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Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Tredicesima puntata)

Presentiamo alcuni capitoli tratti dal volume «Italiani in Gran Bretagna» (Ed. CSER, Roma 1975) sulla plurisecolare storia della presenza italiana in Inghilterra sicuri di far cosa gradita a chi segue il portale. Ringraziamo per questa iniziativa il CSER (www.cser.it) per aver permesso la pubblicazione di parte dell’opera di Umberto Marin.
Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Tredicesima puntata)

Little Italy (Londra, fine 1800)

Missionari

 

Nei primi decenni dell'800, mentre innumerevoli patrioti italiani trovavano rifugio in Inghilterra, un altro gruppo di italiani approdò in questo paese al servizio di una causa diversa, che perseguirono con altrettanta dedizione e onore. Nella storia del cattolicesimo britannico il secolo XIX rappresenta la “Seconda primavera”. Nel 1829, sotto pressione dei liberali, di quegli stessi che patrocinavano la causa del Risorgimento Italiano, il governo britannico approvò la legge che restituiva ai cattolici i diritti ci votare, entrare in Parlamento ed occupare quasi tutti gli uffici pubblici. Affrancato da un sistema persecutorio, che contrastava con l'Inghilterra della libertà e della tolleranza, il cattolicesimo britannico parve uscire dalle catacombe. Si moltiplicarono e allargarono comunità, si svilupparono gli ordini religiosi, si diffuse un nuovo spirito missionario, si ebbe una fioritura di scrittori cattolici, finché nel 1850 si giunse alla restaurazione della gerarchia cattolica.

In questo rilancio del cattolicesimo britannico gli italiani ebbero un posto eminente, così come lo ebbero ai tempi della “Prima Primavera”. Fu per questo che il Cattolicesimo, in segno di disprezzo veniva allora chiamato spesso «The Italian Mission». Quella anglomania ­che in Italia esaltava politici e letterati, suscitava in un'altra sponda, quella dei religiosi, la volontà di recarsi a sanare il dramma religioso di quella grande e civile nazione. Anzi, fin dai secoli pre­cedenti, sembra sia dovuto all'influsso della Penisola, specie delle università italiane, se la chiesa anglicana aveva conservato tante somiglianze con quella cattolica in fatto di struttura giuridica, di culto e anche di dottrina. Donde per esempio l'iniziale tentativo di Newman di presentare l'anglicanesimo come la “Via media” tra cattolicesimo e protestantesimo. I più noti religiosi italiani che oper­arono alla rinascita del cattolicesimo britannico furono il rosminiano Luigi Gentili (1801-1848), che giunse in Inghilterra con il collega P. Pagani nel 1835; il passionista Beato Domenico Barberi (1792­ – 1849), che trascorse in Inghilterra gli ultimi nove anni di vita; i pallottini Raffaele Melia e Giuseppe Faà, fondatore della chiesa italiana di S. Pietro in Clerkenwell; e il benedettino Casaretto che diede vita alla Congregazione Cassinese della Primitiva Osservanza e che fondò in Inghilterra l'Abbazia di Ramsgate. Questi missionari, universalmente stimati per le loro doti di virtù, zelo e dottrina, si distinsero sia per la loro apertura ecumenica e sia per un metodo pastorale particolarmente efficace. L'apertura ecumenica derivò loro dalla profonda preparazione teologica ed anche per una cosa solo apparentemente insignificante, cioè per quel tratto umano spicca­tamente latino che contrastava un po’ con quella chiusura un po’ intollerante che rendeva il clero locale difficilmente accostabile. A questo proposito lo stesso Wiseman un giorno parlerà di «The tone of soothing and inviting kindness which from the beginning Roman education had taught me to adopt». Proprio per questa loro volontà e disponibilità al dialogo tanto il Gentili che il Barberi furono in stretto rapporto con il Movimento di Oxford, rigoglioso più tardi di conversioni al Cattolicesimo; anzi fu proprio il Beato Barberi che nel 1845 ricevette l'abiura di John Henry Newman. Quanto al metodo pastorale, condividendo le preoccupazioni apo­stoliche del grande vescovo Challoner, che intravvedeva nei poveri e nella classe media il nuovo popolo cattolico, essi si scostarono da un certo cattolicesimo aristocratico e ambiguo (Cisalpine Club), si dedicarono indefessamente alle missioni popolari, specie nelle periferie dei grandi agglomerati industriali, che pullulavano di proletari e anche di immigrati (soprattutto irlandesi).

Il cristianesimo degli italiani, più “festivo”, più appariscente e fin'anche più devozionale, concorse a smantellare quel complesso di persecuzione e di segretezza che caratterizzava il cattolicesimo locale appena uscito allo scoperto. Difatti solo da una chiesa italiana, come quella di Clerkenwell, poteva nascere nel 1883 la grandiosa proces­sione della Madonna del Carmine che fu la prima processione di Gran Bretagna dai tempi della riforma e che ha luogo anche ai nostri giorni.

 

Fine tredicesima puntata

       Per gentile concessione di CSER – Roma

 

A cura di L. Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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Editoriale

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