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Siti Unesco, l’Italia consolida il primato

10 giugno 2018 – Con l'iscrizione di Ivrea, città industriale del XX secolo e il rinvio al 2019 delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, l'Italia consolida il suo primato nella Lista dei siti Unesco Patrimonio mondiale dell'Umanità

 

 

di Monia Rota

 

 

 

Il World Heritage Committee dell’Unesco ha valutato le nuove immissioni di siti storico-artistici e naturalistici nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità.

L'Italia ha portato a 54 i siti italiani iscritti nella Lista e ha consolidato il primato del nostro Paese nel ruolo guida di salvaguardia del patrimonio culturale dell'umanità.

“Con il successo dell'iscrizione di Ivrea – ha affermato il Sottosegretario Picchi – l'Italia include per la prima volta nel patrimonio dell'umanità un sito innovativo, espressione di uno sviluppo industriale a forte impatto sociale, aprendo la strada a future candidature simili di altri Paesi”.

“L'Italia esce da Manama (capitale del Bahraim) con un'immagine rafforzata e rimane un punto di riferimento imprescindibile in ambito Unesco e un esempio di coerenza per tutti i Paesi che intendono valorizzare il patrimonio culturale dei propri territori e delle proprie comunità. Abbiamo fatto sentire la nostra voce, riuscendo ad ottenere il riesame della candidatura delle Colline del Prosecco, rifiutando un esito di bocciatura che pareva scontato.”

Ivrea, città industriale del XX secolo

È stata accettata la candidatura di Ivrea che entra ufficialmente nella Lista Unesco del Patrimonio mondiale dell’Umanità. Lo ha annunciato il sottosegretario agli Affari Esteri, Guglielmo Picchi, da Manama nel Bahrain. Si tratta di una “vittoria molto meritata di questo sito culturale. È stato riconosciuto l’eccezionalità del connubio tra nodo industriale e sociale, così come delineato dalla lungimirante opera di Adriano Olivetti” ha precisato.

Tra i 31 candidati, diciassettesimo in ordine di discussione è il sito Ivrea Città Industriale del XX Secolo: questo infatti è il titolo del dossier di candidatura, avviato nel 2008 (anno del centenario dell’azienda fondata da Camillo Olivetti) dal Comune di Ivrea, dalla Fondazione Adriano Olivetti e realizzato con il coordinamento di Renato Lavarini e con Fondazione Guelpa, Ministero dei Beni e delle Attività culturali, Regione Piemonte e Città Metropolitana di Torino. La forza della candidatura risiede nel fatto che nel corso del Novecento (in particolare, dal 1930 alla morte di Adriano Olivetti, nel 1960), Ivrea ha realizzato un modello alternativo di città industriale basato su un sistema sociale e produttivo ispirato alla “comunità”: concetto che racchiude valori industriali, umani, sociali, di pianificazione ambientale, urbanistica e architettonica.

Queste caratteristiche rendono la candidatura profondamente diversa rispetto ad altri siti già presenti nella Lista dell’Unesco. L’originalità risiede anche negli edifici, eccezionali per varietà, qualità e concentrazione territoriale, tra cui capolavori di Figini e Pollini, Marcello Nizzoli e Ignazio Gardella. Aimaro Isola, autore nel 1968 con Roberto Gabetti dell’Unità Residenziale Ovest (la celebre Talponia), ricorda: “Come molti studenti e architetti di allora, guardavo con stupore e meraviglia alla Olivetti di Adriano, così diversa dall’idea consueta di fabbrica”. “A Ivrea l’industria era illuminata, umanistica, un chiaro prodotto di un’élite magari un po’ distante ma ricca di ideali e libertà. È allora che è nata una nuova visione di architettura, non più monumento al progresso e al successo economico, ma espressione di un modo di vivere e di servire la comunità.”

Uno dei criteri di valutazione dell’Unesco è stato proprio la verifica di quanto la candidatura fosse condivisa dalla cittadinanza. Perché il nodo, oggi, è lasciarsi alle spalle sia il mito olivettiano sia la frustrazione di un’esperienza imprenditoriale conclusa. Tutto questo è ben chiaro a Carlo Della Pepa e a Stefano Sertoli, il vecchio e il nuovo sindaco: “Abbiamo avuto due obiettivi: rendere evidenti agli occhi del mondo l’esperienza della Olivetti con la sua capacità di innovazione e di costruzione di bellezza condivisa; e non “museificare” i beni architettonici, ma renderli motore di sviluppo per richiamare aziende innovative e un turismo più vasto, oltre gli addetti ai lavori. Per farlo, bisognerà impegnarsi sulla comunicazione alla cittadinanza, a partire dai giovani».

Stefano Sertoli afferma: “Ciò che auspico, è lo sviluppo: di turismo, visibilità, valori culturali della città. Abbiamo di fronte una grossa sfida, che sarà obbligatorio condividere maggiormente con i cittadini per rafforzarne lo spirito di appartenenza. Il nostro primo atto, simbolo della presenza ancora attuale dell’Olivetti, sarà il restauro dell’asilo nido del 1939, di proprietà comunale”.

“Grazie all’Unesco, sono numerose, – conferma Della Pepa – le manifestazioni di interesse, anche da parte di operatori privati, per alcuni luoghi olivettiani, come il Centro dei servizi sociali di Figini e Pollini, del 1954, e l’ex mensa e circolo ricreativo di Gardella”.

