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La Corte di Giustizia UE legittima la ricollocazione dei richiedenti asilo nei Paesi dell’Unione

Respinto il ricorso di Slovacchia e Ungheria

Con la sentenza 631 del 6 settembre 2017 (caso C-643/15), la Corte di Giustizia dell’Unione ha respinto la richiesta di annullamento della decisione 2015/1601 del Consiglio, presentata congiuntamente dalla Repubblica Slovacca e dall’Ungheria.

 

La decisione oggetto dell’istanza prevede la ricollocazione di 120.000 richiedenti asilo, attualmente ospitati in Italia e in Grecia, nel territorio degli altri Stati membri, in applicazione del principio di solidarietà. Contemporaneamente, introduce alcune deroghe temporanee al sistema istituito dal regolamento Dublino III, finalizzate a fronteggiare la situazione di pressione straordinaria sui sistemi di asilo italiani e greci.

 

Nell’impugnare la decisione del Consiglio, i Paesi mitteleuropei hanno sostenuto che questa esorbitasse l’ambito di applicazione del principio di solidarietà, risultando ingiustificatamente limitativa dell’autonomia dei singoli Stati e inidonea al perseguimento dell’obiettivo prefissato; altri motivi di ricorso, più strettamente formali e relativi al meccanismo di adozione della decisione, sono stati addotti a sostegno della richiesta di annullamento.

 

La Corte, nel respingere il ricorso, ha rilevato la piena legittimità della decisione del Consiglio e la coerenza della stessa coi principi di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità tra i Paesi dell’UE.

TESTO COMPLETO SENTENZA

Di Luca Giordana - 8 September 2017 (FONTE www.apiceuropa.com)

Con la sentenza 631 del 6 settembre 2017 (caso C-643/15), la Corte di Giustizia dell’Unione ha respinto la richiesta di annullamento della decisione 2015/1601 del Consiglio, presentata congiuntamente dalla Repubblica Slovacca e dall’Ungheria.
La decisione oggetto dell’istanza prevede la ricollocazione di 120.000 richiedenti asilo, attualmente ospitati in Italia e in Grecia, nel territorio degli altri Stati membri, in applicazione del principio di solidarietà. Contemporaneamente, introduce alcune deroghe temporanee al sistema istituito dal regolamento Dublino III, finalizzate a fronteggiare la situazione di pressione straordinaria sui sistemi di asilo italiani e greci.
Nell’impugnare la decisione del Consiglio, i Paesi mitteleuropei hanno sostenuto che questa esorbitasse l’ambito di applicazione del principio di solidarietà, risultando ingiustificatamente limitativa dell’autonomia dei singoli Stati e inidonea al perseguimento dell’obiettivo prefissato; altri motivi di ricorso, più strettamente formali e relativi al meccanismo di adozione della decisione, sono stati addotti a sostegno della richiesta di annullamento.
La Corte, nel respingere il ricorso, ha rilevato la piena legittimità della decisione del Consiglio e la coerenza della stessa coi principi di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità tra i Paesi dell’UE.Con la sentenza 631 del 6 settembre 2017 (caso C-643/15), la Corte di Giustizia dell’Unione ha respinto la richiesta di annullamento della decisione 2015/1601 del Consiglio, presentata congiuntamente dalla Repubblica Slovacca e dall’Ungheria.
La decisione oggetto dell’istanza prevede la ricollocazione di 120.000 richiedenti asilo, attualmente ospitati in Italia e in Grecia, nel territorio degli altri Stati membri, in applicazione del principio di solidarietà. Contemporaneamente, introduce alcune deroghe temporanee al sistema istituito dal regolamento Dublino III, finalizzate a fronteggiare la situazione di pressione straordinaria sui sistemi di asilo italiani e greci.
Nell’impugnare la decisione del Consiglio, i Paesi mitteleuropei hanno sostenuto che questa esorbitasse l’ambito di applicazione del principio di solidarietà, risultando ingiustificatamente limitativa dell’autonomia dei singoli Stati e inidonea al perseguimento dell’obiettivo prefissato; altri motivi di ricorso, più strettamente formali e relativi al meccanismo di adozione della decisione, sono stati addotti a sostegno della richiesta di annullamento.
La Corte, nel respingere il ricorso, ha rilevato la piena legittimità della decisione del Consiglio e la coerenza della stessa coi principi di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità tra i Paesi dell’UE.
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