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Quando la scuola incontra l’emigrazione

Sempre più spesso gli Istituti Scolastici tedeschi creano occasioni per incontrare le minoranze. Mentre lo studio della lingua e cultura italiana è motivo d’incontro con chi rappresenta un Paese che si ama nella città in cui si vive e studia.

Lisa Evers, Jessica Decker, Angela Lupo e Jennifer Dietrich sono alcune delle studentesse che partecipano al corso intensivo di italiano del Goethe Gymnasium di Bochum. Hans-Dieter Guemann è il loro insegnante. Le lezioni, quest’anno, hanno incontrato la cultura italiana cresciuta e sviluppatasi lontano dalla Penisola. Niente classici. Neppure i soliti traguardi racchiusi nei tradizionali nomi Venezia – Firenze – Roma – Napoli. O negli stereotipi tipo pasta, pizza e mandolino. Quest’anno il corso intensivo è stato indirizzato verso testi scritti da donne emigrate, i cantautori italiani e creazioni poetiche contemporanee. Scegliendo di incontrare  alcuni rappresentanti di quella cultura italiana che, negli ultimi decenni, si è radicata nel Bacino della Ruhr. Sono stati invitati: Giovanni, siciliano, e Luigi, sardo. I due giunsero a Bochum e Gelsenkirchen alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. E hanno deciso, anche se a malincuore, di rimanere in Germania.

Con loro Pino, di origine siciliana, giunto a Hattingen 30 anni fa, a 4 anni. Ora ci vive con la moglie Marinella e le figlie. Stefania, neanche ventenne, rappresenta la nuova generazione. La giovane, d’origine siciliana, si confronta volentieri con le studentesse del Goethe Gymnasium.

L’italianità del Bacino della Ruhr si presenta agli studenti e alla cittadinanza di Bochum in una gremita tavola rotonda. 

Le studentesse hanno gestito con maestria l’avvenimento, traducendo simultaneamente e ponendo domande per nulla scontate. In questo modo hanno dimostrato la validità della didattica scelta per l’attuale corso intensivo di lingua italiana, un idioma che nel Nord Reno Vestfalia attira sempre più giovani simpatizzanti e che, con successo, si sta introducendo anche nelle scuole elementari (sotto forma di lingua d’incontro) e, sperimentalmente, in una «precoce educazione bilingue» in alcuni Kindergarten (asili infantili). Ma questa è un’altra realtà, in gran parte sconosciuta nella Penisola.

Giovanni e Luigi hanno raccontato di un’emigrazione affrontata grazie all’entusiasmo e alla giovane età. Di vacanze desiderate e di lagrime al momento del ritorno in Germania. «A certe situazioni di tristezza ci si abitua», sottolinea Giovanni. Per entrambi, in ogni caso, la Germania è stata una «grande illusione».

Pino e Stefania hanno rilevato l’importanza della conoscenza linguistica, chiave che consente di conoscersi meglio. Come le occasioni d’incontro che la Missione Cattolica Italiana di Bochum permette, grazie alle attività legate al gruppo folk e, a giorni, alle prove per il dramma sacro della Passione Vivente che coinvolge sempre più anche la cittadinanza tedesca.

Pino ha terminato il completo ciclo scolastico in Germania. Come Stefania, spigliata studentessa e instancabile prima-ballerina del gruppo I Figli dell’Etna, guidati dalla coppia Carmelo e Giovanna. La musica e i balli, come i canti e gli strumenti suonati con maestria, sono un collante culturale e sociale, non solo sentimentale, per la comunità italiana di Bochum. Al termine della tavola rotonda il gruppo folk della MCI offre un saggio della propria bravura, scatenando ininterrotti applausi da parte del pubblico.

L’occasione della tavola rotonda ha avvicinato gli studenti alla comunità italiana, un’occasione che «allarga gli orizzonti scolastici», a detta di Lisa Evers e «ci permette di conoscere una cultura di minoranza che vive nel nostro stesso quartiere, permettendo alla Missione Cattolica Italiana di Bochum di incontrare giovani e simpatizzanti della lingua e cultura italiana», pronti a diventare un simpatico moltiplicatore. Il migliore.

Luigi Rossi (Bochum)

 

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Editoriale

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