Inoltre Alberto Zambolin, vicepresidente della società Icona srl, sta acquisendo 40mila metri quadrati delle officine Olivetti. Con la prospettiva dell’imprenditore, ci conferma l’importanza dell’Unesco per Ivrea: “La candidatura ha aiutato a riportare la città sotto i riflettori e, se fosse ammessa nella Lista, crescerebbe l’attenzione turistica ed economica. È ormai arrivato il momento per avviare qualcosa di nuovo: una vocazione rinnovata che unisca passato, presente e futuro”.

Rinviato al 2019 l’esame delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene

La delegazione italiana al Comitato del Patrimonio Mondiale, guidata dal Sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi, è anche rientrata da Manama con un giudizio negativo di valutazione completamente ribaltato: la candidatura delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sarà ripresa in esame già il prossimo anno. La delegazione ha potuto illustrare nel dettaglio le caratteristiche di unicità del paesaggio ottenendo che la maggioranza assoluta dei membri del comitato, necessaria per il riesame della candidatura italiana.

Il paesaggio candidato

Oggi che gli estremi climatici, l’abbandono e il degrado mettono a rischio la possibilità stessa degli ecosistemi di continuare a produrre servizi, è il paesaggio la problematica portata avanti dall’UNESCO. Paesaggio inteso non come un panorama o una bella cartolina, ma come la capacità della popolazione di realizzare, gestire e far evolvere in modo armonico i propri luoghi realizzando benessere e identità comune. L’elemento innovativo della candidatura delle colline di Conegliano Valdobbiadene sta nel leggere il paesaggio come un patrimonio vivente della comunità.

In Veneto, nella provincia di Treviso per la precisione, c’è una superficie di ca. 440 kmq che è ben altro che un semplice paesaggio naturale. È esattamente quello che l’art.1 della Convenzione UNESCO identifica come paesaggio culturale, un sito originato dalla combinata attività dell’uomo e della natura.

Le Colline del Prosecco Superiore appartengono ai Organically evolved landscape, ossia quelli generati da un processo continuo, evolutosi nella storia e ancora vitale, attraverso cui la comunità locale e la sua cultura si sono organizzate in risposta a caratteristiche dell’ambiente fisico del tutto particolari. Infatti questo sito è un esempio straordinario di paesaggio culturale italiano evolutivo sia per i suoi caratteri naturali modellati dalle genti che come paesaggio resiliente, percepito e rappresentato, elemento d’identità, coesione e successo.

Purtroppo il Comitato Unesco ha bocciato la candidatura delle Colline del Prosecco. Hanno votato a favore di Conegliano e Valdobbiadene 12 Paesi, ma in 9, tra cui la Spagna e la Norvegia, hanno votato contro. Purtroppo per due voti non è stato possibile avere l’iscrizione immediata, ma la candidatura non è completamente bocciata, bensì rinviata al 2019, di solito iter-anticamera dell’iscrizione al prestigioso Registro Unesco. Il Comitato ha invitato infatti l’Italia a riprovarci, date “le alte potenzialità del sito candidato, che ha elementi di unicità che devono essere soltanto meglio precisate”.

La Coldiretti, la definisce una “bocciatura ingiusta”. Il Prosecco all’estero traina le bollicine italiane, doppiando il prestigioso champagne dei cugini francesi. “L’iscrizione a patrimonio Unesco – continua la Coldiretti – sarebbe stata un atto di coerenza dopo l’iscrizione dei «Coteaux, Maisons et Caves de Champagne» e del «Climats du vignoble de Bourgogne» nella Lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco”.

E ancora: “abbiamo sconfitto anche coloro che volevano rinviare di due anni e combattuto molti pregiudizi: è mancata tuttavia la solidarietà europea, e non sull’oggettività della candidatura ma nel segreto dell’urna. Ciononostante, la soddisfazione c’è tutta: con un ottimo lavoro di team abbiamo messo in linea la candidatura delle Colline del Prosecco Docg per ottenere l’iscrizione l’anno prossimo”.

“Ci hanno dato una materia a settembre. Entrare con un parere strumentalmente negativo e tornare da Bahrein con il maggior numero di consensi dei delegati, senza raggiungere tuttavia la prevista maggioranza di 14 per soli 2 voti, è la dimostrazione palese che il dossier sulle Colline del Prosecco Conegliano-Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità è stato redatto correttamente. Faremo tutte le integrazioni che l’Unesco richiede e ci rivedremo tra una anno a Baku, alla prossima sessione del Whc.”

Così il presidente della Regione de Veneto, Luca Zaia, commenta l’esito della votazione del World Heritage Committee. “Voglio ringraziare – conclude Zaia – per la realizzazione di questo dossier e per il lavoro svolto anche in termini di relazioni diplomatiche, il sottosegretario Guglielmo Picchi, capo delegazione, l’ambasciatore Vincenza Lomonaco, il dottor Pier Luigi Petrillo e l’assessore Cristiano Corazzari che hanno sostenuto validamente le nostre ragioni in Bahrein. Sono certo che questa delegazione, che ha già dimostrato le sue grandi capacità, integrerà con la forza dei nostri argomenti il dossier veneto e ci consentirà di tagliare positivamente il traguardo l’anno prossimo.”

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