Romania, passato comunista e futuro incerto
La Romania è uno degli stati europei di ultima acquisizione nell'ambito della compagine comunitaria. E' un paese di popolamento antico, di lingua e cultura neolatine, con una storia lunga e ricca di vicende spesso anche drammatiche. Nel XX secolo ha conosciuto gli sconvolgimenti del secondo conflitto mondiale, essendo entrata in guerra con L'URSS appoggiando le potenze dell'Asse. Guidata dal dittatore Ion Antonescu, le truppe romene attaccarono assieme a quelle tedesche l'Unione Sovietica e conseguirono dei successi effimeri. L'iniziale ripresa della Bessarabia e della Bucovina cedute all'URSS nel 1940 furono gli unici successi della aggressiva politica del conducator romeno, che presto subì i rovesci della devastante controffensiva sovietica. Caduto in breve in disgrazia, venne fatto arrestare dal sovrano romeno (Michele di Romania) e giudicato poi colpevole da un tribunale popolare, venne per volontà dei sovietici condannato a morte nel 1946.
La Romania è entrata a far parte dell'orbita sovietica sin dall'invasione dell'Armata Rossa nel 1944. La cessione della Moldavia, della Bessarabia, di parte della Bucovina e della Dobrugia sono le dolorose conseguenze territoriali imposte alla Romania dal Trattato di Parigi del 1947, trattato ovviamente impostole e che le ha visto perdere oltre un quinto della propria superficie territoriale.
Nel 1947 i comunisti, ormai preponderanti in tutta la nazione, obbligarono il sovrano a lasciare la Romania. Il controllo della nazione di fatto era totalmente sotto L'URSS, a cui la Romania doveva a titolo di riparazione di guerra, 300 milioni di dollari. Furono costituite della aziende di stato, i SovRom, con lo scopo di creare delle risorse economiche per entrambi i paesi, ma in realtà i proventi derivanti da queste grandi realtà produttive (interessavano tutti i settori ma in particolare quelli industriali ed estrattivi) finivano direttamente in Unione Sovietica.
Verso la metà degli anni Cinquanta la Romania comincia a sganciarsi dall'orbita sovietica. Termina in gran parte l'esperienza dei SovRom, che vengono acquisiti dallo stato. Nonostante la ricusazione dello stalinismo e l'avvio di un cambio politico in URSS, la Romania mantenne un assetto rigidamente stalinista sotto la guida di Gheorghe Gheorghiu-Dej, che controllava con il pugno di ferro l'intero stato romeno. La pianificazione molto rigida dell'economia, la grande assenza di beni di consumo e la sistematica violazione delle libertà civili e politiche di fatto rendevano la vita dei cittadini romeni molto difficile. Il regime iniziò a perseguitare gran parte di coloro che riteneva essere pericolosi per il socialismo: insegnanti, sacerdoti, docenti universitari, avvocati e dirigenti politici non in linea con il pensiero marxista-stalinista romeno. I tedeschi etnici, che erano rimasto in Romania e che non erano stati del tutto espulsi, vennero condotti forzatamente in appositi campi di lavoro. Furono allestiti numerosi campi di detenzione, sul modello dei gulag sovietici, dove i prigionieri subivano violenze e soprusi, sino alla morte. Le rivolte della popolazione erano sedate dalla polizia politica, la famigerata Securitate, in seguito ampliata e potenziata da Ceauşescu.
Ma la sofferenza del popolo romeno sotto la dittatura comunista proseguì con il successore di Gheorghiu-Dej, ovvero con Nicolae Ceauşescu.
Inizialmente il nuovo leader romeno cercò di conquistare il consenso dei paesi occidentali, sganciando il Partito Comunista Romeno dall'orbita sovietica e rifiutandosi di appoggiare l'invasione della Cecoslovacchia. L'era Ceauşescu comincia dunque nel 1965 e sembra promettere un miglioramento deciso del tenore di vita dei cittadini romeni, favorendo la produzione di beni di consumo di maggior utilizzo e incrementando lo sviluppo delle attività del paese. La Romania conosce in quegli anni dei tassi di crescita molto elevati, dovuti in gran parte alle colossali opere di risistemazione dell'assetto urbanistico e territoriale romeno, con conseguenze però disastrose dal punto di vista sociale e culturale. Convinto sostenitore della modernizzazione forzata del paese, Ceauşescu ordina di radere al suolo numerosi antichi villaggi e centri agricoli romeni per lasciare spazio a nuovi e colossali complessi agro-industriali. Migliaia di contadini, da sempre legati al proprio territorio, vengono fatti coattivamente emigrare verso le città o risistemare nei nuovi complessi, sul modello dei Kombinat sovietici.
