interesse degli stranieri verso altri gruppi di stranieri che arrivavano in Germania, non secondo la tradizione dei Gastarbeiter, ma in cerca di asilo politico, di rifugio.

 

La seconda metà degli anni Ottanta è caratterizzata soprattutto dall’immigrazione dei richiedenti asilo.

 

La Convenzione di Ginevra del 1951, concepita soprattutto a protezione di quanti fuggivano dalle zone sotto la dominazione russa, e il Protocollo aggiuntivo del 1967 che toglieva quella limitazione geografica, allargando la protezione ad ogni persona del mondo perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a particolari gruppi sociali, o per la propria posizione politica, costituiscono la base giuridica dell’accoglienza che è espressione di grande senso umanitario e civile, ma che, di fatto, in Germania, ha trovato mille opposizioni concrete pronte a bloccare i flussi dei rifugiati, nella misura in cui hanno incominciato a superare un certo livello.

 

I Padri della Costituzione della BRD, nel 1949, in memoria di quanti dovettero fuggire dalla Germania nazista, con l’Art. 16 posero le basi per una buona accoglienza di quanti fossero stati nella necessità di chiedere asilo.

 

Ma dal 1983 al 1990 l’Europa, e la Germania in particolare, dovettero confrontarsi con un numero elevato di richiedenti asilo: 1,7 milioni di persone. Di queste ben 703.318 si rivolsero alla BRD, 277.474 alla Francia, 100.330 all’Austria, Inghilterra 86.972 ecc. In Italia presentarono domanda di asilo 37.510 persone. Concretamente in Germania, nel 1985, il numero era nove volte più alto di quello dell’Inghilterra.

 

Però, se si fa il confronto tra tutta la popolazione di un Paese di accoglienza e il numero dei richiedenti asilo in quel Paese, il quadro cambia. Per esempio, nel 1985, sono la Svezia e la Svizzera i Paesi con più domande di richiesta di asilo. E muta pure il giudizio se si confrontano, dei vari Paesi d’Europa, le percentuali dei riconoscimenti d’asilo, rispetto alle domande presentate. Nel 1988 c’è, in Inghilterra, una quota del 23%, in Francia del 35%, in Germania dell’8,6%, che scende, negli anni del 1989/90 al 6% e poi 5%.

 

 

 

Contro il crescere continuo dei richiedenti asilo, a metà degli anni Ottanta in Germania, si riprendono slogan della campagna lanciata negli anni Settanta dalla CDU/CSU che accusava di terrorismo i cileni fuggiti alla dittatura di Pinochet, pur di non accoglierli. Si avvia un’azione tendente a smontare il richiedente asilo quale persona in reale bisogno. Si parla di "Asylanten" "Rifugiati", invece che di "Asylsuchenden" "richiedenti asilo", cioè, in altre parole, di gente che con la scusa di persecuzione politica vuol essere accolta per godere dei vantaggi economico-sociali della Germania. Se si tiene presente che l’economia era in una fase difficile e aumentava il numero dei disoccupati, si comprende il fatto del diffondersi veloce di un’atmosfera xenofoba, anche tra gli stessi stranieri della Gastarbeitergeneration, [della generazione] dei lavoratori migranti, anche italiani.

 

Lo stato sociale tedesco, con i circa quattro miliardi di marchi, quasi quattro mila milioni di lire italiane, che spendeva per sostenere i richiedenti asilo, nel 1989 e 1990 si sentiva sotto pressione. […]

 

Contro i «richiedenti asilo», specialmente se provenienti dall’Africa e dall’Asia, c’era stato un giro di vite restrittivo dal 1987, ma proprio nel periodo della caduta del muro di Berlino il numero sale fortemente. Nel 1989 chiesero asilo 120.000 persone; nell’anno successivo 190.000, nel 1991 ben 260.000 e nel 1992 quasi 400.000. La Germania andò come in fiamme, per un’esplosione di xenofobia che colpì sia richiedenti asilo sia stranieri della prima generazione, turchi specialmente. Hoyerswerda nel settembre del 1991: cacciati dagli alloggi, assaliti, e presi a sassate interi gruppi di profughi. Hünxe: ottobre dello stesso anno, un incendio ustiona gravemente due bambini di profughi. Rostock-Lichtenhagen: agosto del 1992: per giorni la gente applaude chi assale gli alloggi dei profughi e la polizia non interviene. E poi i gravissimi fatti di Mölln, nel novembre del 1992 e di Solingen nel maggio del 1993: furono incendiate case di turchi, morirono anche bambini, gente nata e cresciuta in Germania. Nel luglio del 1993 l’art. 16a della Costituzione fu allora modificato, per restringere la base legale ai richiedenti asilo. Da allora chi entra in Germania da Stati terzi sicuri, è espulso. Con l’applicazione degli accordi di Schengen e intensi controlli, dal 1996 il numero dei richiedenti asilo è sceso sui 100.000 l’anno, restando costante.

 

 

 

(fine seconda puntata)

 

a cura di Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

 

 

 

 

 

 

 

 

Document Actions
Share |
Editoriale

Giovani italiani all’estero: rientro, popolamento e solidarietà

Workshop organizzato per mettere a punto le proposte emerse nel seminario organizzato l’11 ottobre u.s., presentato a sua volta dal giornalista Luciano Ghelfi e introdotto dallo storico Emilio Franzina, moderato in entrambe le occasioni da Gianni Lattanzio, ha visto entrambe le volte la partecipazione di consiglieri del CGIE, esponenti politici quali i deputati Fucsia Fritzgerald Nissoli (FI) Gianni Marilotti (5 Stelle) e Massimo Ungaro (PD) e poi Simone Billi, Presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati (Lega) e la Senatrice Laura Garavini (PD), quindi esperti come Toni Ricciardi (Università di GINEVRA), Maddalena Tirabassi (Direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, Globus et Locus) Riccardo Giumelli (Università di Verona), Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Franco Pittau (Centro Studi Idos). Le conclusioni del workshop sono state affidate al Dir. Gen. per gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del MAECI, Amb. Luigi Maria Vignali, e all’On. Fabio Porta, del coordinamento del Comitato. continua>>
Tutti gli Editoriali