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WeWorld Index, alla Farnesina la quarta edizione 2018

Roma 18 aprile 2018 – Alla Farnesina è stata presentata la quarta edizione del WeWorld Index. Il Focus del Rapporto 2018 è stato dedicato a tutte le barriere sociali che impediscono un'educazione inclusiva e di qualità in Italia e nel mondo

 

di Monia Rota

 

“L’inclusione economica e sociale di donne, bambine, bambini e adolescenti nei Paesi in via di sviluppo è al centro dell’azione della Cooperazione Italiana, a partire da salute, istruzione ed emancipazione. Donne e giovani sono gli attori chiave per ogni processo di sviluppo, nostro dovere è supportarne la crescita e affermazione.” Così il vice ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Mario Giro, ha introdotto la presentazione della quarta edizione del WeWorld Index, ospitata il 18 aprile alla Farnesina.

Per il quarto anno consecutivo l’indice si conferma strumento importante per misurare l’inclusione di bambini, bambine, adolescenti e donne nel mondo. Grazie agli indicatori analizzati e alla ricca varietà di interviste e testimonianze raccolte, si è misurata la situazione di milioni di bambine, bambini, adolescenti e donne esclusi dalla possibilità di vivere in un ambiente sano, ricco di opportunità formative, economiche e sociali, sicuro e al riparo dalla violenza e dalla corruzione, aperto al pluralismo e alla parità di opportunità tra uomini e donne.

In apertura di meeting, sono intervenuti Marco Chiesara, Presidente di WeWorld, Mario Giro, Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e Valeria Fedeli, Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. (Fonte: ministero degli Esteri e foto: weworld.it).

In Italia bambine, bambini, adolescenti e donne rischiano più che in tutti gli altri paesi europei di subire esclusione sociale e di essere maggiormente esposti alla povertà rispetto ai maschi adulti.

Nella classifica stilata dal WeWorld Index 2018, l’Italia è fanalino di coda tra i paesi europei, perdendo, rispetto agli anni precedenti, ben 9 posizioni: è 27° su 171 paesi mentre era 18° su 167 nel 2015; anche rispetto al gruppo del G20 l’Italia è tra i 6 paesi con la performance peggiore.

La classifica è il risultato della valutazione dello sviluppo di un Paese ottenuta osservando le condizioni di vita dei soggetti più a rischio di esclusione, attraverso l’analisi di 17 dimensioni (abitazione, ambiente, lavoro, salute, educazione, etc.) e 34 indicatori (provenienti da banche dati internazionali, es. OMS, Unesco, Banca Mondiale, etc.).

In cima alla classifica tra i Paesi più virtuosi troviamo quelli del Nord Europa con in testa l’Islanda con 112 punti (53 in più rispetto all’Italia), che per la prima volta scalza la Norvegia, mentre chiude la classifica la Repubblica Centrafricana con -146 punti. Si posizionano al 27° posto, come l’Italia, anche gli Stati Uniti, seguiti da Brasile (78° -17 posizioni), Argentina (41° -6 posizioni), Messico (75° -20 posizioni) e Turchia (92° -8 posizioni).

Su 171 Paesi presi in considerazione dal WeWorld Index, sono 100 quelli in cui noi di WeWorld abbiamo rilevato forme insufficienti di inclusione come il Nepal o la Cambogia (rispettivamente al 121° e 114° posto) o forme gravi o gravissime di esclusione come il Benin in 143esima posizione e il Kenya in 130esima. 100 paesi in cui si concentra il 59% della popolazione mondiale (54% nel 2017).

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