Accanito sostenitore dell'incremento demografico della nazione romena,
Ceauşescu promulgò una serie di leggi per vietare l'aborto e limitare la contraccezione. Il controllo di queste disposizioni era nelle mani delle organizzazioni repressive, in primis della Securitate, che divenne uno degli strumenti più temibili di repressione e di uso brutale della violenza. Il dittatore romeno, che amava farsi chiamare il Genio dei Carpazi, viveva nel lusso e nel benessere più sfrenati e fu amico e ammiratore di un altro dittatore comunista, il nord-coreano Kim Il-sung. Il culto della personalità che improntava la vita politica e sociale dei romeni in parte fu mutuato dal regime nord-coreano. L'inizio del crollo del regime si ebbe quando Ceauşescu, ossessionato dalla restituzione di ingenti somme ottenute dall'estero, per ripagare tali debiti, attuò una scellerata politica di austerità che di fatto affamò il popolo romeno. La gran parte delle risorse agricole e delle derrate, come del resto i prodotti energetici, venne esportata all'estero. Il razionamento dei beni alimentari e dei prodotti di prima necessità, del riscaldamento e dell'energia elettrica condussero gli animi della popolazione all'esasperazione. Foam, frig e terror (fame, freddo e paura) furono i compagni quotidiani del popolo romeno.
Nel 1989 le tensioni raggiunsero il culmine. Le rivolte scoppiarono nella città di Timișoara, dove era stato aggredito un pastore della minoranza ungherese, Laszlo Tokes. Ceauşescu, rientrato frettolosamente da un viaggio di stato in Iran con un volo speciale, cerca di riprendere il controllo della situazione, ordinando la repressione delle rivolte all'esercito. Il suicidio del generale Vasile Milea, che si era rifiutato di dare l'ordine di sparare sui rivoltosi, spinge l'esercito a passare dalla parte delle forze rivoluzionarie. Dopo una breve e sanguinosa rivoluzione generale, costata un numero imprecisato ma elevato di vittime, il regime crollò. Il dittatore romeno e sua moglie, in fuga dalla capitale, furono catturati, processati e fucilati. Il comunismo, che aveva retto le sorti della Romania per oltre 40 anni, terminò nel sangue. La Romania fu l'unico paese del blocco comunista a liberarsi dal giogo comunista in modo così drammatico.
Gli anni che seguono la fine del comunismo sono caratterizzati dal non facile passaggio all'economia di mercato. La presidenza romena è stata tenuta per ben undici anni da Ion Iliescu, e la successione continua di governi, peraltro guidati dal Partito Social-Democratico Romeno (PDSR, ex-comunisti) ha evidenziato la fragilità della gestione politica ed economica della Romania. Gli apparati industriali obsoleti, la mancanza di una vera rete di vie di comunicazioni efficienti, la netta preponderanza del settore agricolo e la mancanza di grandi investimenti per la modernizzazione del paese ha contribuito a creare le condizioni per l'emigrazione di centinaia di migliaia di romeni. Gli aiuti del FMI e dell'Unione Europea non sono stati in grado, se non in parte, di aiutare lo sviluppo del paese. Dal 2007 la Romania è entrata a far parte dell'Unione Europea. E' presto per poter valutare compiutamente i benefici che questo comporta per il paese, ora però i cittadini romeni, seppur sottoposti ad alcune limitazioni, possono circolare liberamente nell'Europa comunitaria. Le rimesse inviate in patria costituiscono un prezioso sostegno finanziario all'economia romena. Dal 2009 la situazione economica è però vistosamente peggiorata ed il paese è entrato in una fase di pesante recessione. Il deficit statale viene contrastato con misure di rigore che colpiscono la parte più debole della popolazione. Nonostante tali misure la Romania oggi, anche a causa della crisi globale che colpisce l'Europa, non sembra riuscire ad uscire dalla situazione di precarietà che la attanaglia e pertanto il suo futuro è nell'incertezza e nella instabilità.
di Ivan Tresoldi














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