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Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Quattordicesima puntata)

Presentiamo alcuni capitoli tratti dal volume «Italiani in Gran Bretagna» (Ed. CSER, Roma 1975) sulla plurisecolare storia della presenza italiana in Inghilterra sicuri di far cosa gradita a chi segue il portale. Ringraziamo per questa iniziativa il CSER (www.cser.it) per aver permesso la pubblicazione di parte dell’opera di Umberto Marin.
Umberto Marin - Italiani in Gran Bretagna (Quattordicesima puntata)

Agostino Aglio

Naturalmente, nel primo Ottocento, l'estro italiano si riscontrava soprattutto a Londra, dove soltanto esisteva una grossa collettività italiana. Infatti per vari anni la chiesa annessa all'Ambasciata Sarda, fondata nel 1720 e poi demolita nel 1909, fu come la cattedrale “ufficiosa” di Londra; così come la chiesa italiana di S. Pietro, fondata nel 1864, fu per lungo tempo la più grande e la più bella chiesa cattolica della città. E anche più tardi la grandiosa Cattedrale di Westminster, costruita negli anni 1895-1903 nel quartiere di Victoria, avrà caratteristiche spiccatamente italiane sia per le opere d'arte e i lavori di marmo e mosaico come per lo stile architettonico. Infatti l'architetto John Bentley la volle in stile romanico - bizantino e andò a cercare ispirazione da S. Marco a Venezia, da S. Ambrogio in Mi­lano e dalle chiese di Ravenna; senza però rinunciare a un tocco rinascimentale (entrata-atrio) e a un bel campanile che fa pensare a quello variopinto di Siena.

Nel primo '800 esisteva a Londra anche un'attiva comunità evangelica italiana, che soleva chiamarsi semplicemente “Chiesa Italiana”.

Essa era solita radunarsi in luoghi disparati e per qualche tempo ebbe un certo seguito a motivo del particolare momento politico in cui ferveva 1'antipapismo, di una certa simpatia da parte di alcuni esuli italiani, dell'attività di vari ex-preti cattolici che avevano dovuto la­sciare l'Italia, ma soprattutto delle doti e della dedizione di Vincenzo Ferretti, ex-prete e cugino dello stesso Pio IX, che fu il principale animatore e organizzatore della comunità evangelica. Il proselitismo tra la popolazione italiana non ebbe però molto successo, nonostante le opere sociali realizzate a suo favore, quali la scuola, l'asilo e il giornale “L'Eco di Savonarola”, alla cui redazione collaborò anche Ga­briele Rossetti. All'interno della chiesa evangelica c'erano poi altri elementi di precarietà che la portarono all'estinzione: divisioni, con­fusioni dottrinali, assenza di una struttura ecclesiale, criticismo nei confronti dello stesso protestantesimo, deficienze di ex-preti che nascondevano dietro presunte scelte ideali ambigue vicende personali. Grande risonanza ebbe la polemica tra il Card. Newman e Giacinto Achilli, uno di costoro, ex-domenicano di Viterbo.

 

Personalità dell’arte, dell’economia, della politica e delle lettere

 

Al di fuori della cerchia dei rifugiati politici, alcuni dei quali, come abbiamo visto, furono anche eminenti rappresentanti della cultura italiana, troviamo altre personalità che continuarono anche lungo il secolo XIX la secolare tradizione artistica italiana. In parti­colare meritano di essere ricordati Benedetto Pistucci, Agostino Aglio e Carlo Marocchetti.

L'incisore Pistucci nacque a Roma nel 1784 e, appena giunto a Londra, fu presentato al direttore della Zecca, che gli propose di prendere parte al concorso per l'incisione della sterlina d'oro. Scelse come modello per il suo S. Giorgio nientemeno che un cameriere italiano. Vinse il concorso e vide la sua meravigliosa sterlina entrare in circolazione nel 1817. Fu quindi creato medaglista di S. M. Britan­nica, rifiutò lavori in Vaticano, deciso a starsene definitivamente a Londra dove morì nel 1855. Egli coniò pure le monete half-crown, shilling e sixpence.

Agostino Aglio, pittore, incisore e litografo, proveniva da Cre­mona dove era nato nel 1777. Giunse in Inghilterra nel 1803 e fu tra i primi ad usare la litografia. Decorò chiese, teatri, ville ed eseguì due ritratti della Regina Vittoría. Un altro artista grandemente ap­prezzato dalla Regina Vittoria fu lo scultore torinese Carlo Ma­rocchetti (1805-1867), vissuto lungamente a Londra dove ebbe anche alti incarichi ufficiali. Tra le molte sue pregiate opere ricordiamo la statua equestre di Riccardo I, che si trova di fronte al Parlamento e quella di Stephenson, che si trova di fronte alla stazione di Euston.

Altri rinomati artisti del tempo furono il mosaicista veneziano Antonio Salviati che eseguì lavori in Westminster Abbey, Parlamento, Albert Memorial e S. Paolo; C. Formilli che curò le decorazioni interne del Brompton Oratory; e i due scultori classicheggianti Pietro Cingolnelli (1760-1825) e John Charles F. Rossi (1762-1839), figlio di un medico italiano di Nottingham, ammesso alla Royal Academy nel 1802. Sue opere si trovano in S. Paolo, Westminster Abbey, Covent Garden e St. Pancras Church.

Un altro campo in cui gli italiani detennero il primato incon­testato fu quello musicale. Sarebbe troppo lungo enumerare i nume­rosi compositori, concertisti, direttori d'orchestra e cantanti (i celebri castrati), che onorarono i teatri della Gran Bretagna ottocentesca, spesso valenti interpreti della grande opera teatrale italiana. Il Covent Garden o Royal Opera House, ricostruito nel 1858 nella attuale splendida forma, già dal 1847 prese il nome di Royal Italian Opera House, titolo che conservò fin verso il 1890.

Gli Italiani furono pionieri anche nella editoria musicale con i Corri e i Novello. Il romano Domenico Corri (1746-1825), compo­sitore, maestro ed editore, si stabilì a Edimburgo nel 1771 dove fondò il Corri's Theatre e una casa editrice. Nel 1776 si trasferì a Londra dove il figlio Filippo fu uno dei fondatori della Philarmonic Society insieme a Clementi. I Corri, quali musicisti, impresari, sce­nografi ed editori musicali occuparono per tre generazioni un posto eminente nel mondo teatrale britannico.

Ancora più celebre fu Vincenzo Novello; figlio di un pasticciere torinese nato a Londra nel 1781. A sedici anni era organista nella Cappella Sarda. Ben presto ebbe fama di valente cantante, violinista, organista, direttore d'orchestra e compositore. Divenne membro della Philarmonic Society e fu a contatto con molti esponenti della cultura del tempo. Egli fu inoltre pioniere nell'editoria musicale, fondando nel 1811 l'omonima casa editrice, sviluppata poi dal figlio Giuseppe. Questi però, trasferitosi in Italia nel 1857. cedette la ditta al socio Henrv Littleton i cui discendenti sono tuttora proprietari della Novello Company.

 

Fine quattordicesima puntata

        Per gentile concessione di CSER – Roma

 

A cura di L. Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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Editoriale

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